Si è svolta oggi nel salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti la Prima Conferenza regionale sull’infanzia e l’adolescenza ‘La Toscana dei bambini e dei ragazzi: accoglienza, educazione, opportunità’, organizzata dalla Regione Toscana in collaborazione con il Garante regionale e l'Istituto degli Innocenti. Fra gli obiettivi principali quello di promuovere una sensibilità il più possibile diffusa sulle tematiche e le problematiche che investono questi due momenti tanto importanti nella vita di un essere umano, l’infanzia e l’adolescenza.
"Uno degli obiettivi di questa giornata era quello di mettere a confronto le esperienze e quelli che sono i dati che noi abbiamo sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza in Toscana – ha detto Alessandra Maggi, presidente dell’istituto degli Innocenti - e di fatto è un obiettivo raggiunto perché sia le giornate di ascolto degli addetti ai lavori che hanno preceduto la conferenza sia quanto emerso nella giornata di oggi comprese le relazioni che sono state presentate di livello anche nazionale ci hanno dato conferma della bontà e del livello del lavoro che stiamo facendo. Questo ci sprona ad andare avanti".
Nel corso della giornata di lavori sono stati presentati alcuni dati contenuti in ricerche e monitoraggi di cui alleghiamo le gli abstract
1) Monitoraggio La rappresentazione delle giovani generazioni in Toscana: dati e indicatori a cura dell’Istituto degli Innocenti per conto Centro Regionale di Documentazione per l’Infanzia e l’adolescenza
2) Le famiglie italiane tra povertà, deprivazione, prospettive ed opportunità, di Giancarlo Rovati, professore ordinario di Sociologia generale nella Facoltà di Scienze politiche dell’Università cattolica del Sacro Cuore
3) Presentazione dell’indagine sui servizi semiresidenziali, dati anno 2013, realizzata dal Centro Regionale di Documentazione per l’Infanzia e l’adolescenza
Anna Maria Bertazzoni Direttore Generale, Istituto degli Innocenti
Il Centro Regionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza - Osservatorio minori, gestito dall’Istituto degli Innocenti dalla sua costituzione nel 2000, è impegnato nel monitorare la condizione dell’infanzia e le politiche regionali a favore di bambini e ragazzi, in linea con i principi della Convenzione dei diritti dei fanciulli adottata nel 1989 dall’Onu e ratificata dal nostro paese due anni dopo.
Il Centro regionale rende quindi disponibile un insieme coordinato di indicatori che forniscano un quadro d’insieme della condizione dell’infanzia e della adolescenza che si alimenta con dati provenienti :
- da tutte le fonti secondarie disponibili (famiglie di indicatori che riguardano la popolazione minorile in generale) non sempre disponibili per comune o per zone ma solo per ambito regionale;
- da dati provenienti da fonti primarie ossia dal monitoraggio delle politiche attraverso sistemi informativi che garantiscono flussi di dati costanti nel tempo (interventi sociali per i minori, adozioni, circuito penale dei minori, affidi, minori in comunità, …)
- da ricerche mirate che nascono dalle evidenze suggerite ad esempio dai territori come strutture semiresidenziali (di cui si presenteranno nel pomeriggio poi le risultanze) e che poi si traducono in flussi informativi .
Obiettivo è quello di rendere disponibili alla più ampia platea di soggetti (in primo luogo i decisori delle politiche, gli operatori e quanti lavorano con bambini e ragazzi, il terzo settore e l’associazionismo) informazioni e strumenti di lettura della realtà sia relazione alle problematicità, che alle evidenze positive.
Tutte le informazioni sono rintracciabili sul rinnovato sito del Centro: www.minoritoscana.it
Come possiamo descrivere la Toscana dei bambine dei ragazzi ?
Complessivamente la Toscana è una realtà ove la condizione di bambini e ragazzi è mediamente migliore dei loro coetanei italiani senza perciò negare le problematicità che si registrano.
Innanzitutto quanti: sono 574.523 i residenti compresi fra gli 0 e i 17 anni e rappresentano appena il 15,3% del totale della popolazione regionale residente (di 1,4 al di sotto della media italiana), in Toscana vivono 190 ultrasessantacinquenni ogni 100 bambini di 0-14 anni.
