Si confermano anche per il 2014 gli ottimi risultati ottenuti dall’ASL 4 per il percorso operativo dedicato alla gestione ottimale del paziente con frattura collo-femore da sottoporre ad intervento chirurgico entro le 48 ore dal trauma.
Il percorso operativo sulla tempestività del trattamento chirurgico delle fratture collo-femore nel paziente anziano è attivo da luglio 2011 e già nei primi mesi successivi all’avvio i risultati ottenuti sono stati ottimi.
Nel 2012 su 418 pazienti sottoposti ad intervento per frattura collo-femore, ben l’86,36% è stato operato entro le 48 ore. La restante percentuale del 13,64% è costituita da pazienti che presentavano patologie tali da non permettere l’intervento chirurgico immediato, ma che comunque trattati nei tempi appropriati.
Nel 2013, nonostante le difficoltà di carattere organizzativo legate al trasferimento nella nuova struttura Ospedaliera e l’aumento del numero di pazienti operati, i dati hanno evidenziato il trend positivo a conferma dell’efficacia del modello organizzativo adottato. I risultati, infatti, sono sovrapponibili all’anno precedente. Su 437 pazienti, l’83,1% è stato trattato chirurgicamente entro le 48 ore.
Nel 2014 su 464 pazienti, 399 corrispondenti all’86 % hanno effettuato l’intervento entro le 48 ore, mentre 65 pazienti, corrispondenti al 14% non sono stati sottoposti ad intervento per la presenza di altre patologie.
Gli ottimi risultati ottenuti nell’Ospedale di Prato, sono frutto del forte impegno dei professionisti coinvolti nel percorso operativo coordinato dal direttore di Ortopedia e Traumatologia e del Dipartimento ad indirizzo chirurgico, Dr. Giovanni Benelli. L’equipe degli specialisti ortopedici ha lavorato in stretta sinergia con gli anestesisti rianimatori diretti dal Dr. Guglielmo Consales, Direttore Del Dipartimento Tecnico Intensivo, con i professionisti del Dipartimento di Emergenza e Urgenza, coordinati dal Direttore Dr. Simone Magazzini e con il Dr. Antonio Mitidieri, dirigente responsabile di ortogeriatria, dedicato alla valutazione e gestione geriatrico-internistica dei pazienti, con il personale del reparto , diretto dalla Coordinatrice Cinalli Rita, col personale del dipartimento chirurgico e della sala operatoria, coordinato dal Alberto Mini e Tiziano Bartolini.
Il percorso diagnostico terapeutico assistenziale, nel 2015 è stato ulteriormente perfezionato ottimizzando l’attività svolta dall’Unità operativa recupero e rieducazione funzionale, diretta dalla dottoressa Bruna Lombardi.
L’introduzione di azioni di miglioramento e la revisione del protocollo clinico assistenziale hanno consentito di ottimizzare ulteriormente il percorso.
Le performance ottenute sono tra le migliori in Italia ed in Europa e la variazione di performance è solo in funzione del numero di pazienti complessi che afferiscono alla struttura.
Per i risultati raggiunti nel 2013, una Commissione composta da rappresentanti di Age.Na.s (Agenzia Nazionale per i servizi sanitari regionali) e del Laboratorio Mes della Scuola Superiore S.Anna di Pisa individuò, insieme ad altre dodici Aziende distribuite sul territorio nazionale, l’Azienda Sanitaria Pratese, tra quelle che avevano ottenuto le migliori performance nel trattamento dei pazienti con frattura di femore.
L’Intervento del dottor Giovanni Benelli – direttore del Dipartimento gestionale Chirurgico:
“Le criticità che si verificano nel trattare tempestivamente i pazienti con fratture dell’anca sono essenzialmente di due tipi: cliniche e organizzative. Dall’analisi della letteratura e dalle esperienze maturate le difficoltà cliniche risultano numericamente esigue, ristrette solo alle patologie acute o riacutizzate che determinino instabilità clinica e che in genere possono essere corrette da un trattamento intensivo, in genere di breve durata.
Il trattamento non chirurgico dei pazienti determina un risultato estremamente peggiore, con una mortalità aumentata di circa 4 volte .
È quindi sufficientemente evidente che l’intervento chirurgico esercita un’azione protettiva sulla sopravvivenza dei pazienti con frattura dell’anca , indipendentemente dalla stratificazione del rischio. Mentre risulta giustificato un dilazionamento del trattamento chirurgico urgente per ottimizzazione della condizione clinica del paziente, risulta assolutamente ingiustificato un ritardo per una non idonea previsione e soluzione organizzativa. Per questo sono state approntati tutte le soluzioni organizzative necessarie per permettere la riparazione delle fratture nei tempi dovuti, con la dovuta serenità per i pazienti e per gli operatori.”
Il percorso di riabilitazione nella frattura di femore
L’Intervento della dottoressa Bruna Lombardi, direttore dell’Unità opeartiva recupero e riabilitazione funzionale e direttore del Dipartimento Continuità assistenziale:
“Il Percorso di riabilitazione nella frattura di femore inizia direttamente nel reparto per acuti di ortopedia, dove i fratturati vengono presi in carico dai fisioterapisti della Unità operativa recupero e rieducazione funzionale già a 24 ore dall’intervento chirurgico con valutazione funzionale e mobilizzazione assistita. Entro le 48/72 ore viene attivata la consulenza fisiatrica finalizzata a giudizio di stabilizzazione clinica e all’individuazione dell’idoneo percorso riabilitativo.
Nel 2014, 185 pazienti sono stati trasferiti presso il reparto degenza riabilitativa intensiva da dove sono stati dimessi con buoni risultati funzionali ed una degenza complessiva media di 17 giorni.
I dati Mes relativi alla capacità di governo clinico in questa tipologia di reparto evidenziano come l’Azienda Sanitaria di Prato sia stata capace di effettuare programmi adeguati rimanendo perfettamente all’interno dei tempi minimi e massimi previsti dall’indicatore Mes.
Altri setting disponibili sul territorio dell’Azienda sono quello ambulatoriale e domiciliare nonché il modulo riabilitativo presso la Residenza Sociale Assistenziale Rosa Giorgi. Opportunità in continuità ospedale-territorio per la riattivazione funzionale sono rappresentate dalla degenza extraospedaliera a bassa intensità e dalle Cure Intermedie, nonché dal progetto “Dopo l’ospedale meglio a Casa”.
Fonte: Usl 4 Prato - Ufficio stampa
