"Il 28 novembre 2014, i Ministeri dell’Economia, dell’Interno e delle Politiche Agricole hanno varato un decreto che è stato pubblicato sul sito web del Ministero delle Finanze il giorno 1 dicembre. Tale decreto dà attuazione alla legge 66/2014 che il governo Renzi aveva varato il 24 aprile 2014, due mesi dopo la manovra di palazzo che lo ha portato al governo.
Già nel 1870, un governo conservatore con sfumature di sinistra istituì la “tassa sul macinato”, ricordata come uno dei massimi esempi di menefreghismo sociale e spregio delle classi meno abbienti. Il governo Renzi, incurante delle condizioni sociali e umane in cui versa il Paese, torna al sistema più vecchio del mondo: paghi chi produce, non chi specula.
Da quando la crisi voluta dal mondo della finanza morde, il mondo agricolo si è assunto l’onere di portare avanti la difesa del territorio, dell’economia, del turismo e dell’ambiente facendosi carico anche dei sempre più disperati e disoccupati generati da un sistema di sviluppo e disvalori che non regge l’attacco di una modernità senza regole di giustizia. Con la nuova tassa sul pane pagheranno tutti i proprietari di terreni agricoli sotto i 280 metri di altitudine, mentre tra i 281 e i 600 metri sono esentati solo i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali. Proprio dove si produce il grano, la coltura meno redditizia tra quelle agricole, ma dall’elevato valore sociale e umano, là si deve pagare la tassa agricola. Non solo, dove l’agricoltura comincia a farsi difficile e la superficie media delle aziende è piccola, gli agricoltori devono obbligatoriamente avere un altro lavoro per sostenere la famiglia e, quindi, dovranno pagare la tassa perché non potranno contemporaneamente essere coltivatori diretti.
Quando Renzi ha stabilito le soglie di altitudine, forse gli è sfuggito che è proprio lì che si coltiva il grano, la vite e l’olivo. O forse, l’attento comunicatore lo sapeva e per questo il decreto è stato pubblicato solo sul sito del Ministero delle Finanze, giusto per vedere le reazioni. Che non sono mancate dal mondo politico, agricolo, economico, associativo, ambientalista, accademico. In parlamento, SEL ha svolto ogni tipo di azione con l’intento di abolire il decreto. Purtroppo non ce l’abbiamo fatta, ma il blocco della protesta qualcosa ha ottenuto: il congelamento della tassa fino al 2015. Temiamo però che Renzi non sia tornato in senno, e che si sia convinto della proroga solo per il fatto che la scadenza del pagamento (16 dicembre 2014) era così a ridosso da rischiare la crisi del sistema di riscossione.
SEL appoggerà qualunque tipo di manifestazione, azione e protesta che miri a ristabilire giustizia fiscale nel mondo agricolo, quest’anno provato anche dalla riduzione delle produzioni causate dal cattivo andamento meteorologico. Gli agricoltori non possono tollerare più, pena la loro definitiva scomparsa, tasse inique e disattenzioni da parte del sistema. Per decenni abbiamo assistito a usurpazioni e espropri a danno del settore agricolo a favore di speculazioni di ogni tipo. Il limite è colmo e la natura ce lo dimostra con alluvioni, frane, morti.
Se il governo è interessato solo alla ricerca di soldi, vada a cercarli nelle banche o emani serie norme di contrasto all’evasione fiscale e alla criminalità mafiosa.
Se le amministrazioni locali vogliono riparare al disinteresse e al malgoverno del territorio degli ultimi decenni, non procedano con espropri inutili e dannosi per il comparto agro-zootecnico e l’ambiente a vantaggio di speculatori, ma provino a riguadagnare la fiducia dei cittadini con una politica attenta ai localismi, alla cultura e alla natura del territorio".
Circolo Sinistra Ecologia Libertà Empolese Valdelsa