Dopo alcuni anni di ripresa della natalità, in particolare per merito della popolazione straniera, dal 2008 si registra un calo che ci ha riportato su livelli di dieci anni fa. Nel 2013 gli iscritti alla anagrafe sono stati 5.857 di cui 19,9 stranieri. Questo testimonia assieme, al numero di matrimoni misti sul totale - 15,9 - (almeno un componente di nazionalità straniera) di progetti migratori in Toscana che si consolidano e radicano.
Più complesso descrivere il contesto famigliare, i dati ci dicono che il 50% dei nuclei famigliari ha figli, ma questo non vuol dire che si tratti di figli con meno di 18 anni, vista anche la tendenza a restare a “casa” dei ragazzi più grandi. Così come non ci dice delle convivenze. Pur con queste cautele la Toscana ha un minor numero di coppie con figli se rapportato al contesto nazionale mentre è in linea con questo per ciò che riguarda la famiglie monogenitoriali (15,7% sul totale die nuclei familiari) e registra una prevalenza di coppie con 1 figlio e solo il 4,6 delle coppie con figli ne ha tre o più.
Già da anni registriamo un costante cambiamento del profilo familiare che passa attraverso il minore ricorso al matrimonio - in un paese in cui, sebbene i figli naturali siano in costante crescita, gran parte della fecondità si esplica ancora all’interno del vincolo matrimoniale - e ancor più attraverso la crescita dell’instabilità coniugale con l’aumento di separazioni e divorzi. In Toscana nel 2012 si contano 5.548 nuove separazioni e 3.796 nuovi divorzi, di questi poco più del 70% delle separazioni e poco meno del 40% dei divorzi vede il coinvolgimento di almeno un minorenne affidato. Storicamente i figli sono stati di preferenza affidati alla madre sia nelle separazioni che nei divorzi, e questa propensione è stata tanto più forte quanto più piccolo era il bambino affidato. E’ confortante però evidenziare che si è avuta nel corso degli ultimi anni una tendenza alla drastica riduzione di questa tipologia di affidamento esclusivo per favorire modalità di maggiore condivisione e partecipazione tra genitori dell’affidamento dei figli. L’incidenza di affidamento condiviso, a seguito di una costante crescita negli ultimi anni, riguarda oramai il 91% delle separazioni con figli in Toscana e l’86% in Italia.
Per quanto riguarda il contesto scolastico ed educativo la Toscana si posiziona esattamente in media con il valore nazionale sia per quanto attiene la scuola secondaria di I grado che per quella di II grado con riferimento al tema delle ripetenze e quello dell’abbandono, così come per i casi di abbandono che riguardano 7,3 ragazzi su 100 degli iscritti al primo biennio delle scuole secondarie di II grado.
Senza dubbio superiore alla media nazionale la diffusione e l’accesso ai servizi educativi per la prima infanzia (0-3) ai quali da tempo la regione attribuisce, in linea con le più recenti evidenze scientifiche, il riconoscimento di opportunità educativa che contrasta le diseguaglianze . I dati regionali mostrano come il tasso di ricettività della complessiva offerta di servizi educativi per la prima infanzia si attesta sul valore del 34%. Il più alto tasso di copertura toscano si coniuga inoltre ad una più ampia diffusione territoriale dell’offerta di servizio, l’incidenza di comuni coperti dal servizio di nido d’infanzia è pari al 73% dei comuni toscani mentre in Italia raggiunge quota 51%.
Resta però preoccupante la ampia schiera di giovani e ragazzi che non studia, non segue una formazione, né lavora, cosiddetta NEET, una generazione di giovani che rischia di essere messa da parte, emarginata e che difficilmente troverà una collocazione nel mondo produttivo anche se su questo fronte la Toscana vanta un vantaggio relativo sull’Italia, si trovano in questa condizione il 18% dei ragazzi di 15-29 anni in Toscana a fronte del 24% dei pari età italiani.
In complesso i bambini ed adolescenti toscani sono in maggioranza figli unici o con al massimo una sorella/fratello. La quotidianità è quindi scandita da possibilità di gioco/incontro con i coetanei sfavorita dalla rarefazione dei minori e dalla loro scarsa presenza anche nel nucleo famigliare. Anche se emerge dai dati una maggiore propensione dei giovani toscani alla condivisione ed allo scambio con i pari età. Poco più dell’87% dei bambini e ragazzi di 3-17 anni toscani frequenta coetanei nel tempo libero, una socialità con i pari età che si esplica dunque anche al di fuori dei tradizionali luoghi di aggregazione, come ad esempio il circuito scolastico - un’incidenza che tra i bambini italiani scende al di sotto della soglia dell’80%.
