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Regionali, Parrini: "Siamo il PD più votato d'Italia. Preoccupa l'astensione"

Dario Parrini (foto gonews.it)

Il segretario regionale del PD Dario Parrini traccia alcune prime considerazioni sul voto di domenica scorsa in Toscana e in Italia utilizzando il suo profilo facebook. Ecco i suoi post:

"Ho atteso di avere dati completi prima di fare un commento sulle elezioni in Toscana. Commento che faccio adesso molto volentieri: il risultato di Rossi e del Pd nella nostra regione è estremamente positivo. Siamo di gran lunga il Pd più votato d'Italia con il 46,4%, e quello che cresce di più rispetto alle ultime regionali (+4,2 punti %). Enrico Rossi, col 48% e 28 punti di distacco sul secondo arrivato, è il presidente Pd più votato d'Italia. Siamo quelli che con più coerenza e successo abbiamo praticato la scommessa del partito a vocazione maggioritaria. Cosa che ci permetterà di avere una maggioranza autosufficiente e ipercoesa in consiglio regionale (abbiamo visto nell'ultima legislatura quanto ciò sia importante quando si devono fare riforme incisive).
Preoccupa, e dovrà essere per tutti oggetto di seria riflessione, l'aumento dell'astensione. Tra i consiglieri regionali viene largamente premiato il rinnovamento.
Arretra sensibilmente il centrodestra, che perde 5 punti sulle regionali del 2010 (dal 33,6 al 28,6%). Al suo interno la Lega cresce in maniera forte ma non riesce a sfruttare se non in parte l'emorragia di voti dell'ex Pdl (Forza Italia e Fdi sono insieme al 12,4% contro il 27,1% del Pdl nel 2010: ciò significa che l'ex Pdl perde circa 15 punti, soltanto 10 dei quali si spostano verso la Lega Nord, mentre gli altri 5 sono ora fuori dal centrodestra tradizionale).
La Lega Nord arriva al 16,2%: un dato significativo ma sostanzialmente in linea con quello umbro e più basso di quello della Liguria e, ovviamente, di quello del Veneto. Molto modesto il risultato del M5S. Per loro non sono possibili, a onor del vero, confronti con precedenti elezioni regionali. Paragonare un'elezione regionale con un'elezione di un altro tipo è certamente arbitrario, ma i 9 punti % in meno dei pentastellati rispetto a due anni fa salta agli occhi.
Eloquente e modestissimo il risultato dell'estrema sinistra di Fattori: puntava al 10% e, al pari di Lega e M5S, sognava di mandare il Pd al ballottaggio. Invece di arrivare al 10% si è fermata al 6% perdendo un terzo dei consensi rispetto alle regionali del 2010. Le scelte di rottura di questa sinistra velleitaria e minoritaria, acerrima avversaria della sinistra di governo, vengono come al solito sonoramente bocciate dagli elettori dove il Pd, come in Toscana, si mostra unito e presenta candidature solide e lungimiranti. Dove, come in Liguria, le divisioni lacerano il Pd, le scelte della sinistra radicale, che comunque non arriva al 10%, ottengono un solo risultato: far perdere il Pd e far vincere Forza Italia. Un capolavoro (e, immagino, una grande soddisfazione).
Grazie alle nuove regole elettorali, le donne in consiglio salgono da 5 a 9. Ancora poche, ma un passo avanti è stato fatto.
Rivolgo un ringraziamento al candidato presidente Rossi e a tutti gli 80 candidati del Pd: ai 24 che sono stati eletti come agli altri 56 che non ce l'hanno fatta. Hanno tutti lavorato con impegno e grande energia. E si è visto con che confortanti conseguenze.
A livello nazionale, dico che chi ha passato il tempo a dividere il partito e a combattere il segretario, insieme a chi gli ha teso imboscate fino all'ultimo (la Bindi in primo luogo), deve masticare amaro e fare i conti con una forte tenuta dei democratici. Vinciamo in 5 regioni e perdiamo in 2. Prima che Renzi diventasse segretario del partito i presidenti di regione del Pd erano 10. Da allora si è votato in 12 regioni e ora i presidenti di regione del Pd sono 15. Non mi pare francamente che ci sia da aggiungere altro."

"ELEZIONI REGIONALI: COSA SUCCEDEVA AI TEMPI DI BERSANI E COSA È SUCCESSO DURANTE LA SEGRETERIA RENZI
Dedico questa cartina agli analisti bizzarri presenti anche tra i miei amici fb. Siamo un Paese strano: l'unico in Europa in cui si fanno confronti non sulle percentuali di voto ma sui voti assoluti (trovatemene un altro se vi riesce in cui vige questa regola per giudicare le prestazioni dei singoli partiti). In un mondo in cui l'affluenza alle elezioni locali tende da anni e anni a calare, il ricorso ai voti assoluti genera congetture fuorvianti. Ma cosa ancora peggiore è negare l'evidenza paragonando mele e pere, cioè elezioni regionali con elezioni europee e politiche che hanno tutt'altra finalità, struttura e posta in gioco. Nelle comunali conta chi elegge il sindaco e nelle regionali chi elegge il presidente di regione. Dal dicembre 2013 si è votato in 12 regioni. E in quelle 12 regioni si è passati da 6 a 6 a 10 a 2 per il centrosinistra. Tutto il resto sono tentativi di fare pseudostatistica e pseudoanalisi autoconsolatorie. È un esercizio simpatico. Ma, lo ripeto, ignoto nel resto del nostro continente. Nel 2010, ai tempi della segreteria Bersani, si votò in 13 regioni. E si passò da 11 a 2 per il centrosinistra, a 7 a 6 per il centrosinistra. I fatti hanno la testa dura: con Bersani segretario la sinistra perdeva regioni, con Renzi ne acquista. Tutto qui."

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