Una legge per istituire in Toscana la figura del Garante per la promozione del rispetto delle libertà religiose. È la proposta di legge illustrata oggi a Palazzo Panciatichi dai consiglieri regionali firmatari Antonio Gambetta Vianna e Gian Luca Lazzeri del gruppo consiliare Più Toscana.
«Questa proposta di legge – sottolineano Gambetta Vianna e Lazzeri – è stata presentata dal nostro gruppo a settembre del 2013. Oggi, dopo i drammatici giorni di Parigi e l’attacco al cuore delle nostre democrazie, la sua importanza ritorna quanto mai attuale: al dialogo delle culture servono ponti, non muri per dirla con le parole profetiche del sindaco “santo” Giorgio La Pira. Ed è dovere di istituzioni come le Regioni, che, dopo i Comuni, per prime hanno a che fare col cuore delle realtà sociali locali, disinnescare alla base nei loro territori, quella bomba a orologeria rappresentata dal conflitto di civiltà. Proprio queste – spiegano i consiglieri – sono le finalità della proposta di legge.
Tre i punti cardine del nostro disegno: diffondere una cultura di reciproco rispetto tra le realtà religiose, favorirne la conoscenza come momento di arricchimento culturale per la popolazione, promuovere il dialogo tra le diverse religioni. L’obiettivo: diffondere la cultura di tolleranza ed educazione verso le varie esperienze religiose in Toscana, dove, secondo il dossier statistico Caritas/Migrantes ogni 10 immigranti, ben 5 non sono cristiani e 3 sono musulmani principalmente di matrice Sunnita mentre 2 appartengono al altre confessioni (buddhisti, induisti, animisti ed ebrei). Solo a Firenze, facendo riferimento ai dati 2011 su 324.023 residenti, ben 51.309 non erano italiani e venivano da Romania, Perù, Albania, Filippine, Cina, Sri Lanka, Marocco, Egitto e Ucraina. Le comunità musulmane toscane sono molto diversificate. Nella nostra regione esistono organizzazioni musulmane turche che si definiscono “laiche”, alcuni dei loro membri fanno parte del movimento riformista turco Nur che conta oltre trecento centri istituiti in Europa e Asia e si è affermato come una delle principali presenze mondiali di “Islam centrista”. Ma anche il Subud presente in Toscana dalla fine degli anni ’70 ed è diffuso tra gli immigrati provenienti dall’Indonesia: i gruppi principali sono a Milano e Firenze dove si trova la casa madre dell’organizzazione. La complessità della ricchezza e diversificazione culturale di questo quadro è innegabile.
Il compito di costruire un ponte solido fra queste frammentazioni ma anche svolgere attività di monitoraggio è affidato dalla legga alla figura del Garante per la promozione del rispetto delle libertà religiose e della convivenza per la diffusione della cultura della pace istituito dal Consiglio Regionale. Il ruolo sarà affidato ad un consigliere per il quale non è prevista alcuna indennità aggiuntiva e le cui strutture di supporto non graveranno sui bilanci regionali. Il Garante sarà eletto dal Consiglio con maggioranza assoluta. Ecco in breve alcune delle sue funzioni: 1) Organizzare eventi con scopo conoscitivo e partecipativo come incontri interreligiosi tra i rappresentanti delle diverse comunità religiose e i cittadini toscani. 2) Rilevare le presenze religiose all’interno della Regione. 3) Favorire il dialogo tra organismi sanitari e comunità religiose per garantire le migliori pratiche nel rispetto dei principi religiosi ove questi non siano di nocumento della salute, promuovendo la conoscenza di leggi e delle pratiche italiane in materia sanitaria.
Entro il 31 marzo di ogni anno, il garante presenterà al Consiglio ed alla Giunta una relazione sull’attività svolta nell’anno precedente e sui risultati raggiunti. La creazione di questa figura – aggiunge Lazzeri – rappresenterebbe una sorta di unicum nel panorama regionale italiano e un importante segnale istituzionale. Oggi – concludono Gambetta Vianna e Lazzeri – il nostro pensiero va a tutto il popolo francese sconvolto dall’orrore di questi giorni tremendi, ai familiari delle persone assassinate e a tutte le 17 vittime uccise, per dirla con le parole di Malek Merabet (fratello di Ahmed Merabet, poliziotto musulmano ucciso fuori dalla sede di Charlie Hebdo), da persone che dicono di essere musulmane. Ma sono terroristi».
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
