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La domanda di Cappelli (Cisl): "Il Comune vuole consegnare i nidi ai privati?"

Si fa sempre più forte il sospetto che a Prato si stia cercando di creare un pretesto per consegnare di fatto nelle mani dei privati un servizio utile e prezioso come quello degli asili nido comunali. A differenza di quanto il Comune proclama a parole. L'amministrazione comunale pratese infatti ha annunciato di voler investire sul servizio educativo comunale 0/6 anni, con un concorso per assumere personale educativo, riaprendo due asili nido, aumentando l'offerta del servizio fino alla fine di luglio e fino alle 17:30 dal lunedì al venerdì. Purtroppo però la realtà è ben diversa.

Negli ultimi anni la gestione del servizio ha portato ad un abbassamento della qualità del servizio pubblico e un aumento non giustificato dei costi del servizio stesso. Non è più competitivo e di qualità. La qualità è scesa a causa di un'organizzazione che penalizza pesantemente il personale, fulcro del servizio ai e con i bambini, con la previsione di un organico insufficiente e l'obbligo di sostenere fino a 9 ore frontali giornaliere con i bambini. CONTRO OGNI NORMA SULLA SICUREZZA e violando i diritti contrattuali. Sia per l'infanzia che per il nido siamo ormai vicini alla sorveglianza più che ad un progetto educativo pedagogico.

Potenziare l'offerta senza ripristinare le condizioni ottimali di lavoro del personale educativo non migliorerebbe, ma anzi peggiorerebbe il servizio riducendone ulteriormente la qualità. I costi del servizio comunale (mese/bambino € 1.080 vs privati € 350) sono aumentati nonostante le strutture comunali degli asili nido siano scese da 12 a 7. Perchè? A causa di oneri e costi che vengono fatti gravare solo sui nidi pubblici, portandoli così fuori mercato rispetto a quelli privati, nonostante che il sistema sia integrato (pubblico 7 – privato 33).

Quindi, pur accogliendo con interesse le dichiarazione dell’amministrazione di voler mantenere vivo il servizio pubblico e gli annunci di prossimi concorsi per nuove assunzioni in una realtà che vive sul precariato da tempo, mi chiedo se davvero i conti tornano, perché le ipotesi di miglioramento del servizio che circolano, tra cui l’apertura giornaliera prolungata fino alle 17.30, senza però alcun potenziamento di organico anche part-time, potrebbero portare ad un crollo della qualità erogata. Verrebbe infatti a mancare la compresenza tra insegnanti nei momenti più intensi, barattando così un’ora di “badantato serale” con l’effettiva possibilità di mantenere quella veste educativa che tanto lustro ha dato alle scuole pratesi in questi anni.

Non è di insegnati in difficoltà (poche, stanche e private, come ora succede, della possibilità di fruire dei giorni di ferie previsti) che c’è bisogno per fare buon nido, ma di una reale ripresa dell’investimento culturale, ancor prima che economico, sui temi dell’infanzia.

Fonte: Cisl Firenze - Prato - Ufficio Stampa

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