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Crisi economica, le proposte di Nascosti (FI): "Sburocratizzare e semplificare"

Nicola Nascosti

In Toscana l’elevato tasso di disoccupazione è legato non ai cicli dell’economia, ma soprattutto a cause inerenti la struttura stessa dell’economia regionale.

La crisi economica non è figlia della crisi internazionale, ma deriva da una struttura burocratica elefantiaca, tasse troppo alte per imprese e famiglie, e la presenza eccessiva del Pubblico nel mercato.

L’ingerenza pubblica della regione nell’economia è finanziata con l’indebitamento.

Al 31 dicembre 2014 l’indebitamento regionale con oneri a proprio carico è risultato pari 1.712,3 milioni di euro, in aumento dell’importo di 408,9 milioni rispetto all’ammontare del debito alla fine dell'esercizio 2013.

Il debito complessivo corrisponde a 1.617 per cento del Pil regionale e ad un valore pro capite di 392,78 euro.

In questi ultimi cinque anni nonostante venisse affermato nei documenti di programmazione varati dalla Giunta uscente che la Toscana ha risposto alla crisi meglio delle altre Regioni benchmark, in realtà, per colpa delle politiche degli ultimi dieci anni, i dati dimostrano l’esatto contrario:

Il Pil per abitante della Toscana è il 25,074, in Lombardia il 29,434, in Veneto 26,232, in Emilia Romagna 28,211.

- Investimenti fissi lordi in percentuale del Pil in Toscana sono 17,7, in Veneto 20,3, nelle Marche 18,6, in Lombardia 17,8.

- L'esportazione di merci in percentuale al Pil in Toscana è 30,6 mentre in Lombardia 32,6, in Veneto 34,9, in Emilia Romagna 35,1.

- Gli impieghi bancari in percentuale al Pil in Toscana 65,5, in Lombardia 79,3, in Veneto 70,9, in Emilia Romagna 75,4.

- Il tasso di occupazione in età dai 15 ai 24 anni è il 20%.

-La disoccupazione in Toscana è a quota 10,97% (era 8,99% nel 2013) di cui 9,8% fra i maschi e 12,3% fra le femmine.

- Il valore aggiunto dell’industria in senso stretto per unità lavorative annue dello stesso settore in migliaia di euro è 51,8 mentre in Lombardia il 64,1, in Veneto il 52,3 ed in Emilia Romagna il 58,7.

Il valore aggiunto del manifatturiero è pari al 15,8 in Lombardia, al 22,7 in Veneto, al 23,4 in Emilia Romagna ed appaiono tra i nostri competitori, ci hanno superato, le Marche col 22,5.

In Toscana il tasso di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà è del 6,8%, in Emilia il 5,1%, in Veneto il 5,8%.

Da uno studio delle Camere di commercio del 2013 che riguarda tutta la Toscana in merito al livello ed alla dinamica dell’incidenza sulle aziende dei costi indotti dall’obbligo del rispetto di adempimenti amministrativi ed informativi verso la Pa (ad es. le comunicazioni sulla gestione del personale, le dichiarazioni fiscali, le richieste di autorizzazioni ambientali), in media le piccole aziende impiegano 27,8 giornate uomo annue.

Quanto ai costi esterni, il ricorso ai consulenti per il disbrigo delle pratiche relative agli adempimenti amministrativi è pari all’86,3%.

Il costo medio per consulente annuo per ogni azienda ammonta in Toscana a circa 11.833 euro.

A far segnare la differenza, in negativo, tra la Toscana e le altre regioni benchmark è il gap di produttività e competitività che, da tempo, affligge molte imprese.

Troppo a lungo l'unica preoccupazione è stata quella di far sopravvivere realtà aziendali statiche e poco efficienti, mentre troppo poco si è fatto per far evolvere e rafforzare le imprese con capacità di crescita. Incapacità e ritardi di adattamento delle imprese alle sfide ed alle opportunità dei mercati globali hanno portato i nostri distretti a fragilità strutturali che la grave crisi mondiale sta mettendo a nudo.

