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Cinquanta risparmiatori a Roma per protestare contro il decreto salva-banche: "Una truffa legalizzata"

Erano circa 50 i risparmiatori di Banca Etruria che ieri, domenica 6 dicembre, sono partiti da Sovigliana di Vinci, intorno alle ore 8, per dirigersi a Montecitorio a Roma e protestare contro il decreto 'salva-banche' con cui il Governo ha 'sistemato' i conti di ben quattro istituti di credito in crisi, tra cui, appunto, la Banca Etruria.

Il prezzo da pagare sono stati migliaia di euro dei risparmiatori andati in fumo. Il decreto, infatti, si basa sul meccanismo del 'bail-in' che sceglie di utilizzare obbligazioni, azioni e depositi (sopra i 100mila euro) per salvare le banche in difficoltà, evitando l'uso di fondi pubblici. L'idea di base è semplice: invece di gravare sul bilancio pubblico, e 'uscire' dai limiti finanziari imposti dall'Europa, si fa ricadere il costo del salvataggio sui risparmiatori, e, dettaglio certo non secondario, non si fornisce loro i mezzi per rivalersi sugli eventuali responsabili del 'crack'.

Adesso migliaia di persone, convinti dalla banca stessa di effettuare un investimento sicuro al 100%, si sentono letteralmente truffate. I numeri parlano chiaro: sarebbero 35mila i clienti che hanno perso qualche risparmio in Toscana, oltre 300 i milioni in fumo. Sono nell'empolese-valdelsa si parla di 14 milioni.

La delegazione si è riunita davanti la Camera dei Deputati, intorno ad ora di pranzo, mentre era in corso la votazione, a ritmi forzati, per approvare la Legge di Stabilità. Fischi, urli e slogan hanno animato la piazza romana senza che nessuno, escluso qualche esponente del M5S, facesse caso a loro. Tra tutti è uno slogan a rappresentare al meglio lo stato d'animo generale dei risparmiatori: "Questa è una truffa legalizzata".

 

 

 

Giovanni Mennillo

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