Via libera alla Riforma del Sistema sanitario della Toscana. Il Consiglio regionale ha approvato la legge con 28 voti a favore, 16 contrari e 1 astenuto (Severino Saccardi del Pd). In sede di dibattito la consigliera Pd Daniela Lastri ha annunciato la non partecipazione al voto.
Tra gli emendamenti approvati da ricordare quello all’articolo 5 della legge, a firma Marco Remaschi ed altri, sull’istituzione del dipartimento dei servizi sociali, per dare più forza alle integrazioni socio-sanitarie.
Il dibattito in aula
“Il mio voto è favorevole – ha detto il consigliere regionale Marco Carraresi (Udc) nel suo intervento in aula – perché vedo questa riforma come un bicchiere mezzo pieno, un punto di partenza, un fatto positivo che darà piccole risposte alla necessità di risorse che abbiamo”. “Purtroppo – ha aggiunto Carraresi – arriviamo in ritardo, questo lavoro doveva essere fatto in 5 anni e non lasciato decantare. Dovevamo intervenire per riorganizzare non per tagliare”. Il consigliere ha parlato di un “sistema ingessato, arricchito di enti che ne hanno complicato la gestione e sotto la scure di pesanti condizionamenti”.
Voto contrario convinto è stato espresso dalla capogruppo Rc-Ci Monica Sgherri: “Una vera e propria contro riforma che destrutturerà il sistema sanitario pubblico, che accelererà pesantemente la sua privatizzazione e la conseguente esclusione di quei cittadini che non possono permettersi le cure nel privato, che colpirà con gli esuberi annunciati le professionalità e i posti di lavoro di migliaia di operatori (con conseguenze nefaste per l’offerta di servizi, contribuendo all’impoverimento qualitativo dell’offerta del pubblico, mentre i cittadini già attualmente pagano di tasca propria più del 30% delle prestazioni sanitarie - la compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini è già oggi in Toscana la più alta d’Italia - e l’11% dei toscani rinuncia a curarsi), che marginalizza ancor di più i territori montani e insulari, con la chiusura o ridimensionamento di decine di piccoli ospedali e presidi sul territorio: risultato una sanità privata forte e ricca (per chi potrà accedervi) e una pubblica povera e residuale per gli altri.
Nella sostanza si fa finta di riorganizzare per in realtà tagliare servizi e prestazioni sanitarie. Una precisa scelta politica quindi di destrutturazione del pubblico per come lo abbiamo conosciuto, e che non porterà nemmeno risparmi se non solo colpendo i lavoratori con gli esuberi annunciati.
I problemi di fondo invece rimangono tutti in piedi (allungamento delle liste d’attesa, mancanza della sanità sul territorio, irrisolto il nodo della riduzione dei costi burocratici, ecc) mentre paradossale pare il tentativo di dipingere il presidente Rossi come il combattente della burocrazia e degli sprechi: visto il ruolo di assessore alla sanità per 10 anni e poi di presidente si dovrebbe assumere le sue responsabilità fino in fondo!
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale. Insomma – prosegue Sgherri- la linea di andare (e far andare) verso il privato sociale o privato tout court sta facendo il suo corso, mettendo sempre più in soffitta la sanità pubblica e per tutti. Privato per chi può, per gli altri il nulla.
Ben altre dovevano essere le scelte da compiere: la tutela della salute come ricchezza e non come costo, l’assunzione - come baricentro delle azioni da compiere - dei bisogni di vita e di salute del cittadino nella sua completezza, la valorizzazione del lavoro professionale in sanità come elemento capace di riqualificarla e di ricapitalizzarla.
Scelte che avrebbero avuto ben altri risultati anche dal punto di vista del contenimento dei costi.
Ma con questa contro riforma Rossi ha altre priorità, che si potrebbero sintetizzare in un azione di riformismo sì, ma di destra; in perfetta sintonia con le politiche di Renzi.
Sulla stessa linea l’intervento di Mauro Romanelli (gruppo misto) che ha espresso voto contrario. “Ci troviamo di fronte ad un principio di arbitrarietà – ha detto il consigliere regionale – che impone tagli senza riorganizzazione. Si pensa al risparmio con la politica degli esuberi e del demansionamento, misure che genereranno carenze nei servizi, inefficienze e perfino aggravi di costi”. Romanelli ha suggerito un risparmio con “l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti pericolosi, il prepensionamento degli psicologi e sul conforto religioso ai cittadini con l’impiego di personale volontario”.
