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Arcidiocesi, Ecco l'Omelia che il cardinale Betori proclamerà in Santa Maria del Fiore

Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze

Vi proponiamo l'Omelia che il cardinale Betori proclamerà questa sera, giorno di San Silvestro, nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore al Vespro e Te Deum di fine anno.

OMELIA

Le parole che Paolo rivolge ai cristiani della Galazia vogliono essere un richiamo alla verità del Vangelo che ha annunciato tra loro. Egli si accorge che essi stanno rischiando di perdere quella libertà che Gesù ha donato ai suoi discepoli rendendoli figli di un Dio che è Padre. Il pericolo che corrono questi cristiani è di legarsi di nuovo agli elementi di questo mondo, pensando di trovare in essi le risorse per giungere a una vita felice, ma diventandone in realtà schiavi.

Il problema riguarda anche noi: a quali idoli ci stiamo sottomettendo, «a divinità che in realtà non lo sono» (Gal 4,8), dimenticando che solo Dio può salvarci da noi stessi e da quanti, uomini e cose, vorrebbero asservirci? La radicalità di questa situazione, e delle conseguenti scelte, si svela a noi nel momento in cui lasciamo illuminare i giorni della nostra vita dall’unica luce capace di leggere le profondità del nostro cuore, quella luce che– come ricorda l’apostolo Paolo – apparve all’umanità «quando venne la pienezza del tempo» e «Dio mandò il suo Figlio» (Gal 4,4).

Questa luce, che Gesù diffonde su di noi con la sua parola, ci permette di ripercorrere i passi che abbiamo compiuto in questo anno e a proiettare lo sguardo su quanto ci attende nei giorni che il nuovo anno ci donerà, con un discernimento che muova dalla fede in Gesù accolto tra noi come la pienezza del tempo.

Non possiamo qui fare un elenco esaustivo di avvenimenti e situazioni che hanno accompagnato i giorni trascorsi. Mi limito a segnalare alcune linee prospettiche in cui poter raccogliere il passato e orientarci per il futuro. Sono linee ambivalenti, in cui si intrecciano problemi e risorse, negatività e potenzialità, per entrare con maggiore consapevolezza e con coraggio nel futuro che ci attende.

A questi scenari di fondo appartengono purtroppo le guerre e le violenze che continuano ad opprimere popoli e persone nel mondo.

L’anelito alla pace, la volontà di costruire le condizioni di giustizia che la rendano possibile devono essere rinnovati come richiesta e impegno di tutti. Lo facciamo in particolare per quelle situazioni in cui la negazione della libertà religiosa genera persecuzione e morte per non poche comunità cristiane ma anche di altre confessioni religiose. Vogliamo continuare a sollecitare chi ha responsabilità nel governo dei popoli di porre la richiesta della libertà religiosa e di coscienza come condizione primaria di ogni collaborazione che si voglia sviluppare sul piano politico ed economico. Lo chiediamo in particolare per le regioni del Vicino e Medio Oriente e in modo tutto speciale per quella che fu la terra del Signore, la Terra Santa.

La pace è legata non solo al riconoscimento dei diritti umani, tra cui si colloca quello alla libertà religiosa, ma anche alla promozione di condizioni di giustizia per tutti. Le scelte dei poteri politici ed economici nel mondo non appaiono ancora orientati a stabilire condizioni di sviluppo per tutti i popoli, tali da eliminare le sacche della fame e delle malattie endemiche. Proprio quest’ultime nell’anno appena concluso sono riemerse con forte virulenza. Come pure non appare una sufficiente consapevolezza condivisa che le radici dell’imponente fenomeno delle migrazioni, con le loro ripetute tragedie di morte, stanno nelle condizioni disumane in cui sono costrette a vivere tante popolazioni dell’Africa e dell’Asia.

E la povertà emerge con forza anche nelle nostre regioni, nelle nostre città, esito di una crisi economica che travolge i più deboli e rende tutti più fragili. La mancanza di lavoro per troppi, la difficoltà a individuare una prospettiva per il domani dei giovani, pesano sulle nostre famiglie e sulla loro stabilità. Ne consegue la sfiducia che oggi sembra prevalere nel nostro Paese e la difficoltà di molti a trovare riferimenti nella società. Lo stesso slancio che viene immesso nella vita sociale da chi ci governa trova ostacoli in quest’atmosfera di disgregazione dei legami sociali e di perduranti fenomeni di corruzione. C’è bisogno di un rinnovamento etico e di aperture di speranza, fattori non meno determinanti dei correttivi legislativi e delle innovazioni nei processi economici.

