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Il consiglio comunale ricorda le vittime di Parigi: la discussione in aula

Il consiglio comunale di Firenze (foto di archivio)

Oggi, lunedì 16 novembre, il consiglio comunale del Comune di Firenze ha ricordato le vittime dell'attentato di Parigi. Ecco un resoconto della discussione in aula.

 

Nardella: “La reazione di Firenze è stata ancora una volta all’altezza della nostra storia e della nostra identità”

“Siamo ancora tutti scossi e scioccati per quello che è avvenuto venerdì sera a Parigi e per gli sviluppi degli attacchi terroristici. La reazione di Firenze è stata ancora una volta all’altezza della nostra storia e della nostra identità. È stata una reazione immediata: la manifestazione spontanea di sabato in piazza Ognissanti infatti è stata una risposta di grande amore e affetto verso i nostri fratelli e le nostre sorelle francesi. È stato un gesto frequente se pensiamo alla nostra città, un gesto coraggioso, non scontato”. Lo ha detto il sindaco Dario Nardella nel corso del suo intervento in Consiglio comunale che questa mattina ha partecipato al Cosp con gli assessori Sara Funaro e Federico Gianassi: “Il prefetto e i rappresentanti delle forze dell’ordine ci hanno ribadito che a Firenze non ci sono segnalazioni che ci portano a dire che la nostra città è direttamente coinvolta in strategie terroristiche anche se in Italia l’allerta è stata innalzata al livello 2 e ci sono misure da attuare”.
“Di fronte a chi vuole seminare il terrore, Firenze ha subito reagito con la frase ‘Noi non abbiamo paura’ che non significa rimanere inermi e fermi - ha continuato il sindaco -. Anzi, occorre anche partire dagli errori che sono stati compiuti in questi anni: troppo tempo perso, troppo tempo in cui ciascuno ha pensato alla propria strategia e non a costruire un’opposizione comune”. “Quando un grande Paese è ferito al cuore è difficile dall’esterno poter dare lezioni o impartire indirizzi - ha aggiunto Nardella -. L’uso della forza per la difesa degli Stati e delle popolazioni che sono attaccate non è un tabù. Non lo è quando rappresentiamo le Istituzioni e non lo è neanche per le organizzazioni internazionali a partire dalle Nazioni Unite. Il punto, però, non è se usare o meno la forza ma è come usarla, contro chi usarla e con quale obiettivo. Sono domande che ci dobbiamo porre anche se ad esse non possiamo rispondere noi, sindaco e Consiglio comunale di Firenze, ma che ci chiamano in causa e ci interrogano come cittadini”.
“Sappiamo che c’è un Islam che coltiva il terrorismo e un Islam che invece è vittima di quel terrorismo, o quanto meno ne è estraneo - ha affermato il sindaco -. Sabato mattina ho parlato con l’imam Izzedin Elzir e gli ho chiesto un gesto molto forte. Gli ho detto che i primi a dover reagire con durezza, determinazione e chiarezza sono proprio coloro che appartengono alla comunità musulmana perché non vengano trascinati in una guerra di religione; perché questa non è una guerra di religione anche se si vuole trasformarla così. Affinché i musulmani non vengano parificati ai terroristi, in una equazione che io ritengo assolutamente ingiustificata, ovvero musulmano uguale terrorista, è necessario che tutti coloro che non fanno parte dell’Isis e che sono contro di esso non si limitino ad enunciazioni, ma agiscano dimostrando concretamente di tenere alla democrazia e ai principi di libertà e collaborino con le nostre Istituzioni, favorendo il dialogo interreligioso e inclusivo”.
“Dobbiamo proteggerci senza sconvolgere le nostre abitudini e continuare a investire nel dialogo - ha concluso il sindaco - che non vuol dire annientamento delle identità, ma esattamente il contrario. Il nostro obiettivo è costruire una società democratica nella quale i diritti fondamentali siano rispettati e nella quale ognuno di noi condivida e rispetti le regole che ci siamo dati. Nella storia del secolo scorso, Firenze ha conosciuto la violenza del terrorismo, ha vissuto una guerra in prima persona e ha contribuito a costruire la pace anche a costo di sacrificare centinaia di vite umane. Sabato mattina in piazza Ognissanti c’era anche il presidente dell’Anpi provinciale di Firenze Silvano Sarti, che ha detto: ‘Noi siamo andati a fare la guerra per costruire una società di pace in cui non si combattesse più’. Questo dimostra che la nostra città è ben consapevole di cosa significhi vivere la violenza e costruire la pace. Firenze ha sempre dato tutta se stessa, perfino la vita dei propri figli, per costruire la pace e questo deve continuare ad essere il nostro unico obiettivo”.