Voto contrario anche da parte del capogruppo Fdi Giovanni Donzelli : “Una legge pericolosa, che non risolve i problemi della sanità toscana. E’ un provvedimento che colpisce sia i pazienti che i lavoratori del comparto senza agire concretamente sugli sprechi, da quelli del patrimonio immobiliare agli scandali delle Asl di Massa e Siena”. E’ quanto dichiara il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia e candidato governatore Giovanni Donzelli, intervenendo in aula: “Una legge pessima, che non taglia dove dovrebbe e mantiene in piedi un carrozzone i cui danni sono sotto gli occhi di chiunque frequenti un Pronto Soccorso o abbia bisogno di prestazioni mediche in tempi ragionevoli”.
Gian Luca Lazzeri (Più Toscana) ha parlato di questa riforma come di un “intervento importante sul territorio, di una legge ponte, di una risposta forte”. “C’erano troppe asl e troppi direttori generali, con questa legge accorpiamo e riorganizziamo, creando tre aziende di area vasta governate da tre direttori”. Lazzeri ha presentato alcuni emendamenti per la valorizzazione delle risorse umane con attenzione al benessere organizzativo e per la personalizzazione delle cure anche per la medicina complementare integrata.
Ha annunciato la non partecipazione al voto, invece la consigliera Pd Daniela Lastri che si è detta non soddisfatta di quest’atto. “Nell’informativa della Giunta – ha detto – si spiega che 100 milioni saranno tagliati dal personale ma degli altri 150 milioni di tagli non si ha notizia”. Apprezzamento è stato espresso per il lavoro della commissione che “ha apportato modifiche per cercare di evitare che le nuove asl di area vasta non fossero troppo lontane dai cittadini”. Lastri in chiusura del suo intervento pone alcuni interrogativi: “Governeranno nuove asl ma di queste non sappiamo niente? Il gruppo dirigente attuale delle asl va a casa, avranno fatto male o bene? Fa bene alla sanità non avere direttori sanitari e amministrativi? Erano tutti inutili? Tre asl sono meglio di 12? E perché non 1 sola? Cosa si diranno le 3 asl con le 3 aziende universitarie”. “Nessuno di questi quesiti – conclude Lastri – viene sciolto con questa riforma e in alcuni casi c’è un’evidente complicazione delle relazioni e degli organismi”.
“L’accorpamento delle Asl toscane non è altro che l’ennesima riforma per finta. Andiamo verso lo smantellamento del sistema pubblico in favore di lobby private”. E’ quanto dichiara il consigliere regionale Gabriele Chiurli (Democrazia Diretta) nell’ambito della discussione in Aula sulla riforma del sistema sanitario toscano.
“La sanità è stata trasformata in una macchina per fare soldi a vantaggio di pochi. E i cittadini ci rimetteranno in termini di riduzione dei servizi e aumento dei costi. I risparmi annunciati, infatti – prosegue il consigliere – non si verificheranno”.
“Il taglio delle spese derivante dall’accorpamento delle Asl – aggiunge Chiurli - è completamente azzerato dal costo prodotto dai tre commissari, dai 12 vicecommissari e dai consulenti esterniche saranno assunti nella prima fase di transizione. Inoltre, la maggior parte di coloro che rivestivano figure apicali nelle aziende locali torneranno a fare il proprio lavoro all’interno del sistema sanitario. Tradotto: resteranno sul nostro libro paga”.
“Lo abbiamo visto con il caso delle tre ESTAV: di tre ne abbiamo fatta una e siamo riusciti a spendere più di prima. Anche in questo caso – sottolinea il consigliere - non si parla di razionalizzazione del sistema, ma di un valzer di poltrone”.
“I primi a farne le spese, invece, saranno fin da subito coloro che lavorano in sanità: già annunciati prepensionamenti, riduzione del comparto e altri strumenti di contenimento della spesa per il personale. Ci avviamo verso l’ennesima esternalizzazione dei servizi sanitari, ad opera di una amministrazione che si professa di sinistra. E le liste d’attesa lunghe mesi o anni per effettuare analisi e interventi – conclude Gabriele Chiurli - rappresentano solo il primo strumento per spingere i cittadini ad abbandonare il pubblico per il privato”.
“Una legge che dà indirizzi chiari e definisce obiettivi precisi per il lavoro di riorganizzazione che dovremo portare avanti: una sfida nuova, complessa ma che in questo modo possiamo affrontare al meglio”. Così Ivan Ferrucci, capogruppo Pd Regione Toscana, commenta l’approvazione della proposta di legge “Disposizioni urgenti per il riordino dell’assetto istituzionale e organizzativo del Servizio sanitario regionale” nella seduta odierna del Consiglio regionale.