Le opportunità non sono affatto distribuite in modo uniforme, e la Toscana anche su questo terreno mostra un vantaggio rispetto al valore medio italiano. Particolarmente sensibile è il confronto tra la nostra regione (65%) e l’Italia (57%) rispetto alla fruizione di libri tra i bambini e i ragazzi di 6-17 anni e, su un fronte più marcatamente tecnologico, niente affatto trascurabile risulta anche la maggior disponibilità di utilizzo di un pc – 68% dei 3-17enni in Toscana, a fronte del 62% in Italia - e del conseguente utilizzo di internet – rispettivamente il 72% e il 64% -.
Nel complesso la salute dei bambini e ragazzi toscani è buona ed il tasso di mortalità dei residenti di 0-14 anni risulta per entrambi i generi inferiore rispetto al già basso valore nazionale – se confrontato con quanto accade in Europa -. Più evidente il vantaggio toscano in relazione al tasso di mortalità infantile (2,5 morti per 1.000 nati vivi) rispetto al valore medio italiano (3,0). Questo dato senza dubbio può essere considerato un indicatore dello stato di salute e della qualità delle strutture sanitarie. La prima causa di morte tra gli adolescenti 14-17 anni e per i maschi è rappresentata dagli incidenti stradali, seppure la Toscana goda una posizione di vantaggio rispetto al valore medio italiano.
La salute dei bambini e dei ragazzi passa attraverso uno stile di vita sano e attivo. Al riguardo la Toscana mostra significativi vantaggi rispetto al valore medio italiano sia rispetto all’incidenza di bambini e ragazzi che praticano sport in maniera continuativa che all’incidenza di consumo di verdure nella dieta quotidiana degli stessi. Ciononostante l’incidenza di bambini e ragazzi di 6-17 anni che presentano un eccesso di peso si colloca, seppur di poco, al di sopra del valore medio italiano. Alcuni comportamenti a rischio come l’abuso di alcol da parte dei 15enni vede la Toscana presentare un indice di poco inferiore rispetto alla media nazionale, mentre sempre riferito alla medesima fascia d’età, il consumo di cannabis (almeno una volta) segna una maggiore diffusione di questa pratica.
Il lavoro sociale con i bambini e ragazzi toscani
I risultati dei principali monitoraggi realizzati dal Centro Regionale in area sociale, raccolti in modo coordinato nel rapporto “Il lavoro sociale con bambini e ragazzi in Toscana” che viene distribuito oggi, ci restituiscono informazioni dettagliate a livello di zona/Sds sul funzionamento del sistema integrato di servizi e in particolare sui principali interventi di tipo sociale sostenuti dai territori per minori sia nel proprio contesto familiare di origine che temporaneamente allontanati.
Quando si evidenziano delle problematicità, i bambini e ragazzi, e le loro famiglie, vengono infatti affiancati e seguiti dai servizi sociali territoriali con un insieme di interventi finalizzati alla prevenzione, protezione e tutela: sono quantificati in circa 30.000 i minori (circa il 5% sul totale dei minori) in carico ai servizi sociali toscani al 31 dicembre 2013.
In una particolare situazione si trovano i bambini che vivono fuori dalla famiglia di origine, e questa una delle situazioni che maggiormente coinvolgono operatori, tecnici, politici e opinione pubblica in generale. In riferimento all’ultimo anno di rilevazione, con dati al 31 dicembre 2013, i minori fuori famiglia in Toscana erano 1.801, di cui 1.115 in affidamento familiare e 686 in struttura residenziale per minori. Di questi, 232 (13% del totale) erano minori stranieri non accompagnati. Questi dati evidenziano due importanti indicatori che sono: il rapporto tra la dimensione totale del fenomeno e la popolazione minorile residente di riferimento e il rapporto tra minori in affidamento familiare e minori accolti in struttura residenziale. Il primo di questi indicatori è pari a 3,2 minori fuori famiglia ogni 1.000 minori residenti in Toscana e si riduce a 2,8 nel caso non si computino nel calcolo i minori stranieri non accompagnati.
