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Attenzione particolari per l'obeso, la chirurgia 'studia' l'eccesso di peso

Un’operazione chirurgica ha sempre le sue difficoltà, le sue complicazioni, ma queste aumentano inevitabilmente se in sala operatoria, qualunque sia l’intervento, entra una persona obesa. Quella persona, infatti, a prescindere dalla patologia per cui subisce l’intervento, richiede un impegno multidisciplinare di un’equipe dedicata che conosca le procedure di diagnosi e cura specifiche per questi pazienti.

Proprio alla gestione del paziente obeso nei trattamenti chirurgici di qualunque tipo e alle misure da adottare già dalle fasi precedenti l’operazione e fino al rientro a casa, è dedicato un convegno internazionale organizzato dall’equipe di chirurgia bariatrica e metabolica dell’Azienda sanitaria di Firenze che, dal settembre dello scorso anno, opera nell’antichissimo ospedale di Santa Maria Nuova sotto la guida del chirurgo Marcello Lucchese e dell’anestesista Vittorio Pavoni.

Il convegno, in programma per giovedì 9 e venerdì 10 aprile nella sala Verde di palazzo Incontri in via dei Pucci 1 a Firenze, sarà un momento di confronto tra chirurghi e anestesisti sulla gestione di questo tipo di paziente estremamente complesso non solo negli interventi mirati alla sua specifica patologia, la chirurgia bariatrica appunto, ma anche per qualsiasi altro intervento a cui debba sottoporsi.

Nei Paesi industrializzati la popolazione con un eccesso di peso giunto ad uno stadio patologico ha raggiunto circa il 20%. Un dato in costante aumento tanto che l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha inserito l’obesità tra le patologie da sconfiggere nel terzo millennio definendola “uno dei maggiori problemi di salute pubblica”, addirittura un’“epidemia globale”.

Si prevede che entro il 2020 in Europa l’obesità interessi 150 milioni di adulti e 15 milioni di bambini. Tra questi ultimi l’andamento è particolarmente allarmante: il tasso annuo dell’obesità infantile è attualmente 10 volte più alto di quello degli anni ’70. Già ora sovrappeso e obesità sono responsabili in Europa di circa l’80% dei casi di diabete di tipo 2, del 35% delle cardiopatie ischemiche e del 55% della malattia ipertensiva tra gli adulti con oltre 1 milione di morti ogni anno ed una incidenza fino al 6% dei costi per l’assistenza sanitaria.

In Italia, secondo le stime derivanti dall’indagine sulle “condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, un adulto su 3 risulta essere in soprappeso ed il 10,1% della popolazione francamente obesa. Ciò equivale a dire che circa 6 milioni di italiani sono affetti da obesità e, di questi, quelli con un peso corrispondente a circa il doppio di quello ideale, si stima siano circa 700 mila e sono definiti affetti da obesità grave.

La crescita della prevalenza dell’obesità è associata ad un incremento della prevalenza delle patologie che ad essa si associano come diabete mellito tipo 2, ipertensione arteriosa, dislipidemie, sindrome delle apnee ostruttive del sonno, ictus, scompenso cardiaco, asma, problemi degenerativi a livello delle articolazioni, diverse forme tumorali, depressione, ecc…

La riduzione dell’aspettativa di vita dovuta all’obesità è significativa: per esempio rispetto ad un individuo così detto “normopeso”, un 25 enne affetto da obesità grave ha una riduzione di durata della vita del 22%, equivalente a circa 12 anni di vita.

L’obesità grave è considerata quella di un individuo che abbia un indice di massa corporea (BMI, body mass index, o, raramente, IMC) superiore ai 40 chilogrammi per metro quadro oppure ai 35 chilogrammi/metro con una patologia associata, come il diabete, l’ipertensione, apnee notturne ed altro.

Ma qualunque sia l’intervento chirurgico che debba essere eseguito su quel paziente, esso necessita di particolari accorgimenti. È proprio di questo e delle procedure all’avanguardia da adottare in questi casi che discuteranno al convegno fiorentino esperti di chirurgia generale, anestesia e rianimazione ed altre specializzazioni.

Fonte: Ufficio stampa Az. Sanitaria Firenze

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