Con la Delibera N. 890 del 20/10/2014, la Giunta Regionale della Toscana ha deliberato di investire 2,1 milioni di euro nel progetto “Pronto badante”, volto al sostegno di famiglie che si prendono cura di una persona anziana nell’ambiente familiare. “Si tratta di un ulteriore segnale della rinnovata attenzione che la Regione Toscana rivolge alla non autosufficienza ed alla disabilità – commenta il Presidente di AIMA Firenze (Associazione Italiana Malattia di Alzheimer) Manlio Matera – anche in considerazione della dotazione di 80 milioni di euro del fondo regionale per la non autosufficienza e la Delibera di Giunta N. 594 del 21/07/2014, con la quale ha avviato una sperimentazione di nuovi modelli di residenzialità protetta per anziani fragili e di assistenza residenziale per non autosufficienza e disabilità. Ma sul progetto 'Pronto Badante' – aggiunge Matera - abbiamo alcune perplessità”.
Il Progetto prevede, nella realizzazione, il coinvolgimento di Enti del Terzo Settore, Associazioni, Cooperative, Fondazioni e altri soggetti senza scopo di lucro, limitando gli interventi, in una fase sperimentale della durata di 12 mesi, alle 4 Zone Distretto della ASL 10 di Firenze e alla Zona Distretto Empolese Val d’Elsa della ASL 11 di Empoli.
Tale progetto prevede la presa in carico il caso di “un’emergenza appena verificatasi' per il quale 'l’anziano, in stato di fragilità, non deve avere un progetto già in atto con i servizi territoriali, né deve esserci un contratto stipulato con un assistente familiare”. Attraverso un numero verde regionale, si attiva, entro un massimo di 48 ore, un intervento di supporto e tutoraggio con l’invio a domicilio di un operatore qualificato. L’operatore, oltre a svolgere un ruolo di informazione e orientamento della famiglia, può avviare, se richiesta, la ricerca di una badante. In questo caso, la famiglia può beneficiare di un buono lavoro di 300,00 euro, a copertura di 30 ore di lavoro dell’assistente familiare per le prime necessità. Il progetto destina ai buoni lavoro la somma di 1,4 milioni di euro, cioè due terzi del finanziamento complessivo del progetto.
“Avremmo preferito che il progetto fosse rivolto a 'tutte' le famiglie che si prendono cura di un anziano non autosufficiente nell’ambiente familiare – sottolinea Matera - anche se usufruiscono già di servizi domiciliari o di centri diurni, e che i buoni lavoro fossero limitati a casi di oggettiva necessità, come ad esempio quelli di anziani soli, distribuendo in maniera più equilibrata le risorse tra le diverse azioni”. “Come è noto la mission di AIMA - afferma Matera – è quella di sostenere con determinazione l’esigenza di rispondere al bisogno di sostegno delle famiglie portando loro, oltre a servizi di assistenza, le competenze necessarie allo svolgimento del lavoro di cura, con l’intervento di operatori specializzati. Tuttavia – continua - con gli obiettivi e la metodologia definiti da questo progetto regionale, dubitiamo dell’efficacia dell’intervento, sia perché si escludono i casi di maggiore bisogno e sia perché, con l’esperienza dell’AIMA, sappiamo che le persone anziane, nelle prime fasi di perdita delle funzioni, negano il bisogno di assistenza, mentre le famiglie si rifiutano di delegare l’assistenza ad una “persona estranea”. “Restiamo in ogni caso a disposizione – conclude Matera – per mettere in campo le professionalità e le competenze di AIMA per ritagliare nel miglior modo possibile l'intervento sullereali necessità delle famiglie e dei malati”.
Fonte: Agipress
