Il Sindaco Dario Nardella ha informato il Consiglio Metropolitano che la Regione Toscana ha finanziato il progetto 'Piano strategico Firenze Città Metropolitana', riconosciuto tra i progetti di partecipazione della cittadinanza degli enti locali.
Sono stati stanziati 8o mila euro, la cifra più consistente erogata dall'Autorità di Partecipazione per questo tipo di progetto, a dimostrazione dell'importanza con cui viene considerato. Dunque può partire il processo partecipativo per uno degli atti decisivi del nuovo ente metropolitano. È infatti atto di indirizzo per l'Ente e per l'esercizio delle funzioni dei Comuni e delle Unioni di Comuni compresi nell'area. Consigliere delegato al Piano è Alessio Falorni.
Il processo partecipativo potrà avere una durata complessiva di nove mesi. Sulla base delle richieste della Regione, è stato indicato nel progetto anche il soggetto al quale sono affidati i servizi di consulenza: la società 'Avventura urbana srl' di Torino, in ragione della sua esperienza in questo settore. Ha già lavorato ai processi partecipativi di Torino e Bologna e a Firenze in fase di redazione del Piano strutturale del Comune. Nardella ha invitato tutti i consiglieri e i sindaci a supportare il lavoro del consigliere delegato Falorni.
Una seduta del Consiglio metropolitano sarà presto dedicata al Piano. La Metrocittà sta istituendo una cabina di regia per il Piano con la Camera di Commercio, l'Ente Cassa di Risparmio e l'Università degli Studi di Firenze per individuare le linee guida e promuovere le attività. È stato intanto attivato l'Ufficio per il Piano strategico, guidato da Simone Tani, già coordinatore del Piano Strategico Firenze 2010, che verrà affiancato da un esperto in pianificazione urbanistica.
È intenzione della Città Metropolitana di dare vita anche a un gruppo di lavoro che possa far convergere sulla redazione del Piano le osservazioni di esperti, urbanisti e architetti per la redazione del Piano.
Piano strategico e pianificazione territoriale sono strumenti di governo metropolitano connessi. La Città Metropolitana di Firenze è per certi versi una holding di cui ogni sindaco del territorio è azionista e il Sindaco metropolitano è amministratore delegato, un portavoce dei sindaci, per dare vita a un coordinamento degli attori che rappresentano il territorio.
L'immagine è emersa stamani al workshop 'Verso un nuovo modello di governance istituzionale per una nuova pianificazione territoriale', svoltosi stamani in Palazzo Medici Riccardi, su iniziativa del consigliere delegato Andrea Ceccarelli.
Il Piano strategico è atto di indirizzo per l'Ente e per l'esercizio delle funzioni dei Comuni e delle Unioni di Comuni compresi nell'area metropolitana. D'altra parte alla Città Metropolitana ha tra le sue funzioni fondamentali "la pianificazione territoriale generale, ivi comprese le strutture di comunicazione, le reti di servizi e delle infrastrutture appartenenti alla competenza della comunità metropolitana, anche fissando vincoli e obiettivi all'attività e all'esercizio delle funzioni dei Comuni compresi nel territorio metropolitano".
Tutti, secondo Dario Nardella, devono scollarsi di dosso vecchi campanilismi. Il riferimento territoriale della Città Metropolitana supera i confini provinciali, legato com'è, nei fatti, all'area pratese e a quella pistoiese. E' importante, perciò, superare le diffidenze istintive dei sindaci in ordine all'idea di dovere cedere una quota di sovranità per la pianificazione generale attribuita alla Metrocittà: è espressione dei Comuni e non è sovraordinata ad essi. D'altra parte è decisivo un rapporto forte con la Regione anche perché incrementi gli incentivi alle macroaree della Toscana e alla programmazione sovracomunale.
Al workshop hanno preso parte amministratori, Sindaci e assessori all'Urbanistica dei Comuni della Metrocittà, Presidenti dei Quartieri fiorentini, architetti e ingegneri per raccogliere contributi sul tema. "Dobbiamo superare una concezione che ha caratterizzato i Comuni fino a non pochi anni fa, quando il contesto era diverso - spiega Ceccarelli - ma ormai i confini classici dei Comuni non riflettono la loro appartenenza all'area vasta: lo sviluppo economico non è rinchiuso e necessita di essere valorizzato nel quadro di una programmazione generale che salvaguardi la specificità ma proietti i Comuni in un quadro di riferimento più vasto".
