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Riordino Province, Bugli: "Presto una proposta di legge regionale". Il dibattito

Vittorio Bugli

La Legge di Stabilità ha cambiato il quadro finanziario prefigurato dalla legge 56/14. Le norme della legge Delrio restano integre, ma è evidente che le ingenti minore risorse di Province e Regioni rischiano di compromettere le dimensioni del riordino’. L’assessore alla Presidenza Vittorio Bugli nella sua comunicazione al Consiglio regionale ha sintetizzato in questi termini gli effetti che la legge di stabilità provoca sulle province toscane e sulla Città metropolitana fiorentina, in particolare sul destino lavorativo del personale ed il riparto delle competenze.

L’assessore ha ricordato che la vicenda delle Province ha origine lontane, a partire dai tentativi di riforma del governo Berlusconi nel 2011, poi proseguiti con il governo Monti e con il governo Letta nel 2013. “Alcune proposte nel frattempo avanzate anche dalla Regione Toscana – ha rilevato – avrebbero potuto trovare un’attenzione diversa”.

Bugli ha sottolineato che la Toscana ha partecipato attivamente alla vicenda, sia in sede nazionale che locale. In sede di Conferenza delle Regioni ha, infatti, contribuito alla stesura dell’Accordo con il Governo dell’11 settembre 2014, che istituisce gli Osservatori nazionale e regionali, ed ha istituito a livello regionale uno specifico tavolo di confronto.

L’Osservatorio regionale, nato alla fine di settembre 2014, si è riunito quattro volte ed ha portato a termine i propri lavori relativi alla mappatura dei beni e delle risorse delle province. Il Tavolo regionale con le organizzazioni sindacali, l’Anci e l’Upi si è invece riunito tre volte seguendo attentamente le fasi del riordino. “L’impegno della Regione – ha affermato – è dunque stato, ed è tutt’ora, quello di procedere all’attuazione della legge Delrio”.

L’assessore ha però rilevato che la legge di stabilità ha complicato questo percorso, con tagli verso le Regioni per 4,5 miliardi e verso le Province per un miliardo nel 2015, due miliardi nel 2016 e tre miliardi nel 2017. In questo modo è stato messo in discussione il previsto finanziamento delle funzioni verso l’ente ricevente, con il trasferimento del personale e dei rapporti attivi e passivi.

In Toscana si stimano meno risorse a carico delle province per oltre 90 milioni già el 2015.

A tutto questo si aggiungono le norme sul personale, con una messa in mobilità pari ad almeno il 50% della spesa per le province e del 30% per le Città metropolitane, con procedure verso le altre amministrazioni, anche statali, incerte e complesse.

“Abbiamo in più occasioni segnalato queste criticità – ha aggiunto Bugli – Abbiamo chiesto uno specifico finanziamento integrativo per il trasferimento del personale e la possibilità di esodi con requisiti pensionistici antecedenti la legge Fornero, ma non abbiamo finora avuto risposte positive”.

Alla luce di questa situazione, la Giunta regionale ha deciso di non rispettare il termine del 30 dicembre 2014 per approvare una proposta di legge di riordino delle funzioni esercitate attualmente dalle province. “E’ nostra intenzione dare un contributo significativo, seppure complesso, per attuare una riforma che introduca una seria riorganizzazione istituzionale nella nostra Regione – ha precisato l’assessore – La volontà è quella di portare al più presto all’esame del Consiglio regionale una proposta di legge, già forse entro il mese”.

La proposta di legge sarà ispirata da tre principi: sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione. La sussidiarietà nel senso di puntare su istituzioni che sono meglio in grado di svolgere compiti ed attuare politiche pubbliche, valorizzando il ruolo della Regione non solo come soggetto di legislazione e di programmazione, ma anche di soggetto responsabile dell’attuazione delle politiche europee nella dimensione propria. L’adeguatezza nel senso di lasciare le gestioni alle istituzioni più vicine ai cittadini, consolidando le aggregazioni dei comuni e delle loro unioni. Differenziazione nel senso di definire con nettezza “chi fa cosa”, per valorizzare l’istituzione della Città metropolitana.  “Stiamo pensando anche a strumenti specifici – ha precisiato Bugli – come la Conferenza Regione – Città metropolitana, ad esempio su temi come la mobilità ferroviaria, utile per tutta la Regione”.