Export

Sul fronte esportazioni la Toscana tiene il passo con il resto dell’Italia. Il sistema dei distretti toscani è oggi caratterizzato da un forte dualismo: da un lato coloro i quali reggono un confronto competitivo con il mercato globale, dall’altro, coloro i quali faticano a rimanere competitivi e regrediscono.

I cali maggiori hanno colpito la ceramica di Sesto (-61.6%), il calzaturiero di Lucca (-39.7%) ed il mobile di Quarrata (-30.6%). Per il distretto tessile di Prato le vendite all’estero sono calate del 16,9%.

Il settore più colpito dalla crisi si conferma quello manifatturiero in conseguenza di politiche sbagliate della sinistra, soggetto ad un graduale processo di ridimensionamento. IRPET prevede che il manifatturiero toscano uscirà dalla crisi con un valore aggiunto prodotto che sarà ridotto di ¼ rispetto al quello del 2007, con cali particolarmente vistosi nei comparti della moda e della metalmeccanica.

Il fenomeno della deindustrializzazione della Toscana, se non viene invertita la rotta, comporterà che la nostra economia sarà sempre più caratterizzata dal terziario.

La sinistra rischia di far diventare la nostra regione una sorta di grande villaggio turistico.

Le Proposte

Le mie tre parole d’ordine sono: spoliticizzare, sburocratizzare e semplificare.

A tal fine è indispensabile una concreta strategia di riduzione della spesa pubblica: tra il veder ridimensionate le politiche regionali in funzione delle minori risorse disponibili e l’opzione di puntare, attraverso l’innalzamento della pressione fiscale, ad ulteriori ottimizzazioni della pubblica amministrazione per rafforzarne la sua presenza nei settori strategici dell’economia regionale e la compartecipazione nella gestione dei servizi, l’attuale Governo regionale non ha dubbi nello scegliere questa seconda soluzione, mentre noi vogliamo ridurre la spesa pubblica. Solo così potremmo ridurre le tasse regionali al fine di rendere le nostre imprese più produttive ed al contempo, abbassando l’addizionale IRPEF, garantire alle famiglie toscane maggior potere di acquisto.

Il primo passo da fare è quello di ridurre la presenza degli enti pubblici in economia, dando concretezza al principio della sussidiarietà, ma la letteratura economica ha evidenziato anche come nel tempo esista una stretta correlazione tra l’aumento della propensione all’imprenditorialità di una economia di un territorio e l’accumulazione della ricchezza e del risparmio. Partendo da questo assunto e considerando che le micro, piccole e medie imprese sono il motore della nostra economia, l’incremento del PIL, la crescita dell’occupazione e la riduzione dei divari di crescita tra le varie aree regionali si possono realizzare:

1.Creando un ambiente favorevole alla crescita relazionale tra le imprese, favorendo e accompagnando l’organizzazione in rete delle imprese al fine di superare i problemi dovuti alla limitata dimensione aziendale;

2.Internazionalizzando le imprese verso i mercati esteri. Tali imprese presentano infatti performance aziendali migliori rispetto alle imprese orientate prevalentemente sul mercato domestico.

3.La nostra regione dovrebbe puntare a ottenere il riconoscimento internazionale del Made in Toscany. Tutto ciò che è prodotto interamente in Toscana dovrà avere la possibilità di godere di un marchio di qualità: garanzia nel mondo dell’ingegno toscano e della bellezza della nostra regione. Per questo motivo è indispensabile incentivare con sgravi fiscali un modello organizzativo in rete che favorisca l’internazionalizzazione e l’innovazione;

4.Facilitando la nascita di start-up;

5.Sostenendo le filiere produttive infrasettoriali ed intersettoriali;

6.Riduzione delle tasse regionali (vedi capitolo tasse)

7.Favorendo la nascita di nuove attività di lavoro autonomo anche attraverso programmi di sviluppo locale di nuova imprenditorialità e specifici corsi professionali, relativi alle attività innovative, soprattutto a favore dei giovani e dei cittadini delle aree depresse.

