"Alla vigilia dell’incontro in regione fra il gruppo consiliare del Pd e il presidente Rossi e l’assessore Marson sul piano paesaggistico e in modo particolare sulla situazione delle cave, con una soluzione che si spiega solo con la necessità di far rientrare il dissenso in vista delle elezioni regionali, restano sul tappeto tutti i problemi che questo provvedimento regionale comporta e comporterà per tutti.
In consiglio provinciale ho votato a favore dell’ordine del giorno per garantire il proseguimento delle attività estrattive. L’ho fatto perché fino dall’inizio ho sempre ritenuto che il provvedimento della regione Toscana fosse sbagliato e che mettesse in pericolo questa attività, così come mette a repentaglio tanti altri settori produttivi e agricoli, a causa di vincoli e divieti assoluti che penalizzano cittadini, aziende e anche enti, come dimostrano la valanga di osservazioni.
L’ho fatto con diversi distinguo, ad iniziare dalla singolarità della vicenda che vede il Pd toscano e lucchese responsabili , avendo approvato l’adozione dello strumento urbanistico, di questa confusione e della levata di scudi di tutte le persone che condiziona.
Visto che ci sono le elezioni regionali, il Pd tenta il recupero proponendo emendamenti, scontrandosi con l’assessore Marson per cercare di rimediare, per non perdere voti . L’assessore non l’ha presa bene e ha pubblicamente accusato il partito democratico di essere composto da cementificatori.
In realtà il piano paesaggistico è da buttare completamente e andrebbe rifatto secondo intelligenti criteri di sostenibilità ambientale che non deve essere azzeramento di ogni intervento, ma valutazione di quelle che sono le reali esigenze del sistema economico e dell’ambiente stesso.
Dubito però che si arrivi a tanto, anche se la sconfessione nei confronti di Rossi, che ha subito cercato di scaricare tutta la colpa all’assessore, e la stessa Marson da parte del Pd è davvero evidente".
Maurizio Marchetti, consigliere provinciale di Forza Italia
