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Vittime dell'Heysel: Le parole di Andrea Agnelli: "Impegno quotidiano perché non accada più"

"Bisogna adoperarsi quotidianamente per evitare che episodi del genere accadano ancora”.

Così il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, nel messaggio inviato al Consiglio regionale della Toscana, in occasione della cerimonia di conferimento del Gonfalone d’argento all’associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel, questo pomeriggio a palazzo Panciatichi.

“Quando accadono tragedie come l’Heysel, che ancora oggi ci lascia increduli e impotenti, non c’è nulla che possa lenire il nostro dolore – scrive il presidente della Juventus –.

Tuttavia, possiamo fare in modo che avvenimenti del genere non accadano in futuro.

Sfortunatamente, la storia, come in questo caso, è anche memoria di vittime umane.

È quindi nostro impegno, in quanto uomini, tributare il doveroso omaggio a tutte le vittime di quella giornata e dimostrare la nostra vicinanza ai loro cari”.

L’associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel “non solo persegue con le sue attività questo lodevole intento, ma si prefigge come principale obiettivo la promozione della non violenza nello sport, che da sempre dovrebbe rimandare a valori positivi e autentici”, scrive ancora Andrea Agnelli, che si congratula con l’assemblea toscana “per la lodevole iniziativa e con Andrea Lorentini per l’onorificenza ottenuta in questa giornata".

GONFALONE D'ARGENTO, GIORGIO CHIELLINI ALLA CERIMONIA

Ci sarà anche una delegazione della Nazionale di calcio questo pomeriggio a palazzo Panciatichi, a Firenze, per la cerimonia di conferimento del Gonfalone d’Argento alla rinata associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel.

La delegazione sarà guidata dal presidente della Federcalcio Carlo Tavecchio, ne farà parte il difensore della Juventus e della nazionale, Giorgio Chiellini, con il segretario nazionale Mauro Vladovich, e, per l’ufficio stampa, Paolo Corbi e Roberto Coramusi. Per il Consiglio regionale saranno presenti il presidente, Eugenio Giani e la vicepresidente Lucia De Robertis.

Il riconoscimento sarà consegnato ad Andrea Lorentini, figlio di Roberto Lorentini, il medico aretino che all’Heysel perse la vita nel tentativo di salvare un bambino. Oggi, Andrea Lorentini è presidente della rinata associazione.

“Il Gonfalone d’Argento all’Associazione Familiari Vittime dell’Heysel – dichiara la vicepresidente del Consiglio, Lucia De Robertis, che ha promosso l’iniziativa – vuole essere un richiamo a non dimenticare quell’assurda tragedia di trent’anni fa, e uno sprone all’opera della rinata associazione nella diffusione di una cultura della non violenza nello sport e intorno allo sport”.

“La presenza di una delegazione della nazionale italiana di calcio – aggiunge la vicepresidente –, presente a Coverciano in preparazione all’amichevole che giocherà con il Belgio a Bruxelles, proprio in memoria delle vittime dell’Heysel, è testimonianza di straordinaria attenzione e della disponibilità della Federcalcio, cui va davvero il nostro ringraziamento per aver aderito all’invito”.

“Ringrazio il presidente del consiglio regionale Giani e la vicepresidente De Robertis per questa onorificenza così prestigiosa e di alto valore simbolico”, dice Andrea Lorentini.

“Per l'Associazione è un motivo di orgoglio e al tempo stesso di stimolo per portare avanti con rinnovata energia il nostro impegno civile per tenere viva la memoria di quella tragedia e contribuire a diffondere i veri valori dello sport con particolare riferimento alle nuove generazioni”.

L'INTERVENTO DI PAOLO ROSSI: "CHIEDO SCUSA, MA NON SAPEVAMO"

Anche Paolo Rossi, il centravanti di quella Juventus e dell’Italia campione del mondo in Spagna ’82, ha scritto una lettera per l’occasione di oggi, la consegna del Gonfalone d’argento del Consiglio regionale della Toscana all’associazione dei familiari delle vittime dell’Heysel.

“Sono passati trent’anni, ma le ferite non si sono ancora rimarginate.

Sono ancora lì, aperte e piene di disperazione dei familiari delle vittime”, scrive Pablito nella lettera inviata alla vicepresidente del Consiglio regionale, Lucia De Robertis.

“Io quella sera c’ero e posso raccontare le mie impressioni su quella inconcepibile, quanto ingiustificabile, serata”. E torna a riaprire con i ricordi quella pagina che ha cambiato la storia del calcio: “Quella sera, né l’atmosfera né il contesto della gara potevano far presagire una simile catastrofe. Doveva essere una giornata di festa e di gioia” e invece si trasformò “in un campo di morte ancor prima che il gioco avesse inizio.

Un massacro, prima ancora che il fischietto dell’arbitro riuscisse a scandire l’avvio della contesa tra le due formazioni. Io ero lì, pronto a giocare, ma come molti altri non sapevo cosa fosse accaduto.

Ignaro del dramma, continuai a rincorrere il pallone e a cercare il gol. Con me, i miei compagni di squadra”.

Tutto era già accaduto: “Nell’arco di quindici minuti esatti si era consumata un’atrocità senza eguali”, scrive Paolo Rossi.

“Inutile la gara da noi disputata e del tutto fuori luogo il giro di campo e l’esultanza dei giocatori, me compreso, ancora inconsapevoli.

Impossibile, poi, capire fino in fondo di chi fosse la colpa: del Comune di Bruxelles, delle Forze dell’ordine, di uno stadio vetusto e poco – o per niente – idoneo a ospitare una finale di Coppa dei Campioni, dell’organizzazione Uefa”. Inutile e tardivo: “Troppo tardi per rimediare alla violenza subita da troppe famiglie”.

Ancora oggi “a distanza di trent’anni, tanto dolore e troppe lacrime versate, ci si interroga sulla sciagura dell’Heysel, augurandosi che quantomeno possa essere servita da lezione per non ripetere gli stessi errori, per evitare altro sangue e lacrime preziose”.

“Io ero lì, ma non conoscevo la portata di quel dramma umano. Chiedo scusa, ma non sapevo. Nessuno di noi sapeva, né immaginava”.

Oggi, chiude Paolo Rossi, “il mio pensiero non può che andare alle vittime, e alle loro famiglie, che hanno combattuto e si sono adoperate, nel corso di questi lunghi e faticosi anni, affinché emergesse la verità. Sono con voi, con tutto il mio affetto e la mia vicinanza”.

Fonte: Consiglio regionale della Toscana

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