gonews.it

Il Piano sanitario arriva in consiglio regionale: si apre il dibattito

consiglio_regionale_toscana_2014_02_25_15

Il consiglio regionale (foto gonews.it)

“È stato un lavoro intenso, che ha portato alla riorganizzazione della rete ospedaliera e della presenza sul territorio, all’interno del primo piano integrato sanitario e sociale”, ha dichiarato Maria Luisa Chincarini (gruppo Misto), sottolineando il ruolo positivo che svolgeranno le nuove tecnologie, con tutte le strutture sanitarie e gli operatori collegati in rete, con risparmi e meno rischi sotto il profilo medico. A suo parere suscita qualche perplessità l’improvviso annuncio del presidente Rossi sulla riorganizzazione sanitaria, con tre sole aziende di area vasta, che però potrebbe essere l’occasione per un ripensamento sulle società della salute che con il piano non si sono volute abolire. Chincarini si è detta favorevole ad un aumento dei ticket, ma solo dopo essere intervenuti sui possibili risparmi.

Secondo il vicepresidente della commissione sanità Stefano Mugnai (Forza Italia) si approva un atto “tanto per fare”, dal momento che un piano come questo ha senso solo se fatto all’inizio della legislatura. A suo parere si tratta di 450 pagine “piene di filosofia”, ma prive di indirizzi concreti e di una visione strategica, ad esempio sulla governance, su cui è intervenuto il presidente Rossi. “E’ necessaria una seria riflessione sul rapporto tra aziende e università – ha affermato – come pure una verifica sulla scelta dell’intensità di cura. I nostri pronto soccorso sono intasati e dei servizi territoriali non si parla. Si rimanda tutto al dopo elezioni”.

“È un atto di programmazione dovuto e voluto, la cui lunga gestazione è dovuta a motivi contingenti, come l’avvicendamento di due assessori e la spending review” – ha replicato Lucia Matergi (Pd), sottolineando che si tratta del primo piano integrato sanitario e sociale, del passaggio, cioè, “dalla sanità come cura della malattia alla salute in tutte le politiche”. In particolare Matergi si è soffermata sulle politiche della salute delle donne: la riqualificazione dei consultori familiari e l’attenzione alla straniere; la fecondazione medicalmente assistita; l’interruzione volontaria della gravidanza; l’emergenza della violenza di genere. A tutto questo si aggiunge, a suo giudizio, la valorizzazione di tutte le professioni della salute. “È un piano la cui validità rimane intatta – ha concluso – anche nell’ipotesi di una riorganizzazione del servizio sanitario regionale”.

“Voterò questo piano per quello che c’è scritto” ha affermato Mauro Romanelli (gruppo Misto), sottolineando lo spazio riservato alle medicine complementari, alla scelte di fine vita, il sostegno alla vita indipendente, le previsioni sui rifiuti ospedalieri. A suo parere è giusto che chi ha più paghi di più, ma attraverso la fiscalità generale e non con un innalzamento dei ticket sui servizi. Romanelli ha infine sottolineato la necessità di garantire i presidi sul territorio, di varare al più presto il regolamento sulla cannabis terapeutica ed emanare una circolare sui medici obiettori nei consultori.

Il dibattito riprenderà domani mattina (seduta convocata per la 9.30).

“Questo Piano è arrivato fuori tempo massimo e questa non è la politica del fare, ma delle chiacchiere, degli annunci. Lo stile Renzi appare più che mai dilagante”. Così Monica Sgherri (capogruppo Rc/Ci) nel corso del dibattito che ha definito “avvilente”. “Annunciato in pompa magna come il primo piano integrato socio-sanitario che avrebbe avuto una valenza quinquennale e sarebbe stato lo strumento principe della programmazione sociosanitaria regionale, nella realtà e nel corso di questa legislatura le scelte maggiori sono state prese esautorando l’assemblea legislativa. La discussione è una mera ratifica del passato”, ha stigmatizzato. “Quanto scritto nel Piano – ha continuato – vale poco. Ci sarà una legge collegata alla finanziaria, così come già annunciata, che lo stesso presidente Rossi ha definito una vera e propria rivoluzione”. “Sono state fatte scelte che a nostro avviso hanno cambiato il volto della nostra sanità. Una sanità che sino a qualche anno fa, pur nelle difficoltà e criticità esistenti, aveva saputo sostanzialmente garantire la copertura del sistema pubblico dei servizi e delle prestazioni”. Sgherri è poi intervenuta sulle “eccedenze” del personale dirigente e del comparto, 5mila lavoratori in Toscana, 500 in sanità, domandandosi se “dietro queste affermazioni si nasconde un piano di licenziamenti tout court, magari a partire dai lavoratori più fragili, i lavoratori delle agenzie, i ‘senza volto’ ai quali non verrebbe rinnovato il contratto a tempo determinato”. “Annunci – ha concluso – ai quali non corrisponde un piano serio e confrontato di riorganizzazione della Regione e dei suoi enti derivati. Lo chiediamo da anni, insieme a quello della riorganizzazione sanitaria, non certo con una serie di annunci ad effetto”.

Di Piano “abbastanza datato” ha parlato Pieraldo Ciucchi (Gruppo Misto) che ha annunciato un voto favorevole, pur riconoscendo che “ci stiamo giocando il futuro e il destino della sanità pubblica”. “Elemento centrale del Piano – ha detto – era ed è rappresentato dal rafforzamento dell’integrazione tra il sociale e il sanitario per sviluppare una più forte organizzazione territoriale”. “Occorre far di tutto per mantenere questo elemento nonostante i mutamenti, soprattutto di natura finanziaria”. “Se marchiamo questo obiettivo – ha rilevato – andiamo incontro ai bisogni più diffusi dei nostri cittadini”. “C’è una Toscana che non vive solo e soltanto in prossimità dei presidi ospedalieri e socio sanitari. C’è una Toscana, quella più debole, che ha bisogno di questi centri di integrazione”, ha concluso.

Fonte: Toscana Consiglio Regionale

Exit mobile version