“Il provvedimento approvato oggi contiene molti aspetti importanti, sancisce le fasi fondanti per approdare alla creazione di tre aziende territoriali di area vasta, dimensione ideale per rispondere in maniera adeguata ai bisogni dei cittadini. – spiega Ferrucci - Nasce da un lavoro accurato realizzato dalla Commissione Sanità, basato sul presupposto che stiamo mettendo mano a un sistema sanitario consolidatosi ormai come modello di riferimento a livello nazionale. Consapevoli dell’alto livello raggiunto, intraprendiamo questo percorso, puntando a garantire servizi ottimali ai cittadini e portando avanti un confronto serrato con gli operatori sanitari, con il terzo settore, con tutti gli attori coinvolti, determinante per il raggiungimento degli obiettivi prefissati dalla riforma. Rispetto ai rilievi che vengono fatte da altre forze politiche, credo che fare campagna elettorale dando giudizi sommari su un lavoro così elaborato porti poco lontano. Nessuno ha parlato di tagli ai servizi o di tagli ai lavoratori, quanto piuttosto di un percorso verso una concreta riorganizzazione, di concerto con chi si occupa del settore, allo scopo di ottenere una sanità sempre più virtuosa e di eccellenza”.
«Oggi ci confrontiamo su un tema che non c’è, perché questa legge rimanda tutta la definizione degli interventi a dopo le elezioni. Nella Toscana che già paga i ticket più alti d’Italia questo non è serio»: riceve il no secco di Forza Italia, per bocca del Vicepresidente della Commissione sanità del Consiglio regionale Stefano Mugnai (FI), la legge di riforma del sistema sanitario toscano (pdl 396) oggi al vaglio del Consiglio regionale.
Nel suo intervento in aula, Mugnai ha decretato una bocciatura su tutta la linea: merito e metodo. «Nel merito – spiega l’esponente di Forza Italia – perché questa legge in realtà un merito non lo possiede, dal momento che rinvia tutto il dettaglio degli interventi da operare a dopo le elezioni. E questo non è serio. Per di più – ha detto ancora Mugnai davanti all’assemblea toscana – nel nome di una fregola a riformare poco comprensibile se non ricorrendo a logiche politiche si è giunti a formulare una legge che sbandiera una riduzione delle burocrazie inesistente mentre cela i nuovi, ulteriori tagli al servizio sanitario propriamente detto che arriveranno dopo le elezioni regionali. Ma a quel punto, dei dissensi al Pd importerà di meno».
Secondo Mugnai, a contrario di quanto afferma la giunta, qui gli apparati proprio non vengono aggrediti: «I direttori generali, che tra l’altro Rossi continua a nominare con incarico triennale come accaduto a Grosseto, cambieranno banalmente nome divenendo vicecommissari. I direttori sanitari e amministrativi decadranno, ma ai direttori generali è data facoltà di nominare uno staff che li farà rientrare sotto altro nome. In più, il sistema viene appesantito ad esempio con direttori di programmazione di area vasta, figure ibride tecnico-politiche di nomina del presidente della giunta regionale, cosa che rende lo spazio di manovra del nuovo assessore alla sanità particolarmente ridotto».
«Addirittura – incalza il Vicepresidente della Commissione sanità – tanto per restare alle burocrazie, in questa legge si ritrova la sublimazione delle Società della Salute, che ci par di ricordare dovessero essere superate e invece qui come l’araba fenice non solo risorgono, ma trovano valorizzazione. Insomma, tutto cambia perché niente cambi».
La vera sfida, invece, secondo Mugnai era un’altra: «Capire che la sanità toscana era sì una buona sanità, ma andava liberata dalle massicce ingerenze della politica nella sua gestione. Al contrario, mi trovo ad assistere anche con certa ammirazione agli equilibrismi di quanti tentano di dire che avevamo una sanità talmente perfetta che oggi va tutta cambiata. Anche perché, chi è che ha costruito questa sanità tutta da cambiare? Lo stesso Rossi. Sempre lui. Oggi vuol ridurre il numero dei robot chirurgici: sì, ma quei robot chi li ha acquistati? Vuol ridurre il numero di primari: sì, ma chi c’era in cima alla filiera che attribuiva incarichi a pioggia, spesso più per continuità relazionali che per merito? Sempre lui, nel nome di una grandeur della sanità che poi tornava buona da sventolare sui tavoli nazionali per fare i primi della classe. E oggi i nodi di questa impostazione vengono al pettine, e Rossi allora annuncia tagli al personale, riduzione dei reparti ospedalieri e, persino, la sostituzione degli infermieri con gli oss».
