È arrivato il momento del ‘Processo del lunedì’. Spenti i riflettori sulle regionali 2015, passata la lunga nottata dello scrutinio (anche giornalisticamente parlando), si possono iniziare a fare delle valutazioni su chi siano stati i vincitori e i vinti di questa tornata elettorale.
Detto che fare la conta dei vincitori è roba scontata, in quanto ormai sono noti i nomi di chi è entrato a Palazzo Panciatichi e delle liste premiate dagli elettori, oltre che dal ‘Toscanellum’, è ben più difficile arrivare a farla dei vinti. Principalmente per un motivo: l’elenco è talmente vasto che staremmo qui a ore per parlare di coloro i quali tornano a casa con le pive del sacco. Certamente ci sono dei casi più clamorosi e che risaltano maggiormente agli occhi, specialmente di quelli che da anni si occupano di vicende politiche regionali e dei territori componenti la Toscana.
Il vero vincitore resta l’astensionismo. Si tratta di un dato che porta a una riflessione su quanto il senso civico abbia bisogno di essere maggiormente coltivato, in Toscana come nel resto del Paese. Certo, mettere un election day in un pieno ponte del 2 Giugno non ha aiutato. C’è chi parlava alla vigilia di un dato atteso per il 40%, alla fine è stato sfiorato l’elettore su due che si è presentato tessera alla mano al proprio seggio. Uno dei compiti a casa del prossimo quinquennio per chi governerà sarà quello di rendere la Regione un ente sempre più vicino al cittadino. Solo così facendo le regionali potranno avere un valore pari alle elezioni amministrative: se eleggere un presidente della Regione sarà sentito come andare alle urne per scegliere il proprio sindaco, allora sarà più facile superare anche questo scoglio. Poi c’è un Partito Democratico che per la prima volta si troverà a governare da solo a Palazzo Strozzi Sacrati: una vittoria “a prova di bomba” l’ha definita il segretario regionale Dario Parrini: dargli torto, effettivamente, è difficile.
Veniamo agli sconfitti. A piangere sono soprattutto coloro i quali si ritrovano a lasciare lo scranno dopo 5 anni, se non più legislature, e devono fare i conti con un quadro politico enormemente mutato rispetto al 2010. Forza Italia da leader del centrodestra ha assunto il ruolo del comprimario, la Lega Nord, dissolta nel nulla dal 2010 a oggi (elesse quattro consiglieri, tutti transfughi nel corso della passata legislatura di Palazzo Panciatichi) è improvvisamente risuscitata sulla spinta ‘salviniana’, il MoVimento 5 Stelle che nel 2010 non ebbe nemmeno la forza di presentarsi oggi porta a casa cinque scranni. Infine c’è una sinistra fuori dal Pd che si ferma a due consiglieri e si deve accontentare di aver superato la ‘tagliola’ dello sbarramento, oltre a un Donzelli che, vedendo come sono andate le cose, è stato ‘graziato’ da quell’accordo Salvini-Meloni il cui esito fu il depennamento della sua candidatura a Governatore.
Ora i nomi. Da chi guarda dal ‘panopticon’ dell’Empolese Valdelsa non può non sfuggire il silenzioso saluto a Palazzo Panciatichi di Nicola Nascosti. Coordinatore PdL prima e Forza Italia poi per la provincia di Firenze, empolese, aveva scelto altri collegi fuori da quello che sarebbe stato il suo ‘naturale’, il Firenze 3 dell’Empolese Valdelsa, per tentare il bis. Il crollo forzista lo ha pesantemente danneggiato. Dopo anni di elezioni nei consessi comunale (Empoli), provinciale (Firenze) e regionale, Nascosti per la prima volta si ritrova senza uno scranno di rappresentanza politico istituzionale. Ma non è il solo a pagare lo scotto di questo repentino mutamento dei tempi. Villa, Antichi, e altri che ormai sono da anni sulla piazza sono costretti a cedere. Si salvano appunto Mugnai, candidato presidente, e Stella, che dopo anni di militanza antirenziana a Palazzo Vecchio si sposterà a condurre la sua azione da piazza della Signoria a via Cavour a Firenze: poche centinaia di metri, cinque minuti a piedi per capirsi.
