Sono giunti a conclusione i laboratori sperimentali sui Nuovi Media che si sono tenuti in tre istituti comprensivi del Valdarno Inferiore - Franco Sacchetti di San Miniato, Michelangelo Buonarroti di Ponte a Egola, Leonardo da Vinci di Castelfranco di sotto - e nel Liceo G. Marconi.
I laboratori sono stati realizzati a seguito della formazione svolta a livello zonale nel 2014, NEW MEDIA EDUCATION, con finanziamento della Regione Toscana e della Conferenza zonale per l'Istruzione del Valdarno Inferiore, tramite il Centro di ricerca e documentazione sull'infanzia, La Bottega di Geppetto.
La diffusione degli smartphone ad età sempre più basse (prima media, quinta elementare) è tale da rendere indispensabile una maggiore consapevolezza per genitori e studenti dei rischi e delle possibilità connesse con l'uso dei nuovi media.
I ragazzi coinvolti hanno risposto con entusiasmo alla proposta di laboratorio, contenti di poter finalmente usare i telefoni in classe; lavorando insieme agli educatori della Coop. Il Piccolo Principe (Laura Naldi, Luca Musetti e Martina Agostini) hanno maturato anche una buona consapevolezza dei rischi che si possono correre nell'usare i Social, soprattutto quelli più eclatanti stalking, pedofilia, ricatti, etc... .
Meno consapevolezza invece c'è degli effetti nelle relazioni quotidiane, dei piccoli litigi, delle prese in giro che vengono scambiate per scherzi innocenti e che invece possono essere fonte di sofferenza, isolamento e disagio. I ragazzi hanno esplorato i limiti comunicativi di strumenti come Whatsapp e Facebook, attraverso i quali non sempre si riesce a spiegarsi in modo efficace, i limiti delle stesse emoticon -
Alcuni ragazzi hanno prodotto anche dei video,attraverso i quali hanno mostrato cosa può accadere se si pubblicano foto non autorizzate, o se messaggi privati diventano di dominio pubblico, con grande competenza nel montaggio di foto, video, disegni e musica (futuri scrittori e registi). In questi video hanno evidenziato la pericolosità di comportamenti che offendono gli altri fino a portarli anche al suicidio, come è accaduto anche in contesti vicini.
“Da insegnante posso dire che scuola è anche educazione. - Annunziata Sofia insegnante di lettere del Sacchetti - Il nostro compito è anche accompagnare i ragazzi nel loro percorso di crescita, nel percorso di maturazione e sviluppo di capacità critiche. Non possiamo ignorare le loro abitudini e la realtà in cui sono immersi, pertanto è importante fornirgli gli strumenti per un uso consapevole di mezzi di comunicazione che al tempo stesso possono essere estremamente utili o estremamente pericolosi.”
I lavori, le valutazioni, e il confronto tra ragazzi sono stati pubblicati su un nuovo social (Pearltrees) che permette di lavorare in gruppo e di caricare testi, video e pagine web come fosse una grande lavagna dove condividere e analizzare insieme argomenti di discussione. In alcune classi si sono così documentate anche le gite scolastiche, e le attività didattiche, diventando un supporto di lavoro utile anche per gli insegnanti.
Qual è dunque la differenza tra vita reale e realtà virtuale? Risponde il coordinatore del progetto Luigi Mangieri (CRED Valdarno Inferiore): “Nessuna: le parole, le foto, le battute e gli scherzi sono tanto reali nella relazione faccia a faccia quanto sui Social. Spesso i ragazzi, separati dallo schermo del proprio smartphone, non si rendono conto di quanto possa essere pesante uno scherzo, o di quanto chi è di là possa offendersi di ciò che viene detto o pubblicato. Ed è soprattutto sulle relazioni tra pari che incidono i social, tra il desiderio di essere visti e ascoltati, e il rischio di esagerare, di essere fraintesi o presi in giro, così che i social “virtuali” rischiano di essere più reali delle relazioni faccia a faccia, e sono sicuramente più persistenti (le foto non si cancellano mai veramente da un social) e diffusi di qualunque altra forma di comunicazione.”
Dice Sabrina Beconcini, mamma di Greta della IIB: “È molto importante questo lavoro che si sta facendo perché ci aiuta a spiegare ai ragazzi che i social non sono così innocui come sembra, anche quelli che sembrano più riservati come Wathsapp, e a far capire ai ragazzi e a noi genitori che serve tanta responsabilità. È necessario che anche la scuola si occupi di questo argomento, perché ormai i ragazzi vivono e comunicano con questi strumenti, ed è importante che tutti insegniamo loro come comportarsi”.
Insegnanti, genitori e ragazzi, si augurano che questo percorso possa continuare ed essere esteso a più classi.
Centro Risorse Educative e Didattiche Valdarno Inferiore
Fonte: Ufficio Stampa
