Curare le aritmie cardiache riducendo al minimo, anzi se possibile eliminando, i danni derivanti dall’esposizione ai raggi X durante l’ablazione, ai quali si ricorre per visualizzare i cateteri impiegati all’interno del cuore. Danni potenziali per pazienti e operatori, da quelli alla cute fino al rischio di tumori.
È il campo della elettrofisiologia a “raggi zero” ormai ampiamente impiegata nella cura delle aritmie cardiache e che, anche nei tre ospedali cittadini dell’Azienda sanitaria di Firenze, ha consentito di trattare efficacemente circa 200 pazienti, senza che ciò abbia avuto un impatto negativo sulle percentuali di successo e di complicanze rispetto alle procedure convenzionali effettuate sotto guida radioscopica.
Il cardiopalmo, o sensazione di palpitazione del cuore, è un sintomo riscontrato di frequente nella popolazione generale e costituisce il motivo del 16% delle visite presso i medici di medicina generale e la seconda causa di valutazione specialistica cardiologica, dopo il dolore toracico.
Il cardiopalmo è, nel 40% dei casi, sostenuto da un’aritmia cardiaca o, per meglio comprendere, un cortocircuito elettrico all’interno del cuore che può presentare quadri variabili di rischio: esistono infatti aritmie a bassissimo rischio, come la tachicardia parossistica da rientro nodale, che può tuttavia costituire un’importante limitazione alla qualità della vita, ed altre a rischio altissimo, come le tachicardie ventricolari e la fibrillazione ventricolare.
La cura delle aritmie, a fronte di uno scarso effetto dei farmaci nel loro controllo, si è sviluppata negli ultimi anni mediante l’ablazione, ovvero sia un cateterismo cardiaco: si introducono, per via venosa o arteriosa, elettrocateteri all’interno delle camere cardiache, si identifica il meccanismo alla base del cortocircuito elettrico e si effettuano, sempre mediante elettrocateteri dedicati, delle piccole bruciature (lesioni a radiofrequenza) le quali determinano delle cicatrici terapeutiche capaci di curare l’aritmia, con percentuali variabili di successo, fino al 90-95% nel caso di alcuni interventi alla prima procedura.
Le controindicazioni sono però appunto date dalla guida radioscopica, ovvero sotto i raggi X, impiegata per la visualizzazione dei cateteri. Tecnica che, se da una parte ha permesso di effettuare brillanti procedure e aumentare la conoscenza di molte patologie, può essere nociva per l’accumulo di radiazioni nell’organismo e le possibili mutazioni cellulari. Così sono state messe a punto macchine che consentono di effettuare le procedura di ablazione delle aritmie con una esposizione ai raggi X uguale o tendente a 0, senza ricadute negative sulle percentuali di successo dell’intervento elettrofisiologico e senza ridurre la qualità delle immagini indispensabili a guidare correttamente i cateteri nelle camere cardiache.
Per approfondire la conoscenza di queste metodiche e di queste tecnologie, sabato prossimo, il 24 gennaio, nell’ospedale più antico d’Europa, Santa Maria Nuova dove appunto si effettuano da tempo ablazioni a raggi zero, si terrà un congresso cardiologico organizzato dalla dottoressa Marzia Giaccardi, elettrofisiologo della Asl 10 e dal dottor Massimo Milli, responsabile della cardiologia del presidio nel centro di Firenze: le relazioni scientifiche si alterneranno a collegamenti in video conferenza con la sala di elettrofisiologia dove verranno effettuate ablazioni di tachiaritmie e l’impianto di un defibrillatore biventricolare appunto senza l’uso di radiazioni ionizzanti per la visualizzazione delle camere cardiache e degli elettrocateteri, ma sotto guida non fluoroscopica mendiante un sistema di mappaggio che permette la ricostruzione tridimensionale delle camere cardiache.
Il congresso, intitolato “Da Folco Portinari alle procedure elettrofisiologiche a raggi zero” per sottolineare il legame tra le meraviglie del passato ed il presente “high-tech” dell’ospedale fiorentino, sarà aperto dal direttore generale della Asl 10 Paolo Morello a cui farà seguito una lettura magistrale del dottor Giancarlo Landini, direttore del Dipartimento di medicina.
Fonte: Azienda Sanitaria Firenze