Gli obbiettivi della legge sono: semplificare i processi decisionali, organizzativi e gestionali, con contenimento dei costi; valorizzare la Città tropolitana, rafforzandone il ruolo di ente di governo del territorio metropolitano e di coordinamento dei comuni che la compongono; assicurare alle comunità locali la partecipazione alla formazione dei programmi d’intervento relativi alle funzioni oggetto di trasferimento alla Regione.

L’assessore ha infine ribadito l’impegno della Regione affinché al personale coinvolto nel riordino delle funzioni venga assicurata ogni tutela prevista dalla legge Delrio. “L’impegno andrà ben oltre le strette ma chiare regole della legge 46/14 – ha affermato – Cercheremo di misurarci già dal 2015, per quanto riguarda il personale trasferito alla Regione, con il nuovo e più problematico quadro finanziario dettato dalla legge di stabilità”. Al riguardo ha precisato che la ‘mappatura’ fatta dalle province ha quantificato in via approssimativa il personale interessato. Al 31 dicembre 2013 risultano 4mila 455 unità, compresi gli operai forestali, di cui 128 a tempo determinato. Il personale escluso dal riordino sarebbe pari a pià di 500 unità adddette alle funzioni legate al mercato del lavoro e circa 200 operatori di polizia provinciale.

“La legge regionale dovrà consentire l’esatta individuazione del personale addetto alle funzioni da trasferire – ha precisato Bugli – L’individuazione del personale ‘in concreto’ consentirà di misurare in dettaglio l’impegno cui la Regione dovrà fare fronte”.

“La Regione non si tira indietro e farà la propria parte – ha concluso – Quando mai la Regione non si è fatta carico di questi problemi? Occorre un lavoro attento, unitario, ed un sacrificio da parte di tutte le istituzioni, a partire dallo stato centrale, anche attraverso un’attenta, ma congrua, messa a disposizione delle risorse”.

Gli interventi di Santini (Fi), Del Carlo (Udc), Sgherri (Rc-ci), Romanelli (gruppo Misto)

“Nessuna intenzione di sventolare bandiere”, dice il capogruppo di Forza Italia Giovanni Santini, ma la risposta dell’assessore Vittorio Bugli –la comunicazione sulla cosiddetta Legge Delrio richiesta dia forzisti -, e il percorso attivato in prospettiva per la legge regionale di attuazione, sventa il pericolo per il Consiglio di “trovarsi di fronte ad una legge blindata”.

Santini ha ricordato la propria “sensibilità verso le istituzioni provinciali”, vittime della “maniera sbrigativa” con cui la politica naizonale ha “smantellato un livello istituzionale”. Una logica che vede “la casta più debole uccisa dalla casta più forte”. Il capogruppo ha parlato anche di “danno di dignità” per le istituzioni che avevano “acquistato un rango di dignità costituzionale che è durato poco”; poi la “deriva”, che continuerà perché siamo in presenza di una legge ponte “verso l’eutanasia”. Al personale delle province Santini dichiara “totale incondizionata solidarietà”. Per il capogruppo il Governo nazionale deve “revocare” quella scaletta in virtù della quale il 31 gennaio 2019 “chi sarà rimasto nel setaccio sarà licenziato: è la prima volta che si parla concretamente di licenziare nel pubblico”. Poi, visti i servizi erogati dalle province a cittadini e territori, bisogna definire quali risorse recuperare, anche mettendo mano alle finanze regionali. Ci dovranno essere passaggi consiliari dedicati “a come affrontare l’emergenza”. Nessuna delle istituzioni che “facevano parte della filiera” può “rimanere sorda”: la solidarietà sarà “davvero fino in fondo”.

Giuseppe Del Carlo, capogruppo Udc, ha citato l’assessore Bugli – “ha parlato di situzione complessa e confusa” – ricordando che “nel nostro paese non si è mai affrontata una questione istituzionale di questa portata”. E “Il Governo ha scaricato il problema sulle Regioni”. Per Del Carlo la comunicazione di Bugli evidenzia il pericolo di “un accentramento decisionale” legato al passaggio di certe funzioni in capo alla Regione, visto tra l’altro che il passaggio ai Comuni appare “del tutto marginale”. Riguardo al personale, da qui al 2019 ci sono alcuni anni; ma certo, va garantita anche la tutela della professionalità. Per “impegno e senso di responsabilità, la proposta di legge dovrà essere portata al più presto in commissione e in Consiglio”.