La Toscana presenta un indice tra i più alti delle regioni d’Italia nel rapporto fra minori accolti in famiglie affidatarie rispetto a minori accolti in strutture residenziali con un rapporto di 2 a 1, dato che aiuta a capire come un territorio articola l’offerta di risorse di accoglienza a favore di bambini e ragazzi che necessitano di trovare una collocazione fuori dalla famiglia di origine, questo rapporto si sposta in parte a favore delle strutture residenziali se si considerano anche i minori stranieri non accompagnati.
L’allontanamento dal contesto familiare di origine è una tipologia di intervento che si cerca di prevenire con una interventi preventivi attivati dai servizi a supporto della famiglia e della genitorialità, come l’assistenza domiciliare territoriale, l‘assistenza educativa domiciliare, l’assistenza economica, l’accoglienza di tipo semiresidenziale e la mediazione familiare: altre tipologie di intervento monitorate dal sistema informativo con le Zone/Sds.
L’assistenza economica alle famiglie è la forma di intervento più diffusa tra quelle elencate e nel 2013 ha coinvolto più di 11mila famiglie e circa 18mila minori, poco più di 32 minori ogni 1.000 residenti in Toscana. Questo è senza dubbio l’indicatore, derivato direttamente con i dati del territorio, più vicino a descrivere situazioni di seria difficoltà economica anche se tale esercizio non è proprio corretto in quanto i contributi economici, oltre che dalla effettiva indigenza delle famiglie, possono dipendere da molti altri fattori, come ad esempio la prassi dei servizi a ricorrere al trasferimento economico come strumento primario. Di tutt’altra grandezza l’assistenza domiciliare territoriale di base e l’assistenza educativa domiciliare a famiglie con minori. Per quanto riguarda le azioni di educativa domiciliare, queste nel 2013 hanno coinvolto 2.265 famiglie e 2.651 minori, mediamente 1,2 minori a famiglia, mentre quella territoriale di base ha coinvolto 553 famiglie e 749 minori, mediamente 1,3 minori a famiglia.
Per quanto riguarda la mediazione familiare, dalle informazioni disponibili, è’ comunque possibile stimare che il numero delle famiglie coinvolte sia in aumento e ormai vicino alle 600 unità e che i minori coinvolti siano stimabili in circa 1.000.
Un ulteriore importante fronte di intervento a sostegno dei bambini e delle loro famiglie e quello dell’accoglienza semiresidenziale. La rete dei servizi di tipo semiresidenziale (i centri diurni) offre un sistema veramente importante di sostegno ai bambini/ragazzi e alle loro famiglie. Nelle 43 strutture accreditate sono presenti al 31 dicembre 2013, 718 minori accolti a fine anno, di cui 256, pari al 36% del totale, di cittadinanza straniera, benché i flussi e le diverse modalità di frequenza coinvolgano numeri più consistenti di bambini e ragazzi. Su questo spaccato di attività è disponibile una ricerca specifica realizzata dal Centro regionale dalla quale emerge chiaramente come questi centri, nelle realtà più virtuose, veramente possano divenire volano di opportunità e percorsi di accompagnamento allo sviluppo e all’autonomia degli utenti.
Altro tema sul quale nel tempo, le informazioni richieste ai servizi territoriali si sono decisamente arricchite è quello che riguarda i bambini e i ragazzi che sono stati seguiti dagli stessi servizi con l’Autorità giudiziaria (minorile o ordinaria) in materia penale, civile e amministrativa.
Come previsto e ampiamente anticipato da parte degli operatori territoriali il fenomeno in oggetto risulta in forte crescita tanto che tra il 2011 e il 2013 passa a coinvolgere dagli 8.303 minori ai 9.422 per un incremento percentuale del 13%. In questo periodo è molto forte l’incidenza dei minori stranieri, in crescita del 18%, che sul totale pesa mediamente per il 28% dei casi. Rapportando il valore del fenomeno alla popolazione minorile residente si ottiene un tasso medio annuo 2011-2013 pari a circa 15 minori seguiti da servizi con l’Autorità giudiziari in materia civile e amministrativa ogni 1.000 minori residenti in Toscana.
