Lui che il sindaco lo sa fare e chi se lo aspettava? Nemmeno noi, che abbiamo sempre affermato che i conti del Comune non fossero sostenibili, che abbiamo sempre denunciato lo stato di pericoloso indebitamento dell’intero Sistema Peccioli (Comune + partecipate), avremmo mai immaginato che una volta rieletto, Renzo Macelloni avrebbe inanellato una serie di provvedimenti così pesanti: l’introduzione dell’addizionale IRPEF comunale l’aumento delle aliquote IMU i tagli lineari dei contributi alle associazioni i tagli all’assistenza domiciliare gli aumenti illegittimi alle tariffe del nido, con una battaglia legale clamorosamente persa i rincari vertiginosi degli affitti all’incubatore, anch’essi di dubbia legittimità e ora, il drastico aumento della tassa sui rifiuti, la TARI, che tutti i pecciolesi stanno amaramente constatando in questi giorni (e pensare che a Palaia, comune ben più povero del nostro e senza alcuna discarica, l’aumento della TARI è stato solo del 10%!) Aumento delle tasse, taglio delle sovvenzioni, rincaro dei servizi.
È dunque questo il significato del tanto sbandierato slogan della campagna elettorale: “uno che il Sindaco lo sa fare”? Come mai? Come mai, si domandano i cittadini, tutte queste difficoltà? Cos’è cambiato? Le giustificazioni addotte sono ridicole: il patto di stabilità, la riduzione dei trasferimenti dallo Stato (poche centinaia di migliaia di euro), i disastri della precedente Amministrazione! La realtà è un’altra. Il Sistema è fortemente sbilanciato. Per anni ci hanno fatto credere che Peccioli fosse il paese del Bengodi ma 9 milioni di spesa corrente, benché molto ridimensionati rispetto al passato, non sono comunque sostenibili. Già è spropositata, per un comune di 5000 abitanti, una spesa di quasi 2 milioni per il solo personale. A questa si affiancano 4 milioni e mezzo di contratti di servizio e incarichi professionali e un milione e mezzo di trasferimenti ad altri enti ed imprese (Fondazione PeccioliPer, Unione dei Comuni, ecc). Alle spese correnti si aggiungono poi quelle per investimenti (858mila €) e quelle per rimborso prestiti (1,7 milioni).
Già, perché spesso tendiamo a scordarci che la Fattoria Gaslini non ci è stata regalata, e per poterla acquistare Comune e Belvedere hanno acceso mutui a 7 zeri, che graveranno ancora per 10 anni sulle spalle dei pecciolesi. Così come gravano sul bilancio di Belvedere mutui per 7 milioni, 3 milioni e mezzo di prestiti obbligazionari da restituire, più 18 milioni di passività a breve termine. Debiti dovuti anche ai disastri gestionali dell’ultimo decennio (vedasi il caso CERMEC), ai fallimenti e alle perdite del sottobosco delle controllate (tanto per ricordarne qualcuno: i 2,5 milioni di euro di perdite accumulati da FINEV o il milione di euro di possibili perdite nella liquidazione di B&C Granulati Valdera, ennesimo grande affare nel settore cave ed estrazioni, rivelatosi poi un fiasco colossale).
Debiti il cui onere finanziario è sostenuto in parte dal Comune, che finanzia a costo zero 6 milioni di esposizione della SpA, e rinuncia senza contropartita a una parte del canone di concessione, consentendole di continuare a staccare lauti dividendi per gli azionisti. È dunque questo che sa fare un grande Sindaco, che divide equamente il suo tempo tra piazza del Popolo e via Marconi? Barcamenarsi tra la necessità di alimentare un costosissimo sistema clientelare e quella di tenere in sesto i conti del Comune a suon di stangate per i suoi cittadini?
Lista civica "Un Comune per Tutti"