 

Bassi (PD): "Fermare le guerre presupposto per sconfiggere il terrorismo"

"Ora è il momento del lutto e della condanna per quello che è successo in Francia. Una strage di civili, di gente comune completamente indifesa e innocente. È anche il momento come città di Firenze della solidarietà con la città di Parigi, una grande capitale europea, potremmo dire una città sorella, capitale di storia e di cultura. Una città simbolo perché da sempre crocevia di cultura, di idee, di arte, nelle cui università migliaia di giovani di tutto il mondo fanno esperienze, si formano, crescono. Era per questo lì, come tanti altri giovani, Valeria, 28 anni, che ha perso la vita negli attentati. A lei, alla sua famiglia e a tutte le famiglie dei giovani uccisi e feriti va il nostro pensiero. Dopo gli attentati avvenuti sempre in Francia nel gennaio scorso la cruda realtà ci è apparsa di nuovo di fronte; nel vicino Medio Oriente a tre passi dall'Italia c'è ormai da alcuni anni una guerra senza quartiere che sconvolge grandi e importanti paesi come la Siria, l'Iraq e la Libia, che attraversa il mondo musulmano e che ogni giorno produce migliaia di vittime, semina odio, con immani distruzioni di paesi e città. È qui accanto a noi sull'altra sponda del Mediterraneo. Noi l'abbiamo vissuta non tanto per la nostra partecipazione solidale con la coalizione o a sostegno ai curdi iracheni, ma soprattutto nella crescita esponenziale dei flussi migratori, di migliaia di persone in fuga dalla guerra e in cerca di speranza di vita e di futuro in Europa. Su questo l'Italia con grandi sforzi ha dato il meglio di se, accogliendo, organizzando, cercando di far fronte a questa tragedia umanitaria di proporzioni bibliche. Credo che la nostra cultura che è anche accoglienza e solidarietà non debba essere travolta dal pericolo terrorista. Confido che il governo e il parlamento sapranno dare le risposte giuste per la difesa e la sicurezza del paese, quindi sappiano agire in un'opera di forte contrasto e coordinamento contro le infiltrazioni terroristiche e di concerto con i paesi europei lavorare affinché in Libia, in Siria e in Iraq prevalgano le forze non legate al terrorismo islamico e laddove è possibile si trovino tregue e soluzioni condivise, perché fermare le guerre è il presupposto certo per la sconfitta del terrorismo".

 

Francesco Torselli (Fratelli d'Italia): "Dopo l'11 settembre gli USA non sono più stati gli stessi"