I dati sui maltrattamenti in famiglia e sugli abusi sessuali sono, all’interno dell’attività di monitoraggio in oggetto, gli unici a non rappresentare un vero e proprio intervento socio assistenziale ma piuttosto raffigurano una tipologia di reato subito. I dati sui maltrattamenti in famiglia restituiscono la dimensione di un fenomeno in costante ascesa. Nell’ultimo triennio le vittime minorenni per questo tipo di reato che sono state segnalate agli organi giudiziari e prese in carico dai servizi territoriali passano dalle 1.196 del 2011 alle 1.335 del 2013 per un incremento percentuale del 12%. Per questi minori è alta l’incidenza percentuale dei minori di cittadinanza straniera e sopra il 30%. Di fatto l’aumento dei casi di maltrattamento è interamente imputabile alla componente straniera che passando dai 305 casi del 2011 ai 423 casi del 2013 aumenta percentualmente del 39%, mentre per gli italiani l’aumento percentuale del fenomeno è di appena il 2%. Molto alta risulta anche l’incidenza dei minori che oltre alla segnalazione e alla presa in carico vengono affidati al servizio sociale che nel caso dei maltrattamenti in famiglia si realizza nel 42% dei casi e tra gli stranieri quest’ultima incidenza percentuale sale al 45%.
Il numero dei ragazzi vittime di abusi sessuali (segnalati agli organi giudiziari) e presi in carico oscilla storicamente tra le 150 e le 200 unità senza significativi scostamenti annuali. Per questa tipologia di reato, pur rimanendo più alta della componente degli stranieri nella popolazione residente, scende rispetto ai casi di maltrattamento l’incidenza percentuale dei minori stranieri, mediamente intorno al 26% (un minore su 4). Rimane alto il ricorso all’affidamento al servizio sociale che nel caso degli abusi sessuali è pari al 38% (36% per gli stranieri). Rispetto alla popolazione residente di riferimento si ha un tasso medio annuo (2011-2013) di circa 3 minori vittime ogni 10mila minori residenti in Toscana.
Infine, i dati sulle violenze assistite che proprio perché rappresentano una novità assoluta nello scenario della rilevazione regionale, devono essere presi e interpretati con la dovuta cautela. Al 31 dicembre 2013 i bambini e i ragazzi minorenni vittime di violenza assistita (segnalati agli organi giudiziari e presi in carico) erano in Toscana 749, di cui 252 stranieri e 280 affidati al servizio sociale. Rimangono quindi, anche per questa tipologia di delitto, molto alte le incidenze della componente straniera (34%) e degli affidati al servizio sociale (37%), mentre si registra una leggera sproporzione sul genere in quanto i maschi sono il 54% contro il 46% delle femmine. Rispetto alla popolazione minorile di riferimento, nell’anno 2013, si ottiene un tasso annuo di 1,4 vittime di violenza assistita ogni 1.000 minori residenti in Toscana.
Da segnalare infine che il report sul lavoro sociale contiene, oltre ad una sintesi dei dati disponibili sulle adozioni, anche la prima elaborazione completa dei dati provenienti dal sistema informativo ASSO/ASMI sulle strutture di accoglienza, basato sulle cartelle individuali dei minori accolti (dati aggiornati al 31/12/13). Alla data del 31 dicembre 2013 i bambini e i ragazzi presenti nelle 97 strutture rispondenti ai questionari ASMI (sulle 107 presenti in Toscana) risultano essere 610, di cui 549 minorenni e 61 ragazzi tra i 18 e i 21 anni.
Guardando alle caratteristiche dei minori accolti nelle strutture residenziali nel suo complesso, tre elementi emergono con grande chiarezza:
a – un’alta incidenza di stranieri; gli stranieri presenti nelle strutture rappresentano infatti il 47% del totale, cifra che scende al 33% se non conteggiamo i MSNA, rimanendo comunque ben al di sopra della quota che è lecito aspettarsi in base alla popolazione residente, dove i minori stranieri rappresentano il 14% della popolazione minorile toscana; il dato sulla presenza straniera nei servizi residenziali in Toscana risulta, inoltre, insieme a quello dell’Emilia Romagna quello più alto tra le regioni italiane e superiore al dato medio nazionale, dove la componente straniera accolta nei servizi residenziali ammonta al 27% ;
b – una concentrazione di bambini e ragazzi nella fascia d’età (calcolata al 31/12/2013) che va dai 14 ai 17 anni. Rappresentano il 53% del totale dei presenti, quota ben superiore a quella dei residenti della stessa età sul totale dei residenti minori toscani, pari al 21%. Se anche in questo caso escludiamo dal computo i MSNA, si arriva al 37%, quota comunque rilevante.
