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Chiude il Festival delle Religioni con l'ecumenismo e la voce dei bambini

(foto Emiliano Cribari)

Grande successo per il Festival delle Religioni, che nella seconda edizione ha oltrepassato la soglia delle 4.100 presenze, superando anche i numeri dello scorso anno. 60 relatori hanno alimentato il dibattito durante i giorni del Festival, in ben 18 incontri. L’iniziativa, organizzata dall’Associazione Luogo d’Incontro, ha portato a Firenze, a 50 anni dall'esperienza del Sindaco Santo Giorgio La Pira, un'irripetibile esperienza di dialogo incentrata sul tema #andiamoltre.

Il Festival si è concluso con lo spettacolo “La voce dei bambini”, dove 100 bambini di quinta elementare e prima media hanno portato in scena, sul sagrato della Basilica di San Lorenzo, un recital di lettura di testi sacri, realizzato in collaborazione con l’Associazione Culter dopo un lungo percorso didattico intrapreso assieme ad alcune scuole fiorentine.

La giornata di ieri si è aperta in Sinagoga, dove Rav. Joseph Levi, l’Imam di Firenze Izzedin Elzir, Mons. Andrea Bellandi e Tenzin Tenphel hanno dato vita ad un animato incontro di stampo ecumenico. Moderati dal direttore de La Nazione, Pierfrancesco De Robertis, i quattro, provenienti da diverse confessioni religiose, hanno condotto una riflessione dal titolo “oltre lo scontro. La forza della compassione”. Un incontro che ha visto popolarsi di oltre 300 persone il piazzale della Sinagoga, che hanno poi condiviso il momento del pranzo presso i locali della comunità ebraica.

Altro appuntamento di stampo multiconfessionale si è svolto presso l’Oratorio di San Tommaso, dove la Pastora Anna Maffei, l’Archimandrita Nikolaus Papadopoulos e Don Alfredo Jacopozzi: un importante occasione per riflettere sul superamento delle diplomazie tra chiese e sulla necessità di introdurre nuovi linguaggi, moderati da Andrea Fagioli.

Attento il pubblico che al Cenacolo di Santa Croce si è raccolto per seguire il dibattito tra il docente statunitense Joseph Weiler e padre Bernardo Gianni, priore di San Miniato al Monte: “Anche i non credenti possono essere brave persone. Ciò che differenzia credenti e non credenti non è l’etica o la morale, ma la santità, che è desiderio di imitatio dei”.

“Il Signore – ha detto padre Bernardo Gianni -  visita il quotidiano affinché l’uomo non sia privo di interlocuzione riguardo il suo mistero. Dio si inginocchia verso l’uomo con la parola affinché scopra la sua dimensione creaturale. Il credente è qualcuno che non esclude la possibilità che esiste dell’altro ed è disposto a tacere per non perdere neanche un bisbiglio di Dio”

Riguardo la legge Weiler pone questa domanda: “Non sarebbe meglio amare Dio senza la legge?” “Se non si mettono dei limiti la libertà diventa schiavitù, perché sono schiavo dei miei desideri. Quello che sembra esteriore, in realtà, mi rende libero e non schiavo della mia natura umana”. Sempre riguardo il tema della libertà padre Gianni ha sottolineato: “la libertà è tale quando è generativa”. E sull’amore ha aggiunto: “fa scoprire che esiste un infinito tra me e te a favore della gratuità che dà creatività nelle nostre relazioni”.

Fonte: Ufficio Stampa

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