Dopo l'11 settembre gli USA non sono più stati gli stessi. Dopo il 13 novembre l'Europa, non Parigi, non la Francia, non sarà più la stessa. Il 13 novembre 2015 sarà ricordato come il giorno in cui quello che per anni anni ci siamo ostinati a considerare un gruppuscolo di psicopatici, ha dichiarato guerra all'Europa per colpire ciò che odia di più al mondo: la civiltà, la libertà, il rispetto per la diversità. L'Italia, l'Europa, l'Occidente tutto, soffrono di una sindrome difficilmente superabile, ovvero quella che ci porta a credere che basti negare tutto, anche l'evidenza, affinché tutto torni normale. Dire che ci è stata dichiarata guerra, che il terrorismo ha centrato il proprio primo obiettivo, che era quello di portare la guerra sul suolo europeo, non è la visione di una parte ottusa e guerrafondaia, ma una drammatica realtà. E non basterà ignorarla per farla sparire. E se siamo in guerra, un paese libero e sovrano come il nostro, che ripudia la guerra come strumento di offesa, ma che non si può sottrarre al dovere di difendere le proprie radici, la propria cultura e, da adesso, anche i propri cittadini, ha il dovere di reagire. E nel reagire vorremmo vedere la comunità musulmana residente in Italia essere al nostro fianco. Essere concorde con noi nel chiedere lo stop all'immigrazione musulmana, o perlomeno a quella proveniente da paesi in cui non si sa chi controlli e gestisca le partenze; accettare, anzi proporre per prima, il controllo dei luoghi religiosi e di cultura islamica presenti nel nostro paese; mostrarci, con la massima trasparenza, da dove arrivano i finanziamenti ai centri islamici e, se questi, arrivano da paesi come l'Arabia Saudita, ad esempio. Se esiste un Islam moderato, un Islam di pace e che ricerca il dialogo e l'integrazione con noi, sia in prima fila nella guerra contro il fondamentalismo terrorista ed accetti, con tutto il logico rammarico, il fatto che se è vero, come è vero, che non tutti i musulmani sono terroristi è però vero che, oggi, tutti i terroristi sono musulmani. E con questo drammatico dato di fatto anche loro devono fare i conti. Infine un appello: tra pochi giorni si terrà a Firenze il vertice NATO: ebbene, se la NATO impiegasse contro l'ISIS la metà della potenza militare che ha impiegato, ad esempio, nel 2003 contro Saddam Hussein, il califfato, che non ha aviazione né armi pesanti, avrebbe vita breve. L'Europa tutta ha il dovere di schierarsi fin da subito, così come ha già fatto la Francia, al fianco dei governi legittimi di Siria, Egitto, Libia, Nigeria, ecc... nella guerra contro la follia terroristica. E questa guerra, della civiltà contro la barbarie, ha visto fino ad oggi due drammatiche assenze: l'Europa e gli USA. E scusateci, ma chi si sottrae a combattere e ad annientare chi genera episodi come quello andato in scena a Parigi, non può essere giustificato. Chi si sottrae è complice. Chiudo la riflessione con il più bello dei ricordi, perché anche in un momento tanto tragico la bellezza emerge dirompente: il sorriso di Valeria Solesin. Sarà quel sorriso fino a ieri sconosciuto a moltissimi di noi che da oggi, a rappresentare l'impegno di tutti a non arrendersi mai e a non chinare mai la testa di fronte a questi animali".

 

Noferi e Xekalos (M5S): "L’immigrazione può essere gestita, il terrorismo no"

Quanto accaduto a Parigi è scioccante. Inutile dire che nessuno poteva aspettarsi tanta violenza ed un attacco di tale portata. Non confondiamo però l‘immigrazione con il terrorismo: l’immigrazione può essere gestita, il terrorismo no. Quest’oggi però non vogliamo solo piangere i morti ed i feriti, perché questo lo facciamo già da giorni ognuno di noi in silenzio. Piuttosto – spiegano le consigliere del Movimento 5 Stelle Arianna Xekalos e Silvia Noferi – vorremmo riflettere sulle possibili cause di un attacco così feroce e terribile, che deploriamo con fermezza. Era il 23 maggio di quest’anno quando i giornali scrivevano che l’Italia ed altri paesi occidentali sono i maggiori esportatori di armi da guerra nel nord Africa e non solo. In particolare, nel 2014 le esportazioni italiane di pistole, fucili e carabine sono state pari a 453 milioni, lievemente inferiori al 2013, ma superiori alla media del decennio. Solo l’anno scorso sono ammontate a circa 30 milioni di euro le esportazioni di pistole, fucili, carabine e simili verso la Libia, l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto, paesi sul punto di esplodere, dilaniati dalle faide tra clan e senza più un potere centrale riconoscibile. A questi paesi dobbiamo poi aggiungerci quelli del Medio Oriente, dall’Arabia Saudita alla Siria, compresi Iran e Iraq sotto l’attacco degli assassini del Califfato dell’Isis, che hanno ricevuto dall’Italia un buon numero di pistole e fucili. Questi dati, che a nostro parere sono assai preoccupanti, emergono da uno corposo rapporto dell’istituto di ricerche internazionali Archivio Disarmo dal titolo Armi leggere, guerre pesanti curato da Antonio Lamanna e da Maurizio Simoncelli. I dati utilizzati sono quelli ufficiali contenuti nel database dell’Istat. Il nostro vuole essere un invito a riflettere, tutti insieme, sulla importanza delle nostre esportazioni di armi in questi paesi. Alle esportazioni – concludono Arianna Xekalos e Silvia Noferi – dobbiamo aggiungerci poi le guerre nate ufficialmente per portare pace e democrazia in questi paesi, ma che quasi sempre si risolvono in guerre civili, spesso senza fine. Per questi motivi oggi piangiamo tutti i morti, non solo quelli di Parigi, ma di tutte le parti del mondo dove cittadini inermi vengono massacrati e assassinati senza colpe per decisioni ed interessi altrui.