c – una complessiva maggiore quota di bambini e ragazzi di sesso maschile (56%), dato sul quale incide, anche in questo caso, la presenza dei MSNA (nel 95% dei casi sono maschi). Non considerandoli nel calcolo, la situazione si rovescia e le bambine e ragazze arrivano a rappresentare il 55% dei presenti, con una predominanza riscontrabile sia tra gli stranieri, com’era plausibile aspettarsi vista la quota rilevante di MSNA tra gli stranieri, ma anche tra gli italiani.
Sul tema della durata della permanenza al 31/12, le considerazioni più interessanti riguardano, ovviamente, le presenze lunghe, in quanto registrano una permanenza fuori dalla famiglia di origine già vissuta dal minore e destinata, con molto probabilità, a crescere ulteriormente. Se consideriamo che, sull’intero contingente dei presenti al 31/12, il 40% circa degli accolti ha alle spalle un precedente collocamento fuori dalla famiglia di origine, una valutazione dei tempi vissuti fuori dal nucleo di origine è destinata inevitabilmente ad ampliarsi. Si tenga presente, che, fatto 100 il numero di presenti che hanno vissuto una precedente esperienza di allontanamento (sia in altra struttura residenziale che in affidamento familiare) circa 1 su 5 di questi è attualmente collocato nei servizi già da più di 2 anni
I motivi per i quali viene richiesto l’inserimento nelle strutture - i servizi sociali territoriali sono i soggetti che in circa 3 casi su 4 si occupano di richiederne il collocamento - , sono da distinguere principalmente in relazione alla nazionalità dei minori, ma anche rispetto alla tipologia di struttura ospitante. Prendendo in considerazione il contingente dei minori stranieri, le considerazioni che derivano non possono prescindere dalla già menzionata forte presenza di MSNA. Per i centri di pronta accoglienza, per esempio, lo status di MSNA è praticamente l’unica motivazione di collocamento, per gli stranieri delle case di accoglienza per l'infanzia, le comunità a dimensione familiare e le comunità educative i motivi legati alla condizione di MSNA rimangono comunque molto rilevanti e riguardano 1 minore straniero su 2, motivazione ampiamente più indicata (si tenga presente che la seconda motivazione più indicata non arriva all’8% dei casi e riguarda il maltrattamento fisico sul minore). Diversa la situazione per le case di accoglienza e gruppi appartamento dove i casi di MSNA riguardano solo il 2% circa degli accolti stranieri, e le motivazioni principali più ricorrenti si riferiscono alla violenza assistita e alla conflittualità intrafamiliare.
Il quadro che si ricava dai monitoraggi a disposizione è confortante se rapportato con la situazione nazionale. Sono infatti in numero maggiore gli indicatori che collocano la Toscana in vantaggio rispetto a quanto rilevato mediamente in Italia. Ciò non significa che non ci siano zone d’ombra, né tantomeno che guardando ai nostri bambini e ai nostri ragazzi si possa concludere che stiano tutti bene. Bisogna fare attenzione infatti al fatto che si tratta di misure relative. Si può comunque dire più correttamente e senza tema di smentita che generalmente i bambini e i ragazzi toscani stanno meglio che in gran parte d’Italia.
E’ forse necessario - come indicano molti operatori dei servizi ed anche molte politiche comunitarie - fissare ulteriori obiettivi, dei benchmark cui tendere, e i conseguenti tempi per il loro raggiungimento, provando a declinare con chiarezza i passi del percorso per poter effettivamente valutare il cambiamento. Le numerose sperimentazioni e buone prassi, patrimonio di cui la Toscana è ricca, pongono in evidenza che la messa a sistema delle competenze e delle metodologie è indispensabile per affrontare le molteplici sfide del presente, avendo la consapevolezza sono i bambini, le loro famiglie, le loro storie che devono essere al centro del lavoro sociale che si esplica in prima battuta in un forte impegno al sostegno ai minori nel proprio contesto familiare attraverso progetti e percorsi preventivi che sono una ricchezza, devono essere mantenuti e possono essere sviluppati.
