Niente nozze gay a Roma: il Consiglio di Stato è d'accordo con l'allora prefetto Pecoraro per annullare questi atti, a distanza di più di un anno dal primo provvedimento. La notizia è arrivata oggi, martedì 27 ottobre, e pone un contrasto forte con le sentenze finora esaminate.
Circa un mese fa, il 29 settembre, il ricorso al Tar della Toscana aveva dato ragione al sindaco di Empoli Brenda Barnini, in aperto contrasto con la decisione del prefetto di Firenze Varratta di annullare l'atto che sanciva la validità di un'unione gay contratta all'estero.
L'avvocato Maria Grazia Sangalli, presidente di Avvocatura per i diritti LGBTI, interpellata da gonews.it, ha potuto solo dire che "questa sentenza non entra in conflitto con il caso toscano in quanto riguarda esclusivamente il provvedimento del Tar del Lazio".
L'Avvocatura per i diritti LGBTI - Rete Lenford ha rilasciato una nota riguardo il caso romano (consultabile per intero a questo link). "I giudici [...] hanno ritenuto, diversamente da quanto affermato sino ad ora da ben quattro TAR, che sussista in capo al Ministro e quindi ai Prefetti il potere di annullare gli atti di stato civile.
La sentenza [...] arriva ad affermazioni gravi come quella per cui l’attribuzione al giudice ordinario del controllo sulla rettificazione degli atti di stato civile sarebbe contrario alle esigenze di certezza del diritto e creerebbe un sistema non controllabile da un’autorità centrale. La revocabilità in via amministrativa degli atti di stato civile, così ritenuta dal Consiglio di Stato, è una decisione che mette a rischio i diritti civili di ogni cittadino e stride con il principio di separazione dei poteri a cui gli ordinamenti democratici sono ispirati.
La sentenza, inoltre, dimostra una preoccupazione eccessiva nei confronti della politica laddove si pone un tema di “opportunità” che non dovrebbe mai entrare in un’aula giudiziaria.
Non condividiamo la decisione, né per i profili di diritto civile né per quelli di diritto amministrativo e riteniamo ci siano gli estremi per continuare a sostenere le ragioni del diritto e portare la questione anche davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani".