Poveri, giovani, famiglie e lavoro siano al centro del nostro impegno nell’anno che viene. È uno scenario, questo, che ci coinvolge anche come città, mentre Firenze si avvia a vivere una serie di trasformazioni del suo assetto, legate in particolare alle comunicazioni e alla visione di una città che, senza rinunciare alla propria identità di città della bellezza, non può

però permettersi di ridursi a città vetrina e luogo di un turismo mordi e fuggi, che non riesce a cogliere il messaggio umanistico che traspira dalle nostre pietre e dalle nostra storia. Vuole esserne protagonista anche la nostra Chiesa locale, che nell’anno che viene potrà offrire il convenire a Firenze di tutte le Chiese d’Italia, con la presenza anche di Papa Francesco, per una riflessione proprio sul tema dell’umanesimo, con una serie di eventi collaterali che auspichiamo possano avere un adeguato impatto culturale. A questo si affiancano i lavori dell’Opera di S. Maria del Fiore per riconsegnare al mondo in tutto il suo splendore il nostro Battistero e un nuovo assetto del Museo, che aiuterà e leggere le opere artistiche nell’orizzonte del progetto teologico e civile di chi pensò il nostro Duomo.

L’accenno al Santo Padre mi permette di ricordarne il magistero che anche in questo anno, con parole e gesti esemplari, ha donato alla Chiesa e al mondo: con i suoi viaggi apostolici in Terra Santa e Turchia, con i discorsi sull’identità e missione del nostro continente all’Unione Europea e al Consiglio d’Europa a Strasburgo, con i suoi interventi per favorire la riconciliazione tra i popoli – da ultimo quello per la ripresa di relazioni tra U.S.A. e Cuba –, con il suo quotidiano dialogo con la gente, con l’impegnativo lavoro di riforma della vita e delle strutture ecclesiali. Ne siamo grati al Signore. Siamo già pronti a seguirlo nel cammino che propone verso l’Assemblea sinodale del prossimo ottobre sulla famiglia e ad accoglierlo nella nostra città nel prossimo novembre.

Una parola sulla vita della nostra Chiesa locale, che vede ancora al centro l’impegno per la Visita pastorale, nella quale emergono la vitalità e al tempo stesso le problematicità del cammino ordinario delle nostre comunità, con quel tessuto di servizio alla parola, alla vita liturgica e alla carità che è la nostra forza ma anche lo spazio della conversione pastorale verso una prospettiva di Chiesa “in uscita” a cui sollecita Papa Francesco. Questo cammino della Visita continuerà ancora – a Dio piacendo – per qualche anno e su di esso torno a chiedere il coinvolgimento delle comunità di volta in volta interessate e la preghiera di tutti. Proprio sul versante della preghiera mi piace ricordare l’iniziativa presa nel novembre scorso di riproporre le figure dei nostri Servi di Dio, per i quali auspichiamo il riconoscimento delle virtù eroiche da parte della Chiesa universale, in particolare il card. Elia Dalla Costa, don Giulio Facibeni, il prof. Giorgio

La Pira. A loro chiediamo di vegliare sul cammino della nostra Chiesa e della nostra città.

Le parole finali le prendo in prestito al nostro ultimo grande poeta, di cui è ricorso quest’anno il centenario della nascita, Mario Luzi. Sono parole del suo Opus florentinum e parlano del tempo e dell’eterno, ma anche della Chiesa e della sua missione:

“Le epoche, madre, sono molte

ma uno è il tempo

e quasi privo di temporalità,

affine all’eterno che si dice

sia il suo contrario, lo si dice stoltamente.

Viviamo, noi cristiani, tra le branche

di questa tenaglia, come tutti i nostri simili

se non che con più tremore.

Siamo nella continuità dell’uomo.

Cristo l’ha suscitata

dalla sua antica inerzia, l’ha segnata

con il rosso del suo sangue.

Tuttavia non l’ha interrotta, l’ha affidata

a ciascuno di noi

e a tutto il corpo mistico e carnale

della sua universa chiesa”.

 

Giuseppe card. Betori

Fonte: Ufficio Stampa Diocesano

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