Presentazione dell’indagine sui servizi semiresidenziali, dati anno 2013, realizzata dal Centro Regionale di Documentazione per l’Infanzia e l’adolescenza
Il lavoro educativo e sociale svolto nei contesti di accoglienza diurna costituisce un ambito di lavoro a sostegno delle famiglie e dei ragazzi tanto importante quanto forse non pienamente conosciuto e valorizzato. Eppure è una componente essenziale nell’insieme degli interventi funzionali al superamento di una condizione di disagio dei minori e di prevenzione di un possibile allontanamento dalla famiglia.
Le attività di accoglienza di tipo semiresidenziale sono garantite in Toscana da una rete di soggetti attivi e riconosciuti del sistema integrato dei servizi della nostra regione, che ammonta al 31 dicembre 2013, a 43 strutture. Sappiamo che tale rete, nel suo complesso, al 31/12/2013 ha accolto 718 minori, di cui 256, pari al 36% del totale, di cittadinanza straniera , benché i flussi e le diverse modalità di frequenza coinvolgano, nella prospettiva annuale, numeri ben più consistenti di bambini e ragazzi. Su questo spaccato di servizi è stata realizzata dal Centro regionale una ricerca mirata – pubblicata nella collana Infanzia Adolescenza e Famiglia - allo scopo di approfondire le caratteristiche del lavoro svolto e degli utenti accolti. Alla ricerca hanno partecipato attivamente 39 strutture. Molte di queste hanno collaborato anche fornendo contributi di approfondimento su specifici ambiti di lavoro che arricchiscono l’indagine con l’apporto e il punto di vista esperto degli operatori. Di seguito alcune delle principali evidenze.
Si tratta di un sistema che lavora a pieno regime. A livello regionale, si osserva nei servizi semiresidenziali che hanno aderito all’indagine (e che costituiscono la quasi totalità dei servizi presenti ) una disponibilità di posti di accoglienza di bambini e adolescenti pari a 612 unità. Se si tiene conto del fatto che il totale degli iscritti a fine anno 2013 risulta di 534 bambini/adolescenti e che il flusso complessivo dell’anno è di 739 utenti, il dato regionale conferma nel complesso il buon livello di funzionamento delle strutture.
Tuttavia una questione rilevante da tenere in considerazione è la fortemente differenziata presenza e distribuzione di questa tipologia di servizio sul territorio regionale in correlazione anche alla evoluzione temporale della rete stessa di servizi. Le strutture semiresidenziali nella formulazione tradizionale si concentrano nella fascia metropolitana, più densamente abitata, e in alcune altre zone circoscritte della regione, con una distribuzione tale da lasciare completamente scoperti territori pur intensamente abitati. La provenienza degli utenti da un raggio territoriale limitato – come per altro ovvio per una tipologia di servizio quale questa che naturalmente si colloca “vicino a casa” – contribuisce a individuare nettamente nel territorio toscano due diverse realtà: quella dove tali servizi tradizionalmente ci sono da tempo e quella dove non ci sono e dove non si è investito per crearne di nuovi o si è preferito adottare forme diverse di sostegno alle famiglie. Il sistema complessivo dei centri diurni come lo conosciamo oggi si è sviluppato diversi anni fa. Il 95% delle strutture è nato tra il 1990 e i primi anni del 2000; registriamo quindi, nel periodo recente, di fatto un mantenimento dell’esistente a fronte di un accentuarsi del bisogno socio-educativo, che viene comunque espresso dai territori e per i quali vengono ricercate forme diverse di intervento a volte realizzate in collaborazione con la scuola o in altre realtà.
A questo bisogno sociale ed educativo di lavoro con le famiglie che tanto emerge non solo dai dati ma anche nelle parole degli operatori, i centri qui indagati rispondono in modo classico, all’interno di un luogo fisico, e in modo nuovo. Si è visto infatti che in molti territori, nei quali tradizionalmente questa tipologia di servizio non era presente, si è deciso di proporre forme di intervento più “leggere”, meno complesse e del resto anche più sinergiche nella prospettiva del lavoro di rete (per esempio attraverso una stretta collaborazione con la scuola). Ma tale passaggio è in atto anche in quei contesti dove pure il sistema dei centri diurni era consolidato. Quella che emerge è quindi una realtà in trasformazione in cui il sistema sta lavorando per individuare modalità innovative e più flessibili in una prospettiva che richiede tuttavia uno sforzo ulteriore per comprendere meglio come cogliere flussi, attività e qualità dei servizi offerti.
