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La montagna penalizzata dalla Legge di Stabilità: danno dal'aumento dell'Iva sul pellet

"Con l'approvazione della Legge di Stabilità il Senato ha confermato il provvedimento del Governo che prevede l'aumento dell'IVA sul pellet dal 10 al 22%.

Tale provvedimento comporterà gravi effetti per gli oltre 2 milioni di famiglie che usano il pellet per riscaldarsi e che principalmente fanno parte del ceto medio e popolare, ovvero quelli maggiormente colpiti dalla crisi economica. Inoltre queste famiglie risiedono in larga misura nelle zone montane, ovvero quelle più svantaggiate del paese.

Il gettito previsto dall'aumento dell'iva sul pellet difficilmente sarà confermato, poiché è logico aspettarsi una forte contrazione dei consumi di pellet, che andranno inoltre a impattare negativamente su un settore particolarmente significativo per l'economia italiana, che vanta oltre 42.000 addetti, di cui 20.000 occupati nella produzione e nella distribuzione.

La prevedibile riduzione della produzione di pellet rischia di avere gravi contraccolpi anche sull'economia delle imprese forestali che producono legna e cippato destinati alla produzione del pellet medesimo; occorre ricordare che le imprese forestali, operanti in maggior parte nelle zone collinari e montane, rappresentano un elemento fondamentale per la tutela del patrimonio boschivo, per l'assetto del territorio e per il presidio e la sorveglianza delle aree a maggior rischio idro-geologico.

Giova inoltre ricordare che l'Italia è all'avanguardia nella produzione degli apparecchi domestici alimentati a pellet, con oltre il 35% di esportazione in Europa e Nord America.

Che fine faranno gli oltre 22.000 addetti attualmente occupati?

La situazione che si delinea è alquanto contraddittoria; da una parte si destina questo aumento dell'iva su un prodotto di largo consumo a un fondo per ridurre la pressione fiscale, dall'altra ci sono gli incentivi per l'utilizzo delle fonti rinnovabili.

Per quanto riguarda gli aspetti ambientali il pellet contribuisce al raggiungimento degli obiettivi europei del 2020 in termini di energia termica rinnovabile, andando a sostituire combustibili fossili principali responsabili dei cambiamenti climatici in corso.

Alla luce di quanto suddetto la decisione del governo appare assurda e dettata dalla ricerca di un gettito facile che non tiene conto dell'aggravio di spesa di famiglie e imprese già duramente provate dalla crisi".

Tina Nuti, presidente

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