Proprio non va. Per di più: «Ma almeno ci fosse il coraggio di scrivere dove e come si raggiungeranno, dopo le elezioni ovvio, questi obiettivi! Macché! Si fa una proposta a babbo morto che non prende in considerazione le esigenze dei territori e dei cittadini. Noi avevamo presentato emendamenti semplici, di puro buon senso. E sono stati bocciati tutti. Non si è voluta prendere in considerazione neppure la nostra proposta di riperimetrare le aree vaste tenendo conto delle zone omogenee e delle aree di cerniera naturali esistenti: manco questo. Vi è chiaramente una volontà di fare tanto per fare. Ma il brutto, per i toscani, arriverà dopo le elezioni, con i tagli ai servizi che acuiranno problemi già esistenti ed evidenti. A quel punto, però, tanto, farete spallucce».
Nonostante che l’UDC avesse presentato da un anno e mezzo una proposta di riorganizzazione della sanità toscana, il capogruppo dell’UDC, Giuseppe Del Carlo, nel suo intervento in Aula, è stato molto critico sui ritardi con cui la Giunta ha presentato la sua proposta che, fra l’altro, è incompleta. Del Carlo ha affermato che i doppioni e gli sprechi andavano affrontati da tempo senza attendere i tagli lineari del Governo. Vi è il rischio che siano toccati i servizi e che i cittadini siano ancora una volta penalizzati.
Di “legge introduttiva di un processo più ampio e complesso, che permetterà al prossimo Consiglio e alla prossima Giunta regionale di iniziare a lavorare con cadenze certe e ineludibili” ha parlato Lucia Matergi (Pd), soffermandosi sulla necessità di ascoltare il variegato mondo della sanità toscana, che non ha mancato di sollecitare un coinvolgimento più attento e ponderato, per poter incidere sul sistema. E partendo dal “quadro attuale che rende indifferibile la riforma”, la consigliera ha sottolineato che “poco importa delle allocazioni delle sedi direzionali, a noi interessano i servizi resi ai cittadini, all’interno della nuova intuizione e del rafforzamento dell’Area vasta, lavorando sull’integrazione socio-sanitaria a livello territoriale, in un percorso organico in tema di governance, per continuare ad ancorare il futuro della sanità toscana ai principi di equità, appropriatezza, pari opportunità, attraverso la riduzione del numero delle aziende e del rafforzamento della programmazione, a garanzia della omogeneità di risposte per tutti i toscani”. “La strada tracciata non dovrà fermarsi – ha concluso la consigliera – il sistema ha bisogno di risposte vere e non virtuali”.
“Il mio voto sarà favorevole, approverò l’atto più importante della legislatura, ho condiviso da subito la proposta di riorganizzazione, ma dovevamo pensarci prima, io sono quattro anni che mi batto per eliminare il superfluo in sanità”. Così la consigliera Maria Luisa Chincarini (Gruppo misto), rilevando di votare “sulla fiducia in quanto la riforma avanzata da questa legge presenta lacune ed ombre”. Non solo: “questo atto getterà alle ortiche tutto il lavoro fatto per il piano socio-sanitario, che continua a parlare di dieci società della salute, difese dai consiglieri regionali”. La consigliera ha quindi concluso il proprio intervento invitando a “armonizzare ed eliminare le ridondanze, a risparmiare sui costi della burocrazia e sugli amministrativi, imparando anche dal passato: nonostante il buco, all’Asl di Massa si continuava a fare concorsi per assumere”.
“Questa non è una riforma, è una modesta riorganizzazione. Mi sembrano dei fuochi di artificio paesani, in cui si accende tutto in fondo per fare più rumore possibile, ma il livello è quello che è”. Questo il giudizio di Alberto Magnolfi (capogruppo Ncd), secondo il quale se di riforma si fosse trattato sarebbe stato necessario affrontare almeno qualche nodo rilevante, così come sarebbe stato opportuno “rispondere in maniera precisa ad accuse circostanziate che incidono sulla trasparenza e sui conti”. Invece, ha concluso il consigliere, “i problemi più spinosi vengono rimossi, e viene gettato un ponte utile solo a scavalcare la campagna elettorale”.
