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Più professionalità nella Pet therapy: il contributo dei veterinari della Asl10

La pet therapy

Dalla fase pionieristica e poco più che affidata alla buona volontà, a quella che tiene conto di tutte le competenze tecnico scientifiche necessarie per operare in maniera efficace e utile. È la pet therapy, la terapia dolce basata sull'interazione uomo-animale messa a punto dallo psichiatra infantile Boris Levinson intorno al 1960, che sempre più spazio trova all’interno degli ospedali, prevalentemente in campo pediatrico o della salute mentale, ma anche nei reparti di terapia intensiva, ad iniziare dalle strutture dell’Azienda sanitaria di Firenze. Che ha dato il proprio patrocinio ad un convegno organizzato dall’Ente di promozione sportiva Csen che si terrà domani, venerdì 10 aprile a partire dalle 9, nella Limonaia di villa Strozzi in via Pisana 77, dedicato alle Linee guida nazionali recentemente approvate.

In particolare l’Azienda sanitaria di Firenze porta al convegno il prezioso contributo della struttura di Igiene urbana veterinaria che già da tempo opera in supporto tecnico di associazioni e reparti ospedalieri.

La pet therapy è un’attività piuttosto complessa che per essere svolta in modo efficiente prevede la compenetrazione di diverse discipline. È un lavoro di gruppo, in cui le varie figure professionali con ruoli ben determinati devono essere in grado di interagire le une con le altre in modo complementare, ed il successo dell’operazione dipende anche dalla preparazione e dall’affiatamento dell’équipe stessa. Queste attività si delineano pertanto come delle vere e proprie co-terapie che devono essere organizzate e seguite da figure professionali abilitate.

Il dottor Enrico Loretti, direttore appunto del servizio di Igiene urbana veterinaria della Asl 10 porterà dunque al convegno un contributo per identificare quali siano queste figure, come si formino e come operino. Poiché la terapia si pratica su persone fragili affette da varie patologie relative a aspetti fisici e/o mentali, ed è fondamentale innanzitutto la presenza di una figura sanitaria abilitata alla terapia, in qualità di garante del soggetto umano coinvolto nella relazione che si andrà a creare, e di un veterinario a cui è richiesta una specifica formazione nel settore, in qualità di garante del soggetto animale.

Oggi in Italia la formazione per gli operatori coinvolti negli interventi assistiti con gli animali (IAA) è affidata in gran parte all’associazionismo o ad Enti di promozione sportiva che seguono le Linee guida nazionali attualmente in fase di traduzione a livello regionale.

L’Asl 10 è da tempo attiva in questo settore. Pet therapy è stata fatta nei reparti di salute mentale, in particolare all’Annunziata. I cani, o altri animali domestici, possono entrare nei 3 hospice che accolgono malati terminali e bisognosi di cure palliative. E ancora la terapia intensiva di Santa Maria Nuova è stata fra le prime in Italia a concedere l’accesso di animali in un reparto tradizionalmente molto chiuso, previa una serie di accorgimenti, per facilitare la ripresa in pazienti in condizioni molto gravi.

A questa encomiabile buona volontà si affianca ora un tentativo più organico di mettere insieme tutte le competenze coinvolte e di fornire in maniera più completa l’offerta in questo campo terapeutico.

Fonte: Ufficio stampa Az. Sanitaria Firenze

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