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Fittante (Idv): "Il lavoro è la vera priorità per la Toscana"

Giovanni Fittante

“Rilanciare l’economia e favorire la ripresa dell’occupazione: è questo l’obiettivo primario che la Toscana si deve porre, per guardare a un nuovo consolidamento dei livelli di welfare e impedire l’accrescimento della povertà. Per questo plaudiamo all’esortazione avanzata dal presidente Enrico Rossi davanti al Consiglio regionale, che ha voluto mettere in chiaro come il lavoro resti la vera priorità di mandato. Siamo reduci da anni in cui le crisi aziendali si sono succedute, con ondate di licenziamenti e di casse integrazione, e questo ha determinato una riduzione dei livelli di vita media, con molte famiglie costrette ai margini della povertà anche quando si lavora, figuriamoci cosa è accaduto per chi invece si è trovato in disoccupazione. Servono dunque scelte precise, bisogna favorire i nuovi insediamenti produttivi, rilanciare settori tradizionali colpiti dalla crisi, come l’artigianato, sviluppare l’agricoltura ridestinando i terreni abbandonati: e questo lo si può fare solo abbattendo gli oneri a carico delle imprese che assumono e garantiscono occupazione stabile. Non si tratta di una spesa, ma di un investimento, che va mirato per evitare dispendio di risorse. Serve un confronto diretto con il mondo delle imprese e con la loro rappresentanza. Siamo lieti che il presidente Rossi intenda occuparsene di persona, consapevoli che si circonderà per questo di persone preparate. Ma c’è anche bisogno di valorizzare le professionalità di quei lavoratori che hanno perso il loro impiego e sono in attesa di rientrare a far parte del mondo produttivo. Cassintegrati ed esodati per cui l’obiettivo sarebbe quello di garantire un reddito minimo, così da consentire la sopravvivenza dignitosa delle loro famiglie, puntando certo al loro reinserimento. Progetto che potrebbe essere finanziato secondo noi ad esempio dalla vendita dei beni confiscati alla mafia, che spesso giacciono inutilizzati per anni e potrebbero diventare fruttuosi.

Non dimentichiamoci che in Toscana esiste un esercito di lavoratori in cassa integrazione straordinaria (7.929.558 ore nel IV trimestre 2014) o in mobilità (15.805 iscritti alle liste nel IV trimestre del 2014). Per la comunità è uno spreco colossale di energie e competenze professionali che potrebbero far crescere l’economia e la qualità della vita. Per chi ha perso l’occupazione, oltre alla decurtazione del salario e all’angoscia per il futuro, c’è una ferita  psicologica quotidiana: la perdita della dignità che dà il lavoro, il non avere più un ruolo nella società. In questi giorni uno spot della Presidenza del Consiglio sulla Rai invita i cassaintegrati a rendersi utili facendo del  volontariato, iscrivendosi a qualche onlus. In realtà, una legge fin dal 1981 prevedeva di utilizzare i cassaintegrati in lavori socialmente utili. La legge è stata più volte modificata e oggi la materia è regolata dal decreto 468 del 1997.  Comuni, Regioni, Camere di commercio, scuole, università possono ricorrere gratuitamente ai cassaintegrati per realizzare progetti in tutti i campi della vita sociale: dalla raccolta dei rifiuti alla manutenzione del territorio, dal verde pubblico alla ristrutturazione di edifici, dall’assistenza a disabili e anziani ad attività formative per bambini e ragazzi. Chi fosse impegnato in questi progetti avrebbe un orario massimo 20 ore settimanali e non avrebbe  compenso in quanto percepisce già la cassa integrazione. Il decreto obbliga addirittura il cassaintegrato a svolgere questi lavori:  se rifiuta di essere occupato in luoghi sotto i 50 km dalla sua residenza perde l’indennità.

Fonte: Ufficio Stampa

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