 

Noferi e Xekalos: La risposta dell'Amministrazione è “La paura non ci difende”, meglio fare finta che non sia accaduto nulla

Come previsto, ancora una volta l’Amministrazione Comunale di Firenze si limita ai minuti di silenzio, alle coccarde, agli inni come reazione alle tragedie che colpiscono la nostra società. Questa volta – spiegano le consigliere del Movimento 5 Stelle – Arianna Xekalos e Silvia Noferi – si è verificato in occasione degli attacchi terroristici di Parigi. Abbiamo chiesto in consiglio comunale quali fossero le misure straordinarie di sicurezza a Firenze e sono saltati tutti sulla seggiola: “Non compete a noi, è compito del Prefetto, della Polizia, è stato alzato il livello di allerta a 2, il Sindaco ha partecipato alla riunione di stamani, Firenze non è in pericolo”. Ora, a parte che forse non tutti i cittadini sanno a cosa corrisponde il livello 2, non si capisce nemmeno come si fa ad essere tanto sicuri che Firenze non sia in pericolo, quando ormai è chiaro che siamo tutti in pericolo, quando andiamo a fare la spesa, quando andiamo al cinema o ad un museo. Firenze è la città d’arte per antonomasia nel mondo e i terroristi hanno chiaro che la distruzione delle opere d’arte è devastante per il mondo occidentale. Lo hanno dimostrato con la distruzione dei templi, delle statue sacre di ogni religione diversa dalla loro, nell’interpretazione malata della lotta all’idolatria. Ma Firenze non è in pericolo, per fortuna, ci rassicura tutta la Giunta e il Consiglio Comunale. Chi si chiede come il giornalista nell’articolo “Hai paura di attentati anche nella tua città?” ovviamente è un ipocondriaco o un irresponsabile.

Gruppo Forza Italia: "Applicare mozione per intitolare strada Firenze alla Fallaci"

"Il 20 febbraio 2012 il Consiglio comunale di Firenze ha approvato una mozione per intitolare una strada o una piazza di Firenze a Oriana Fallaci. Sono passati tre anni e mezzo, e quella mozione non ha ancora trovato applicazione. Crediamo sia arrivato il momento per dare corso a quanto votato quasi quattro anni fa". Lo chiede il gruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale di Firenze. "Per quella mozione - ricordano i consiglieri azzurri - votarono a favore anche cinque consiglieri del PD, oltre a tutto il centrodestra. Il fatto è che, a sinistra, c'è  un pregiudizio culturale negativo nei confronti della Fallaci come se la scrittrice fosse simbolo di intolleranza, quando in realtà lei raccontava cos'è l'intolleranza e rifiutava tanta ipocrisia con cui è stata affrontata la questione del fondamentalismo islamico che oggi emerge pienamente nel dramma parigino.  E il suo acume nel prevedere gli eventi dei nostri giorni è, comunque, uno stimolo a confrontarsi con il suo pensiero e le sue analisi, che continuano a interrogare milioni di persone". "Oriana Fallaci ha rischiato la propria vita per difendere la libertà, molto prima di affrontare la questione islamica, ed ha sempre manifestato il suo fortissimo amore e legame con Firenze. Siamo convinti che la cittadinanza attende a stragrande maggioranza questo riconoscimento. Lo reputiamo un fatto importante per la serietà e la fermezza che la Fallaci ha dimostrato nei confronti della questione dell'attacco del terrorismo islamico portato alla nostra civiltà" concludono i consiglieri del gruppo di Forza Italia.