Monica Sgherri, capogruppo di Rc-ci, apprezzando sia la comunicazione di Bugli che l’intervento di Santini, ha parlato di “controriforma” dagli effetti “destrutturanti” sul sistema democratico, sulla partecipaione e sui servizi ai cittadini. Siamo in presenza di “un colpo grave alla democrazia”, e c’è anche una contradditorietà rispetto alle scelte fatte 7 anni fa, quando “furono rimpolpate competenze e servizi” delle province: in conseguenza si è formato personale, come su rifiuti, inquinamento acustico, dell’aria. Ora “non è dato di sapere” come saranno riorganizzati i servizi e riallocato il personale. Paventando il rischio di una “esternalizzazione definitiva”, la consigliera invoca un “punto determinante”: portare alla riassunzione di deleghe e funzioni legandole al personale. “La salvaguardia del sistema democratico, dei servizi essenziali e del personale è la nostra bandiera”.

Mauro Romanelli, gruppo Misto, ha rivendicato all’assemblea lo svolgimento di un dibattito “indispensabile e necessario”, ricordando le manifestazioni, a natale e per l’ultimo dell’anno, messe in atto dal personale provinciale. “Scene da terzo mondo, una vergogna per tutta la politica”. Secondo Romanelli colpe e incapacità “sono sicuramente del governo che governa”, ma tutta la vicenda nasce da “una campagna che ha disegnato le Provice come inutili e demoniache, causa di tutti i mali di questo paese”. La politica, “invece di rispondere gli è andata dietro”. Il che non significa che non si possa arrivare “ad una riorganizzazione” di enti e funzioni, “ma alla fine di un percorso serio, che dura anni, per individuare doppioni e sprechi”, e non con un percorso fatto “per decreto”. Il consigliere si è poi concentrato sull’aspetto dei tagli e delle difficoltà evidenziate anche nella relazione di Bugli: “Il problema sono le risorse a causa delle scelte, come gli 80 euro, fatte dal governo nazionale”.

Un saluto ai dipendenti delle provice, riuniti davanti alla sede del Consiglio e impegnati a seguire il dibattito in corso nell’assemblea da altre sale di Palazzo Panciatichi, è stato rivolto anche dal vicepresidente Roberto Bendetti, Ncd, di turno alla presidenza d’aula.

“Quello fatto è stato un lavoro difficile e non finisce certo oggi. Il mio giudizio sulla riforma Delrio è sempre stato abbastanza severo perché nato sulla scia di un’onda emotiva”. Così Vanessa Boretti (Pd) che sul riordino delle Province ha detto “si poteva fare un ragionamento più ampio. Occorreva affrontare la riforma, necessaria, con meno superficialità ed entrando più nel merito e nel concreto”. Sulla comunicazione resa dall’assessore Bugli la consigliera ha dichiarato come la Regione “si stia assumendo responsabilità. Occorre darne atto”. “Mi auguro – ha concluso – che il Governo possa ripensare le decisioni prese come quella, spinosissima, delle risorse. Il nostro faro dovrà essere quello di dare una garanzia di avvenire ad ogni forma di lavoro”.

“Questo consiglio regionale ha avuto il coraggio, e certo non in tempi sospetti, di porre la questione della governance e del rapporto con gli enti locali”. Così il capogruppo Pd Ivan Ferrucci che sul tema ha dichiarato: “Occorre una riflessione ampia senza che i lavoratori siano le ‘vittime’ di riforme necessarie”. “Si è accelerato lo svuotamento delle Province” ha detto toccando anche il nodo di quelli che “erano chiamati a svolgere funzioni esternalizzate e che sono i primi a soffrire”. “Ben vengano i passaggi annunciati dalla Giunta. Da parte nostra, invitiamo l’assessore ad andare avanti” ha concluso.