Veniamo al fallimento del Popolo Toscano: una lista che doveva essere il pungolo di Rossi su una serie di temi, in particolar modo la sanità. All’interno un ‘fritto misto’ tra socialisti, ex Idv, ex Lega, ex UDC. Persone che in maggioranza con Rossi ci sono sempre state, altre che invece si sono redente sulla via di Damasco solo negli ultimi mesi. Casi come quelli dell’ex UDC Carraresi o dell’ex Lega ed ex Più Toscana Lazzeri danno un po’ il senso di un’operazione politica che in pochi avrebbero visto arrivare a destinazione. Il primo motivo: la non conoscenza tra i cittadini di questo progetto politico. Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi e mugellano, ha detto di proseguire lo stesso con il Popolo Toscano. Vedremo se le parole di oggi resteranno nel novero delle tante dichiarazioni che, alla fine, si porterà via il vento.
Nel Pd ovviamente c’è chi mastica amaro. A Pisa clamoroso il ko di Nocchi e Ferrucci, il primo segretario provinciale, il secondo capogruppo a Palazzo Panciatichi uscente. Nocchi, con la sua campagna elettorale basata sui suoi particolari occhiali rossi, sembrava avesse anche un piano marketing sicuramente più competitivo di altri. Probabilmente, nei territori della provincia, non contano tanto i likes o le immagini simpatiche quanto conoscenze, simpatie e passaparola. Il loro contraltare è il sorriso sulla faccia della giovanissima Alessandra Nardini da Capannoli: l’età è dalla sua parte e fa sicuramente piacere che tra gli eletti ci sia una under 30 quando, nella passata legislatura, salvo Rudi Russo di gioventù se ne vedeva ben poca.
Ridono quei presidenti di Provincia che hanno trovato cosa fare ‘da grandi’: il lucchese Stefano Baccelli, il montopolese Andrea Pieroni, la pistoiese Federica Fratoni, il senese Simone Bezzini. Per tutti loro missione compiuta e uno scranno a Palazzo Panciatichi. Che la loro esperienza amministrativa sia da input per le prossime politiche regionali, sapendo che cosa voglia dire far fronte a tagli, sforbiciate, spending review o come preferite chiamarli.
I leghisti ridono ma qualcuno ci è rimasto male. Non è premiante avere un Marco Cordone nell’Empolese che si prende 2.600 preferenze, frutto di un ventennale battage politico locale, e resta in panchina. O una Susanna Ceccardi da Cascina, che per mesi si è mossa a destra e a manca, portandosi dietro molti riflettori, e restare al buio anche se i consensi li ha ottenuti. Lo stesso vale per il MoVimento 5 Stelle, come i candidati Vece e Mugnaini sempre dell’Empolese Valdelsa, con duemila e passa preferenze a testa che però non serviranno a niente. A sinistra il grande sconfitto è l’ex verde, ora Sinistra Ecologia e Libertà, Mauro Romanelli: l’insegnante fiorentino, entrato nella passata legislatura col cartello che il Sole che Ride imbastì con i comunisti, poi passato a SEL e quindi al Gruppo Misto, stavolta è rimasto fuori lasciando al pediatra Sarti il compito di rappresentare il progetto Sì Toscana a sinistra assieme al candidato presidente Tommaso Fattori.
Si potrebbe continuare così per ore, ma è meglio spegnere davvero i riflettori su questo mese e mezzo di una campagna elettorale non avvincente, a tratti insipida, dove molti esiti erano già scontati, il tutto a discapito dello spettacolo. Un po’ come un Gran Premio di Montecarlo dove chi sta in pole, salvo grosse debacle, sa di essere il superfavorito alla vittoria. Buona festa della Repubblica a tutti e in bocca al lupo a tutti gli eletti di maggioranza e di opposizione, nella speranza che appunto il nuovo consesso sia veramente quel che ci si aspetta: una rappresentazione in scala dei cittadini toscani, con i loro bisogni e le loro speranze.
Daniele Dei