Caratteristiche e flussi dell’utenza. I preadolescenti costituiscono poco meno della metà dei bambini e adolescenti che hanno frequentato le strutture semiresidenziali nel 2013. Seguono i bambini tra i 6 e i 10 anni, che rappresentano circa un terzo degli utenti delle strutture, e infine, gli adolescenti tra i 15 e i 17 anni, che sono circa un quinto dei ragazzi presenti. Contenuta (anche se disomogenea a livello territoriale) la presenza dei minorenni stranieri. Se si incrociano le informazioni raccolte dall’indagine su genere, classe di età e cittadinanza, e motivazioni di ingresso, emerge che l’utente “tipo”, presente a fine anno 2013 nelle strutture è il preadolescente italiano maschio con problemi relazionali.
Il periodo di frequenza complessiva della struttura è abbastanza vario; il sostegno socio-educativo si limita a un tempo che arriva al massimo fino a un anno per circa un terzo dei ragazzi. Gli altri bambini e adolescenti, nel 27% dei casi hanno frequentato il centro diurno per un periodo totale che supera i tre anni; il 21% da 2 a 3 anni, e il 20% da più di anno fino a 2. Un aspetto rilevante è infatti l’oscillare fra la necessità di garantire continuità di opportunità a utenti in situazioni comunque fragili (anche nella fase più esposta verso l’autonomia) e l’orientamento temporale contenuto che dovrebbe avere questa tipologia di intervento.
Per quanto riguarda le motivazioni prevalenti per l’inserimento nel centro risulta che bambini che vengono segnalati dai servizi sociali ed iscritti, sono, sempre più spesso, soggetti con difficoltà specifiche di apprendimento o con certificazioni: in tutto 104, rappresentando un bambino su tre. I problemi prevalenti maggiormente diffusi tra i bambini che accedono alle strutture semiresidenziali sono di tipo relazionale (68% dei 37 rispondenti). Anche i problemi comportamentali assumono un certo rilievo, e sono presenti come aspetto sia principale (35%) che secondario (58%). Ad essi si associano spesso le difficoltà di apprendimento (89% degli aspetti secondari) e i problemi scolastici (71% delle aree secondarie). La trascuratezza è una dimensione che torna sia come area prevalente (27%) che, soprattutto, secondaria (63%), ed è importante quale elemento che parla dell’ambiente familiare dal quale proviene il bambino, e quindi pone in evidenza le difficoltà vissute dai suoi riferimenti genitoriali, nella gestione quotidiana delle cure che gli spettano. Un’altra problematica che apre una finestra sul contesto di vita del bambino è quella del maltrattamento e della violenza vissute in modo diretto: presente solo marginalmente tra le aree principali di problemi, questa categoria ritorna invece in modo preponderante, insieme ad altre, tra quelle secondarie (66%).
In questa circolarità “viziosa” delle relazioni bambino- famiglia una delle maggiori sfide del servizio diurno socio educativo è quella di riuscire a innescare, negli adulti e nei bambini oggetto del proprio intervento, la fiducia nella possibilità di un cambiamento della situazione che essi si trovano a vivere, tanto che il lavoro con le famiglie costituisce anche nel quadro rappresentato dagli operatori un ambito fondamentale di intervento.
Dai risultati dell’indagine, dai materiali, dai contributi inviati dagli operatori, affiora una forte attenzione e consapevolezza frutto di riflessione competente sulla tipologia e qualità delle attività e delle esperienze realizzate con i bambini e ragazzi, nella consapevolezza di quanto anche le azioni apparentemente più banali possano rivestire un ruolo educativo fondamentale. Attenzione alla persona, ascolto e partecipazione si confermano come metodologie che caratterizzano questi servizi.
La pubblicazione sarà resa disponibile sul sito del Centro Regionale www.minoritoscana.it
Fonte: Ufficio Stampa