“Il riordino delle Province qualche danno lo ha già prodotto ed è irreversibile. Mi riferisco ai lavoratori a tempo determinato che hanno preso il lavoro o che lo stanno perdendo”. Così Paolo Marini (Rc/Ci) che riguardo alle funzioni svolte dall’ente locale ha dichiarato essere “frutto di professionalità acquisita negli anni”. “Se non c’è un cambiamento di opinione da parte del Governo – ha detto – non esiste alcuna soluzione. Occorre essere chiari, non possiamo girarci attorno”. Ed ha inoltre evidenziato che la Regione è diventata il “front office di responsabilità che stanno altrove”. “Dobbiamo aprire una discussione sui temi veri. Non voglio essere corresponsabile di quello che succederà nei prossimi mesi” ha concluso.

“Il riordino istituzionale è corso parallelamente al tema della rottamazione. Si sono messi i vecchi contro i giovani, le donne contro gli uomini fino a mordere pezzi dell’ordinamento istituzionale senza avere la visione dell’organizzazione che si stava prospettando”. Così Pieraldo Ciucchi (Gruppo Misto) nel corso del dibattito che ha seguito la comunicazione di Giunta. Il consigliere ha detto che il tema di oggi si “inserisce in un contesto in cui si discute, tra l’altro, di un nuovo sistema dell'ordinamento, con un Senato non eletto, e una nuova legge elettorale”. “Tutto questo è destinato a franare e franerà – ha avvertito – perché non reggerà la prova delle sfide che saremo chiamati ad affrontare nei prossimi anni”. E sul nodo dei lavoratori delle Province ha domandato: “Quando mai si è visto un processo di riforma che mette in discussione i dipendenti? Li invito a restare allarmati ma li invito anche ad andare a Roma. Quello è l’indirizzo giusto” ha concluso affermando che “senza una visione di Paese, non andremo da nessuna parte”.

Nel corso della sua replica l’assessore Vittorio Bugli ha ringraziato l’Aula per il dibattito: “faremo tesoro di quanto emerso”. Quindi ha ribadito la volontà di inviare “in tempi brevi” la proposta di legge al Consiglio.

Riordino Province. Romanelli (Sel): "Buona volontà e importanti impegni da parte della Giunta e dell'Assessore Bugli, ma il nodo è il rapporto col Governo Renzi"

"La Giunta Regionale ha fino ad oggi agito con correttezza e presenta oggi una relazione dettagliata, seria e onesta, prendendosi anche impegni importanti, ma adesso è necessario rapportarsi in una maniera molto diversa col Governo Renzi" - questo uno dei concetti fondamentali espressi nel proprio intervento dal Consigliere Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà Mauro Romanelli intervenendo nel dibattito che è seguito alla relazione dell'Assessore Bugli sulla vicenda del riassetto delle Province.

"Oggi ho sentito molte forze politiche profondersi in grandi attestati di stima per le professionalità dei lavoratori della Provincia, ma non so quanti possono rivendicare, come può farlo il sottoscritto e può farlo la forza politica che rappresento, Sinistra Ecologia e Libertà, di non aver mai partecipato, anzi di aver chiaramente avversato, la marea montante di populismo e demagogia, che aveva individuato nelle province il luogo di ogni spreco, da eliminare domattina risparmiando fino a 70 miliardi".

"Questo vuol dire che non si potrebbe riorganizzare lo Stato in maniera più efficiente, magari anche arrivare ad un unico livello di Governo, tra Regioni e Province, o che non ci siano doppioni o sprechi da eliminare? Certamente no. Ma altra cosa era fare un percorso congruo, di alcuni anni, che avesse l'esito in una rioriganizzazione volta a valorizzare, anziché mortificare, le professionalità: qui si è tagliato con l'accetta, per fare pura demagogia, gettando nel caos le istituzioni".

