Se il Sindaco di San Miniato, Vittorio Gabbanini, anelava in cuor suo di passare alla storia, ce l’ha fatta segnando una delle pagine più brutte ed antidemocratiche del Comune di San Miniato.
Il Giorno 8 Aprile 2015 si è arrogato da solo il diritto di rimuovere, dalla facciata del Palazzo Comunale, le due lapidi poste per volontà dei cittadini quali manifestazioni della loro indignazione nei confronti della tragedia dell’eccidio del Duomo e della guerra, che quella e tante altre barbarie aveva prodotto.
Lo ha deciso da solo, senza nessuna consultazione dei cittadini, del Consiglio Comunale e nemmeno, sembra, del suo Partito.
Lo ha fatto in disprezzo di quelle Istituzioni che si vanta di rappresentare e verso le quali non ha avuto, non solo il coraggio di confrontarsi, ma neppure di informare sulla data dell’evento.
Lo ha fatto incurante della storia, delle ferite ancora aperte, delle sensibilità e delle emozioni delle persone direttamente coinvolte.
Quel brutale episodio dell’agosto del ’44, è stato e continua ad essere, è vero, una ferita ancora aperta nei cittadini di San Miniato, continua ad essere una memoria non condivisa.
Una memoria non condivisa con cui fare i conti, traendo da essa l’unico monito importante che le due lapidi, ambedue, riportavano. La prima con la scritta “ Ricordate che solo nella pace e nel lavoro è l’eterna civiltà” e la seconda terminando con “ E’ la guerra, proprio per questo la Costituzione Italiana proclama all’art.11 l’Italia ripudia la guerra”.
Per questo monito che le due lapidi riportavano è importante che fossero lì, sulla facciata del più importante edificio pubblico, sede Istituzionale per eccellenza, e perciò cercheremo di individuare ogni azione contro questo atto arbitrario e antidemocratico.
Lista 'Immagina San Miniato'
