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Marchetti (FI) sul caso del carabiniere condannato: "esprimere la propria opinione, non accetto che venga travisato il senso del mio intervento"

"La nostra iniziativa a sostegno del carabiniere condannato per avere procurato lesioni a un ladro durante la fase della cattura ha scatenato molte reazioni, la maggior parte delle quali di apprezzamento e adesione e, in misura molto minore, di critica.

Fermo restando il grande principio democratico che ognuno ha diritto a esprimere la propria opinione, non posso accettare che, per motivi politici o editoriali, venga travisato il senso del mio intervento e la portata dell’iniziativa stessa che ho fatto, è bene ricordarlo, più come consigliere provinciale che come sindaco.

Il fatto che si scomodino direttori di giornale evidenzia da se l’importanza della notizia e la sua ricaduta sociale, ma nemmeno da loro è ammissibile ricevere una interpretazione del tutto travisata.

Per questo colgo l’occasione per precisare bene alcuni punti fermi della questione.

Intanto il primo, il più importante : la distinzione fra chi è andato a rubare e chi ha solamente fatto il suo dovere di difensore della legge e dei cittadini . Un concetto importante, perché è proprio questa la differenza che dovrebbe prevalere, anche di fronte a un trauma cranico e una costola incrinata.

In nessun passaggio, né per scritto né a voce, ho mai parlato del giudice che ha emesso la sentenza. Lo avrei fatto comunque, ma a maggior ragione ho evitato di chiamarlo in causa perché lo conosco e so che è una persona equilibrata, preparata, assolutamente indifferente alla destra come alla sinistra, non condizionabile né dal colore della pelle né dalla provenienza, sotto nessun profilo.

Il giudice procede sulla base degli elementi processuali di cui dispone. In questo caso, il referto medico e le leggi vigenti. Su questa duplice base ha emesso la sentenza, che non mi sono mai sognato di criticare in se, né, tantomeno, promuoverne con l’azione che abbiamo intrapreso una modifica.

Il problema, quindi, è più ampio e probabilmente nasce dal fatto che il nostro ordinamento tende a salvaguardare più chi intende aggredire i beni e l’incolumità fisica delle persone piuttosto che la professionalità delle forze dell’ordine. E’ qui che tanti intellettuali capaci di sputare sentenze, utilizzare luoghi comuni e dispensare demagogia, dovrebbero incidere davvero.

E’ evidente che l’indulgenza e la tolleranza è più facile praticarla al caldo dell’ufficio di direttore rispetto che dal punto di vista del carabiniere, chiamato a fronteggiare sulla strada, per uno stipendio che non supera i 1300 euro ed è ben lontano da quello di un direttore di giornale, una criminalità sempre più agguerrita sulle strade, alimentata dal continuo arrivo di un esercito di disperati che si trovano costretti a delinquere, non avendo alternative".

 

Maurizio Marchetti, consigliere provinciale di Forza Italia

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