 

Grassi: “Il Consiglio comunale ricorda le vittime degli attentati”

Nel Consiglio comunale di oggi Firenze rende omaggio alle vittime degli attentati di Parigi. Cordoglio e vicinanza alla Francia, ma anche una risposta al terrorismo. “Non abbiamo paura e non ci faremo intimorire da chi usa la violenza per fini politici. Firenze è e sarà sempre città di pace, fratellanza e accoglienza”. Così Tommaso Grassi, capogruppo di Firenze riparte a sinistra con Fas, Sel e Prc, commenta le tristi vicende del fine settimana. E aggiunge: “Davanti a tanto dolore le parole non bastano, dobbiamo intensificare il lavoro per l'integrazione e la lotta alle povertà. Ringrazio il sindaco per aver ricordato tutte le vittime, che in varie parti del mondo, in questi giorni, hanno perso la vita per mano di vili attentatori”. E dopo lo schock delle prime ore Grassi ricorda che “La generazione del Bataclan, così come è stata definita, è la mia generazione. Quella nata in tempo di pace, che non ha sofferto per la guerra, che ha avuto la possibilità di crescere in un paese libero. E per questo mi sento colpito in prima persona”. E conclude: “Non abbiamo bisogno di sciacalli, che pur di cavalcare il momento di paura, pur di intercettare qualche voto in più, non si fermano davanti a niente. Chiudiamo le frontiere? E cosa pensiamo di risolvere in questo modo? Nel mondo non dobbiamo esportare la democrazia, ma dobbiamo lavorare per dare libertà a tutti. Con la diplomazia, con l'accoglienza, con la fine delle guerre”.

 

Verdi (Frs): “La risposta al terrorismo non può essere la guerra, abbiamo visto il fallimento di questa politica”

Le immagini dell’attacco terroristico a Parigi che venerdì sera hanno fatto irruzione nelle nostre case e interrotto i programmi televisivi ci hanno lasciati annichiliti ma, non increduli. Avevamo ancora negli occhi e nel cuore l’aereo russo schiantato sul Sinai, i morti ammazzati a Beirut. E ora Parigi. Vittime di tanto odio sono, come al solito, persone innocenti, povere, ricche, giovani, vecchi, mussulmani, cristiani, atei, senza distinzioni, in luoghi di svago, un venerdì sera, colpevoli solo di trovarsi li, in quel momento. Sabato mattina c’era tanta gente davanti al Consolato francese per manifestare la solidarietà e vicinanza alla Francia e alle famiglie delle vittime, e alle vittime di tutte le stragi che stanno insanguinando il Mondo, per dire no al terrorismo, no alla guerra, no a chi da subito ha classificato l’accaduto, come una guerra tra religioni, tra culture diverse, a chi ha puntato il dito contro mussulmani e islamici, e invocato la chiusura delle frontiere, mettendo insieme terroristi e profughi, senza vedere che le prime vittime di questi atti sono proprio coloro che scappano dalla guerra e dalla fame e che invece di essere accolti trovano muri e fili spinati. La risposta al terrorismo non può essere la guerra, abbiamo visto il fallimento di questa politica. Le azioni di guerra, la pretesa di esportare modelli imposti di democrazia, rimuovere con la forza regimi, prima foraggiati e poi non più graditi, hanno finito per alimentare e dare forza al terrorismo e a far nascere e diffondere l’Isis dopo averla fornita di armi. E mi viene da dubitare che possano essere il G 20, riunito in questi giorni, proprio in Turchia, o i vertici NATO che la prossima settimana si riuniranno a Firenze i cui interventi, definiti a scopo umanitario, non sono stati altro che dettati da ragioni economiche e di sfruttamento di risorse e hanno umiliato e impoverito intere popolazioni. Anche la Francia dovrebbe interrogarsi sulla sua politica estera che non riesce a dare applicazione alle parole fondative della sua democrazia: Libertà, Uguaglianza, Fraternità che in se raccolgono tutto ciò che serve per una civile convivenza tra i popoli. E’ necessario non cedere a chi pensa di risolvere questo dramma con altra violenza perché questo è già un mondo dove si muore di bombe e miseria. Questa guerra si vince cambiando le strategie usate fino ad ora dall’Occidente. Bisogna lavorare per la Pace, per l’accoglienza e l’integrazione senza chiudere le porte a chi è in pericolo e ci chiede aiuto e per sostenere chi si batte per la democrazia e la dignità, (come sta facendo il popolo kurdo), cominciando dal pieno riconoscimento dello Stato Palestinese e nei nostri paesi coinvolgere direttamente le comunità islamiche per favorire la loro partecipazione dove viviamo insieme, unico modo per impedire a giovani nati e cresciuti nelle società occidentali di sposare la cultura dell’odio anziché della civile convivenza. Voglio chiudere con le parole di Tiziano Terzani che, abbiamo rivisto scorrere, in questi giorni, sui social network e che colgono il punto: “Il problema del terrorismo non si risolverà uccidendo i terroristi ma, eliminando le ragioni che li rendono tali”. 

