gonews.it torna di nuovo a volare Oltremanica per conoscere Paola Santini, una 29enne di Cerreto Guidi che è riuscita a ritagliarsi un ruolo di tutto rispetto all'interno di un'azienda rinomata come la General Electric.
Le abbiamo rivolto alcune domande per conoscerla a e capire la sua storia.
Nome e Cognome: Paola Santini
Anni: 29
Cresciuta a: Cerreto Guidi
Studi: Laurea Triennale in Mediazione Linguistica e Culturale (Università per Stranieri di Siena)
Residenza e professione: Londra, responsabile corsi di formazione e inserimento ordini di clienti strategici presso la General Electric
Lavoro in Italia: receptionist
Prima esperienza all’estero: quella di Londra è la prima esperienza lavorativa all’estero, ma l’ha preceduta un anno di Erasmus in Francia, che ha influenzato la decisione di trasferirmi poco dopo la laurea
Perché ha deciso di andare all’estero?
Avevo voglia di spaziare, di mettermi alla prova, di superare quelli che, all’epoca, erano i miei limiti. Ero anche molto ambiziosa: dopo aver effettuato un anno di Erasmus, dando tutti gli esami previsti nel terzo anno, e dopo aver ottenuto la laurea, volevo un buon lavoro e la possibilità di fare carriera in un ambiente lavorativo stimolante. Sapevo che l’Italia non offriva così tanto, c’era da avere pazienza, ma soprattutto, mi sarei dovuta accontentare, una parola, quest’ultima, che non sopporto; così ho deciso di partire all’avventura con un biglietto di sola andata per una città in cui, tra l'altro, non ero mai stata, ma che sembrava offrire più opportunità.
Quali sono le principali differenze fra il mondo del lavoro italiano e quello estero?
Nella maggior parte dei casi c’è meritocrazia, rispetto per l’impiegato e possibilità più elevate di partecipare a progetti d’impresa, migliorare la propria posizione, ovviamente bisogna dare il 100%. Un altro aspetto importante è che nella maggior parte dei lavori un dipendente non è tenuto a lasciarsi sfruttare per timore di perdere il lavoro. Inoltre se si ha un buon CV ci si può permettere il “lusso” di cambiare lavoro aumentando di ruolo, lo stipendio e trovando un’azienda che è più vicina a casa e che offre di più della precedente in termini di bonus e vantaggi vari.
La vita e il lavoro all’estero sono diversi dall’idea che ti eri fatta prima di partire?
Diciamo che quando sono partita avevo un’idea un po’ troppo ottimistica... Immaginavo di trovare un buon lavoro entro poco tempo e una vita sociale entusiasmante. Ehm... Non è andata proprio così all’inizio.. Mi sono dovuta confrontare con la realtà della crisi economica del 2009. Quando mi sono trasferita a Londra era il momento peggiore: non si trovava lavoro neanche come lavapiatti. Non avere conoscenze in questa città ed esperienza nel settore della ristorazione non ha aiutato. Poi poco a poco le cose sono migliorate per me e dopo aver fatto una bella gavetta ho iniziato a ottenere dei buoni risultati.
Cosa ti manca dell’Italia?
La famiglia, le miei amiche, la qualità del cibo, il mare, il sole e il paesaggio toscano.
Torneresti a lavorare in Italia?
No, perché dopo più di sei anni passati tra mille peripezie (me ne sono successe di cose) Londra è diventata la mia città. Le mie radici sono in Italia, ma è qui che sono diventata veramente adulta, affrontando tante prove. Questa città è parte di me, rappresenta una parte della mia vita importantissima. In particolar modo credo che non potrei fare a meno della multiculturalità che qui è la norma: i miei amici, i miei colleghi vengono da tutte le parti del mondo e questo genera uno scambio che per me è una ricchezza enorme, soffrirei se ne dovessi fare a meno e poi parlo quotidianamente, sia nel lavoro che nella vita privata, le lingue che ho studiato. Per non parlare delle prospettive professionali.
Hai qualche aneddoto sulla permanenza all’estero?
Ne ho diversi... uno in particolare: quando sono arrivata mi sono dovuta adattare un po’. All’inizio affittavo una camera in una casa vittoriana i cui proprietari avevano 5 figli piccoli, scalmanati che puntualmente mi svegliavano sabato e domenica alle sette di mattina urlando come degli indemoniati... e dato che cenavano verso le cinque del pomeriggio, quando sentivano l’odore di un buon mangiarino Italiano li vedevo spuntare da dietro la porta della cucina per poi sedersi al tavolo.
Erano anche molto disordinati, per cui tutte le volte che scendevo le scale dovevo fare lo slalom tra cuscini, asciugamani e giocattoli sparsi ovunque. Adesso quella famiglia ha nove figli... Sono contenta di non vivere più con loro...