"Dopo l'eliminazione della democrazia, ovvero dell'elezione dei consiglieri provinciali da parte dei cittadini, ci è toccato assistere allo spettacolo, degno di un paese del Terzo Mondo, che deve farci davvero arrossire tutti di vergogna, dei dipendenti, dei lavoratori di un Ente dello Stato, costretti a passare le Feste di Natale, ad occupare le sedi della Provincia, di lavoratori precari, costretti il pomeriggio dell'ultimo dell'anno, del 31 Dicembre, ad attendere con trepidazione il decreto milleproroghe che doveva sanare la loro situazione. E questo è oggettivamente avvenuto, lo dice di fatto Bugli nella sua relazione, per le "complicazioni" sorte a seguito dei tagli lineari del Governo, tagli dovuti alla volontà di fare altre scelte, dagli 80 euro, certamente, ma anche di non voler tagliare, come era stato promesso, gigantesche e inutili spese militari, giova ricordare l'indegna vicenda delle balle e delle promesse mancate su quella patacca conclamata, dal costo di 15 miliardi di euro, degli F35, o di non voler combattere l'evasione fiscale, anzi condonarla sotto il 3% dell'imponibile".

"Da qui scaturiscono i problemi, e questo dunque è il nodo. Come applicheremo questi tagli di 300 milioni alla Sanità, che facciamo finta di esserci dimenticati? Dove troveremo i soldi, oggi promessi, con impegno generoso ed encomiabile, dall'Assessore Bugli, per fare fronte comunque alla necessità di non mandare a casa persone e di non rinunciare ai servizi? Spero che da oggi in avanti, visto che i ndoi stanno venendo al pettine, l'atteggiamento della regione e del Presidente Rossi verso il Governo Renzi inizi ad essere molto diverso. Non perché fa piacere a Sel. Ma perché è necessario" - conclude Romanelli

Oggi emerge in tutta la sua gravità la contro riforma delle province da parte del Governo Renzi. All’irresponsabilità delle scelte del governo non pare esserci mai fine.

Sgherri (PRC in Regione): emerge in pieno la gravità della contro riforma del Governo Renzi

Eravamo (e restiamo) contrari, fin da quando si prospettò col Governo Monti, all’abolizione dell’elezione diretta (cioè la cancellazione del voto popolare) dei Consigli Provinciali, via via spacciata per abolizione delle provincie, contrari in quanto si riduceva la rappresentanza del pluralismo politico e quindi il controllo democratico su servizi essenziali e il diritto dei cittadini di scegliere chi governerà i servizi a scala sovra comunale.

Al peggio non c’è però mai fine e oggi con Renzi il quadro si fa ancora più drammatico, in quanto la demagogica (e falsa) abolizione delle province si scarica sui lavoratori delle province stesse, quasi cinquemila in Toscana, il cui futuro è più che incerto e si prospetta di fatto una road map di licenziamento di massa, e ai quali il governo non ha accettato di applicare nemmeno alcune salvaguardie, come la possibilità di andare in pensione con i parametri “pre Fornero”; Così Monica Sgherri Una volontà governativa – prosegue Sgherri - che rasenta il “persecutorio”.

Il tutto aggravato, creando un circolo vizioso, di una tagli enormi di trasferimenti di risorse a province, comuni (e anche Regioni), ultima e più grave in ordine di tempo a causa dell’ultima legge di stabilità governativa.  Di fronte a un quadro del genere, e a tutta la partita delle funzioni (essenziali) svolte dalle province da riassegnare, per noi essenziale – come in parte richiamato nell’informativa della Giunta – sarà legare il destino delle funzioni a quelle del personale. La riassunzione delle funzioni e dei servizi strategici delle province da parte della Regione deve corrispondere alla (piena) presa in carico del personale provinciale ad esse oggi dedicato. Si parla di servizi essenziali e non certo un orpello di cui si può far a meno, e si deve ricordare che già oggi e da anni (col blocco decennale delle assunzioni) le province (così come i Comuni) operano in sotto dimensionamento e in sofferenza. Occorre quindi garantire -  tramite la riallocazione delle funzioni - i servizi essenziali (e garantire l’adeguato decentramento di servizi, si pensi a tutta la partita dei centri per l’impiego e i servizi per il lavoro, che richiedono una diffusione sul territorio per essere efficaci) e questo deve conseguentemente significare il recupero di (tutto) il personale provinciale qualificato per svolgere tali compiti. Non arretreremo di fronte a questo che è il più urgente dei punti sul tappeto, pena altrimenti colpire i lavoratori, servizi essenziali, e farsi corresponsabile delle scelte sciagurate del Governo.

Fonte: Consiglio Regionale Toscana - Ufficio Stampa

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