 

Razzanelli: "La preoccupazione è forte per il nostro Paese, servono subito azioni concrete"

"Per capire l'aria che tira nel nostro Paese, dopo ciò che è successo venerdì sera a Parigi, voglio citare due fatti. Il primo è accaduto a mio figlio, appena due settimane a Milano, quando ha subito una rapina da parte di due uomini nordafricani che lo hanno minacciato con un coltello al collo. Per fortuna non è successo nulla di grave, ma cosa sarebbe accaduto se mio figlio avesse reagito? E se fosse stato sgozzato per un portafoglio e un cellulare? L'altro fatto riguarda invece tutti gli italiani, ed è rappresentato dagli oltre 3 miliardi di euro stanziati per l'accoglienza dei migranti sul suolo italiano. Risorse ingenti che non fanno che alimentare un enorme business, come posso anche qui testimoniare in prima persona, visto che mi è stato offerto da un imprenditore di partecipare alla gestione di alcuni immobili per accogliere 350 migranti: un business da quasi 5 milioni l'anno. Ma il problema davvero cruciale, come evidenziato anche dal sindaco Nardella, è la difficoltà di integrazione di alcuni immigati, come dimostrano gli attentatori di Parigi, giovani che rappresentano la seconda o la terza generazione. Le stragi di Parigi sono al tempo stesso molto di meno e molto di più rispetto all'11 settembre di New York. Molto di meno per i mezzi impiegati allora e per la devastazione e il numero di morti; molto di più per la capacità dimostrata da parte dei terroristi di poter colpire ormai con enorme facilità ovunque. In questa situazione, è l'Islam moderato che per primo deve essere in prima linea per sradicare il cancro dell'Isis. E qual è la situazione in Toscana? Lo dicono i numeri del sondaggio Mannheimer del mese di settembre su immigrazione ed Isis. L'80% dei nostri concittadini percepiscono le migrazioni di massa come una minaccia, vorrebbero impiegare i soldi impiegati per l'accoglienza per creare posti di lavoro nei paesi di provenienza e considerano molto elevato il rischio di attacchi terroristici in Italia e credono che serva un intervento militare per eliminare l'Isis. E tutto questo oltre un mese fa, immaginiamo quali potrebbero essere le percentuali oggi... Come gruppo di Forza Italia annunciamo una risoluzione per promuovere quella coalizione internazionale auspicata dal presidente Berlusconi e composta da UE, Federazione Russa e USA per distruggere l'Isis. Chiederemo inoltre al Parlamento di intervenire per impedire per legge di coprirsi il volto, obbligare l'utilizzo della lingua italiana per la predicazione nelle moschee. Infine, chiediamo che non sia in alcun modo permessa la creazione di tribunali islamici nel nostro Paese, come accade in altri paesi europei".

