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Nel suo ultimo viaggio a Ponte Ercole Caravaggio aveva altri dipinti con sé. Che fine hanno fatto?

Un celebre autoritratto di Caravaggio

Da una attenta rilettura della lettera, redatta da Deodato Gentile il 29 luglio del 1610 e rivolta al segretario di Stato Vaticano Scipione Borghese crolla la certezza storica che il Caravaggio portava con se solo tre quadri. Nella missiva in cui il Nunzio Apostolico presso il Regno di Napoli, oltre ad annunciare la morte di Caravaggio a Porto Ercole, informava il potente ecclesiastico che da una visita compiuta presso Costanza Colonna Marchese di Caravaggio, protettrice di Caravaggio e finanziatrice del suoi viaggio verso Roma, emergeva che solo tre quadri si trovavano presso la Marchese medesima. Il Documento che si trova negli archivi segreti vaticani riporta in modo inequivocabile la seguente espressione “…La felluca ritornata riportò le robbe restateli ( di Caravaggio) in casa della S.ra Marchesa di Caravaggio che habita a Chiaia, e di dovea era partito Caravaggio. Ho fatto subito vedere se vi sono li quadri, e ritrovo che non ne sono più in essere , eccetto tre, li doi di San. Giovanni e la Maddalena….”.

Silvano Vinceti responsabile del ritrovamento dei resti mortali del Caravaggio nel 2010 ha dichiarato “… questo documento ufficiale apre una nuova pagina sui quadri che Caravaggio si portava con se nel suo ultimo viaggio di vita. Nella missiva, inviata a Scipione Borghese che faceva incetta dei quadri del Merisi anche con metodi poco ortodossi e che stava allestendo una qadreria dove il Caravaggio era il protagonista principale, il Gentile precisa di avere raccolta dettagliate informazioni. Sempre all’inizio del documento a cura di correggere un certo Lamberto per avere erroneamente informato il Segretario di Stato Vaticano sulla avvenuta morte del Caravaggio a Procida. Il Nunzio Apostolico disponeva quindi di fonti certe e rigorosamente raccolta anche per dare prova di serietà e precisione, in modo particolare, sui dipinti del Caravaggio che Scipione Borghese anelava di possedere.

Si tratta quindi di una testimonianza altamente credibile che riapre da una ottica storica un capitolo importante sui quadri che Caravaggio portava con se. Pur con le cautele che lo storico deve avere viene lecito porsi due domande: dove sono questi dipinti e che fine hanno fatto?...”

Fonte: Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali

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