“Per la prima volta è emerso chiaro che qualcosa si poteva intuire e quindi qualcosa si poteva fare”. Questo il commento del presidente della commissione d’inchiesta sulle responsabilità politiche ed istituzionali nella vicenda Forteto Paolo Bambagioni (Pd) al termine della seduta di oggi, lunedì 26 ottobre. Seduta dedicata alle audizioni dell’ex procuratore del Tribunale dei minori di Firenze Aldo Nisticò, dell’ex consigliera comunale di Dicomano Lidia Giannelli e della neuropsichiatra infantile Annalisa Morali.
“Dalla testimonianza della neuropsichiatra – prosegue il presidente – infantile è emersa una netta preoccupazione nei confronti del Forteto, del Fiesoli e dei loro sistemi di recupero. Nel corso della sua attività professionale ha infatti precisato di avere accuratamente evitato di affidare ragazzi a quella comunità. In occasione dei due unici affidamenti al Forteto, deciso nel corso di un incontro all’interno del tribunale alla presenza del presidente Scarcella, che è parso, secondo quanto ci è stato riferito, sottomesso da Fiesoli, Morali ha abbandonato la riunione”. È stata quindi, per Bambagioni, una testimonianza che “squarcia un velo di omertà che finora si era registrato”. Sulla testimonianza dell’ex consigliera di Rifondazione comunista, Bambagioni ha rilevato come “essendo diventata un punto di riferimento per le vittime del Forteto, ha acquisito tutta una serie di documenti e informazioni sui rapporti interni alla cooperativa. Documenti in cui appare chiaro come ci sia stata una manovra che nel tempo ha teso a togliere il possesso e la proprietà delle azioni alle vittime denuncianti. Il tutto in favore del mantenimento della proprietà ai cosiddetti fedelissimi attraverso un gioco di obbligazioni e azioni”. Altra vicenda raccontata dall’ex consigliera e sulla quale la commissione continuerà gli approfondimenti è quella relativa ai rapporti di lavoro “legati ad opportunismi e interessi economici della cooperativa stessa”. C’era in sostanza, ha rilevato il presidente, “poca differenza tra cooperativa, associazione e fondazione. Erano forme giuridiche tutte riconducibili ad un unico ambiente guidato con forza da Fiesoli e dal suo gruppo. Difficile pensare che ci fosse uno spirito cooperativo”.
“La seduta di oggi conferma che le coperture ci sono state: abbiamo ancora una volta sentito un uomo di legge che vedeva il Forteto come un luogo ideale, e che non dava in alcun modo credito alla sentenza comminata in via definitiva nel 1985 a Fiesoli e Goffredi”. Così il vicepresidente della commissione Giovanni Donzelli (Fdi). “Il tutto appare ancora più assurdo – ha continuato – se messo a confronto con le altre testimonianze di oggi, che ci hanno confermato una volta di più che nei servizi sociali c’erano delle persone che avevano ben intuito, già dagli anni ‘90, la nocività per i minori che rappresentava quella struttura. E la stessa cosa confermano alcuni politici locali che avevano denunciato, sempre negli stessi anni, fatti come le gravi anomalie sullo sfruttamento del lavoro, sul pagamento degli stipendi e dei contributi alle persone che lavoravano nella cooperativa”, ha concluso.
“Noto ancora una certa reticenza e difficoltà da parte di soggetti che hanno avuto responsabilità significative in tema di affido a questa non Comunità, non famiglia non accreditata”, è stato il commento del vicepresidente segretario Andrea Quartini (Movimento 5Stelle). “Ancora una volta, da parte della magistratura, viene fuori una sorta di perdono di quello che era successo negli anni passati a Fiesoli e Goffredi. È opportuno approfondire questa distrazione o disattenzione della magistratura. Occorre capire – ha detto Quartini – se è dettata da negligenza, imperizia o dolo”. Sulle altre due testimonianze, il vicepresidente ha osservato come in termini “almeno indiziari il Forteto era un ambiente da discutere. Il fatto che abbiano messo in discussione il sistema, ci suggerisce che sia la politica che la magistratura sono state perlomeno negligenti”.
“Dall’audizione di oggi sono emerse problematiche sulle cooperative che si configurano come reati di truffa e con esproprio di beni. È necessario indagare per capire la proprietà di oggi e come si è configurata”, ha osservato Paolo Sarti (Sì). “Da quello che ci è stato raccontato sono stati rubati soldi e proprietà dell’associazione. C’è insomma da aprire un altro capitolo, non solo quello della sentenza sulla quale stiamo ragionando”. Sarti ha inoltre osservato come “finalmente qualcuno ha raccontato i suoi dubbi e le sue perplessità. Tutti parevano essere concordi che non si poteva vedere o capire cosa stava accadendo. Evidentemente il modo di capire c’era”. (f.cio)
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