 

 Cristina Scaletti (La Firenze Viva): Restiamo umani. Nonostante il sangue, l'orrore, la morte

"Restiamo umani. Nonostante il sangue, l'orrore, la morte. Restiamo umani, come diceva Vittorio Arrigoni prima di essere ucciso nella striscia di Gaza. Quell'umanità che oggi, all'indomani della tragedia che ha colpito la Francia e i cittadini del mondo intero, è più che mai necessaria. Anche se configge con la pancia, con la rabbia che comprensibilmente anima i cuori o offusca la mente, in questi tempi bui.
Ma l’abbiamo già vista all’opera quella rabbia, quando all'indomani dell'11 settembre 2001 ci portò a bombardare le montagne afgane alla ricerca di Bin Laden e del Mullah Omar e che certo non ha sconfitto l’organizzazione terroristica di Al Qaeda, da cui è poi nato l'Isis (Islamic State of Iraq and Siria). Per questo temo che oggi il bombardamento di Raqqa (città della Siria con 220.000 abitanti, quasi come Firenze) non avrà altra conseguenza se non altri massacri di donne, vecchi e bambini, anche loro vittime innocenti. Quando invece dovremmo cercare e colpire soltanto i mandanti e gli autori dei drammatici attentati di Parigi.
Restare umani significa cercare di capire che dobbiamo coinvolgere l'Islam moderato pretendendo che si schieri al nostro fianco non solo nella denuncia dei fatti di sangue, ma anche nella lotta contro l'assenza dei diritti delle donne nei paesi islamici. Oppure contro l'analfabetismo o ancora contro la mancanza di emancipazione culturale. Senza tutto ciò non sconfiggeremo mai quella disperazione, quel fanatismo e quella violenza.
Restare umani significa capire che colpire stadi e teatri è voler abbattere i luoghi simbolo in cui gli individui crescono e diventano liberi.
Restare umani significa non essere ipocriti invocando la militarizzazione quando non si è fatto niente per disarmare il Medio Oriente. Anzi!
Restare umani significa non confondere un terrorista con un immigrato.
Restare umani significa riconoscerci come esseri umani".

 

 

L’assessore Gianassi: “A Firenze nessun pericolo ma maggiori controlli”

“È imbarazzante che su un tema così delicato le esponenti di un movimento politico che ha l’ambizione di governare il paese intervengano in modo così sconclusionato. Così come inizia a essere insopportabile l’atteggiamento delle consigliere di mettere in bocca alla giunta parole mai pronunciate”.
L’assessore alla Polizia Municipale e sicurezza urbana Federico Gianassi replica così alle dichiarazioni delle consigliere del Movimento 5 Stelle Arianna Xekalos e Silvia Noferi.
“Nel consiglio comunale di oggi sia il sindaco Dario Nardella sia io stesso abbiamo ribadito che il compito della sicurezza nella nostra città è assicurato, sotto il coordinamento della Prefettura, dal lavoro puntuale ed efficace di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e altre forze ordinariamente coinvolte al tavolo del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica”. E sulla riunione di questa mattina, l’assessore Gianassi ha ribadito “Come è stato evidenziato nel corso del Cosp, nel quadro di attenzione a livello nazionale non ci sono evidenze immediate di situazioni di pericolo che coinvolgono Firenze. Nel corso della riunione è stato fatto il punto sulla sicurezza dopo gli attentati di Parigi e ribadito che i dispositivi a protezione della città sono stati tutti rafforzati. E nell’ottica della prevenzione, sono stati richiesti rinforzi di poliziotti, carabinieri e militari dell’esercito con una rimodulazione dei servizi in atto, non solo a tutela degli obiettivi considerati tradizionalmente sensibili. A fronte di questi impegni, spiace che le consigliere del M5S non comprendano il lavoro della Prefettura e della Questura che sono fortemente impegnate per la sicurezza della città, come hanno sempre dimostrato”.
“Il Movimento 5 Stelle non faccia sciacallaggio in un momento delicato che richiede responsabilità da parte di tutti” conclude l’assessore Gianassi.

Fonte: Comune di Firenze - Ufficio Stampa

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