Per Gabriele Chiurli (Gruppo misto), si tratta di “una riforma per finta, che annuncia risparmi che in realtà non ci saranno perché non si rinuncia a commissari e a tutta una serie di figure apicali”. Secondo Chiurli “sicuramente a farne le spese da subito sarà chi lavora in sanità, ma non gli amministrativi e i dirigenti, piuttosto coloro che garantiscono i servizi. Si tenta di smantellare il sistema sanitario, così come ordinato dalle lobbies”.
L’obiettivo di fondo del provvedimento, ha ricordato il capogruppo del Pd Ivan Ferrucci, è quello di costituire tre aziende di area vasta, e purtroppo non è stato possibile metterle insieme alle tre aziende universitarie. “Il governo regionale – ha detto Ferrucci – bene ha fatto a individuare una figura di area vasta sovrastante. La vera sfida sarà quella dei dipartimenti aziendali e riuscire a mettere insieme la rete ospedaliera e universitaria. I servizi territoriali hanno già costruito una rete virtuosa; ora c’è da cercare un confronto con chi è parte integrante del sistema sociosanitario”.
Secondo Pieraldo Ciucchi (Gruppo misto) è necessario avviare una riflessione sul futuro: come si ritiene possibile, in Italia, garantire nei prossimi anni la sostenibilità di un sistema universalistico in sanità? “Tutti invece – ha detto Ciucchi – tendono ad evitare il problema, e questo mi crea grande perplessità. Si va avanti a tentoni, eludendo la questione di fondo”. Il consigliere ha poi annunciato voto favorevole al provvedimento e voto di astensione agli emendamenti che riguardano i servizi sociosanitari.
Il presidente della commissione Sanità Marco Remaschi (Pd) ha voluto ringraziare la commissione per la grande mole di lavoro svolto. “Dalle consultazioni sono arrivati spunti interessanti, in parte raccolti, che ci hanno fatto riflettere sul quadro complessivo della riforma”, ha detto Remaschi. Secondo il consigliere siamo davanti a “una legge di principio che dà inizio a un percorso, e le preoccupazioni emerse devono trovare risposta”. “Noi ragioniamo in termini di area vasta – ha aggiunto Remaschi –. È nell’area vasta che trova risposta il 95% dei bisogni di cura dei nostri cittadini. Dobbiamo attuare una programmazione seria e un’interconnessione più forte tra rete ospedaliera e territorio.
Nella breve replica finale l’assessore al Diritto alla salute Luigi Marroni ha ricordato che non si può attuare una riforma solo con una legge. “In questi casi – ha spiegato – c’è sempre un atto iniziale, a cui segue una fase di studio e analisi, prima di arrivare alla fase conclusiva”. Marroni ha sottolineato inoltre che i risparmi ci sono “e fin qui siamo sempre riusciti a risparmiare migliorando il servizio”. Infine l’assessore ha ricordato che “noi facciamo tutto questo non in un’ottica di privatizzazione, ma esattamente per il contrario”.
La soddisfazione di Rossi e Marroni
"Riorganizzare profondamente è il solo modo per salvaguardare il servizio sanitario pubblico. Per la Toscana è una bella sfida, ma sono sicuro che la vinceremo". Il presidente Enrico Rossi commenta con soddisfazione il voto del Consiglio Regionale, che ha approvato oggi a maggioranza la legge per il riordino del sistema sanitario toscano. "Coniugare qualità e taglio della spesa è un'impresa difficile, ma finora ci siamo sempre riusciti, riducendo i costi e addirittura migliorando la qualità dei nostri servizi sanitari. Ci riusciremo ancora. E i toscani potranno continuare a guardare con fiducia al loro sistema sanitario".
"In poco tempo siamo arrivati a una legge che in questi mesi è migliorata, e per questo ringrazio l'aula, la Commissione sanità, il presidente Remaschi - ha detto l'assessore al diritto alla salute Luigi Marroni nel suo intervento in aula - L'esperienza dimostra che ogni volta che siamo stati posti davanti a una sfida siamo riusciti in due cose: realizzare risparmi e migliorare la qualità dei servizi. In quest'aula si è parlato di una potenziale privatizzazione. Noi facciamo tutto questo per non privatizzare. Il sistema pubblico ha ancora tante energie e risorse. Ora che la legge è stata approvata, è fondamentale il passaggio successivo. Dobbiamo pensare a come affrontare, declinare le cose che sono state dette, trasformarle in azioni concrete. L'obiettivo è lo sviluppo e la crescita della nostra sanità nei prossimi anni. Grazie a tutte le persone che lavorano con noi, ci sono tutti gli elemen ti perché questi risultati siano raggiungibili".
Fonte: Consiglio regionale della Toscana - Ufficio stampa