8.Eliminando tutte le restrizioni ed i vincoli normativi che rendono inutilmente oneroso e complesso l’apertura di nuove attività;

Consentendo alle piccole e medie imprese di accedere concretamente ai fondi comunitari.

9) Occorre anche favorire l’erogazione del credito e l’utilizzo di specifici strumenti finanziari extracreditizi come ilventure capital (ancora poco diffuso presso le Micro PMI) al fine di migliorare la patrimonializzazione delle imprese spesso sotto capitalizzate;

L’imprenditorialità è un potente volano della crescita economica e della creazione di posti di lavoro, schiude nuovi mercati e alimenta nuove competenze e capacità.

Non è assolutamente vero che solo attraverso la spesa pubblica si possono realizzare investimenti, al contrario: la stessa commissione europea ha sottolineato nell’Action Plan come ben l’85% dei nuovi posti di lavoro che si creeranno in Europa potrà venire dalle micro e piccole medie imprese. Per questo motivo sarebbe necessariopredisporre un vero e proprio Piano per le Piccole e Medie imprese costituito da una serie di azioni che si dovranno intraprendere per supportare l’imprenditorialità toscana.

I pilastri sono:

Educazione all’essere imprenditori: la scuola ed il sistema formativo in genere hanno un ruolo chiave nello sviluppo della propensione all’imprenditorialità: il 15% degli studenti coinvolti in esperienze scolastiche decide poi di diventare imprenditore con una percentuale inferiore rispetto a ciò che accade negli USA e in Cina dove la propensione a fare impresa è molto superiore. E’ fondamentale che siano inseriti nei cicli di formazione obbligatoria esperienze ed insegnamenti per promuovere lo spirito imprenditoriale.

Rimozione delle barriere che frenano le imprese: occorre ridurre i tempi richiesti per creare un’impresa, ottenere le licenze e autorizzazioni necessarie e completare le procedure di fallimento.

In particolare:

1) Favorire l’accesso ai finanziamenti, creando un mercato per il micro credito e semplificando la fiscalità sugli investimenti diretti privati;

2) Favorire il sostegno agli imprenditori durante le fase cruciali dell’attività aziendale: poiché il 50% delle aziende fallisce entro i primi cinque anni di vita, la regione dovrà dedicare maggiori risorse per aiutare le nuove imprese a superare questo periodo critico;

3) Puntare al maggior utilizzo delle tecnologie ICT, dato che le PMI crescono ad un ritmo due o tre volte superiore quanto adottano le nuove tecnologie;

4) Facilitare i trasferimenti di proprietà delle imprese: occorre rimuovere gli ostacoli alle vendite transfrontaliere online e di snellire le procedure per avviare, cedere, trasmettere o riavviare un’azienda;

5) Puntare alla semplificazione amministrativa

6) Istituzione del tutoraggio, consulenza e sostegno per donne, anziani, migranti e disoccupati

Rilanciare l’economia toscana è possibile, ma occorre anche:

Energia: accrescere l’attenzione nei confronti dello sviluppo e del maggior utilizzo delle energie rinnovabili, al fine di ridurre la dipendenza energetica della regione ed accrescere così la competitività delle nostre imprese (ricordiamo che la nostre imprese pagano mediamente circa il 30% in più rispetto ai competitors europei);

Logistica: tramite un programma di azioni mirate a migliorare la produttività e l’efficienza dei servizi logistici, determinando per questa via un impatto fortemente positivo sulla produttività totale del sistema industriale regionale (ricordiamo che i servizi logistici hanno una incidenza tra il 6 ed il 10% sui costi totali di produzione);

Opere Pubbliche: attraverso la rimodulazione delle risorse pubbliche per il finanziamento di alcune opere strategiche

Mercato: interno e liberalizzazioni

Fonte: Ufficio Stampa del Consigliere regionale Nicola Nascosti

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