“La sentenza della Cassazione, sul pagamento dell’Ici per le due scuole paritarie a Livorno, è sentenza che rischia di far saltare il sistema di istruzione nonché di far saltare la pur minima libertà di scelta educativa presente in Italia. Una soluzione ragionevole su pagamento Imu delle scuole era stata trovata. Il Governo italiano già un anno fa, attraverso un decreto del Mef, ha stabilito che l’Imu veniva pagata soltanto se le rette superavano il costo medio per studente fissato dallo stesso Mef. Una scelta positiva da tempo attesa, anche perché il governo – dopo le osservazioni sollevate dall’Unione Europea su presunti «aiuti di Stato» nell’esenzione dall’Imu per le scuole paritarie ed in generale per tutto il no profit –, doveva quantificare i parametri entro i quali considerare «simbolica» la retta pagata e non rientrare così in possibili sanzioni europee. Così è stato fatto in maniera ragionevole, realista e non ideologica, se vogliamo trovare una soluzione dobbiamo ripartire da lì”. Così il sottosegretario al Miur, Gabriele Toccafondi, fa chiarezza sulle iniziative del governo in merito al regolamento del pagamento dell’Imu per gli istituti paritari non profit.
“Nel giugno del 2014 per la prima volta, nero su bianco, è stato quantificato il costo medio sostenuto dallo Stato per uno studente nelle proprie scuole - continua Toccafondi -. Un calcolo basato sui dati dell’Ocse: per un alunno di scuola dell’infanzia lo stato spende all’anno una media di 5.739,17 euro; 6.634,15 euro nella scuola primaria; 6.835,85 euro nella scuola media; 6.914,31 euro nella scuola superiore. Queste cifre sono di riferimento per le paritarie non profit per capire se erano esentate o meno dal pagamento dell’Imu per la parte della struttura destinata all’attività didattica: se il proprio corrispettivo medio era inferiore o uguale al costo medio per alunno non ci doveva essere pagamento. Nel rispetto dell'indicazione europea se svolgi attività di pubblico servizio, non svolgendo attività lucrativa, l'imu non la versi perché svolgi una attività pubblica e sussidiaria. Adesso dopo la Cassazione non vedo altra strada che ripercorrere, faticosamente, questa”.
Fonte: Ufficio Stampa
