gonews.it

Governo del territorio: il dibattito sulla legge

foto d'archivio

La proposta di legge che arriva in aula “profondamente modificata e sicuramente migliorata” rispetto al testo originario, “grazie al lavoro svolto dalla Commissione”. Giuseppe Del Carlo, Udc, interviene sulla legge sul governo del territorio precisando anche “finalità” e “principi condivisibili” del testo in discussione: il recupero del patrimonio edilizio, la semplificazione, e anche l’introduzione di nuovi istituti quali il piano strutturale intercomunale, il procedimento delle varianti semplificate, la perequazione territoriale e la rigenerazione urbana. Il consigliere, che annuncia vari emendamenti, anticipa l’orientamento al voto di astensione in considerazione di alcune criticità. Tra queste il fatto che il principio del non consumo del suolo non è bilanciato sufficientemente con quello di “facilitare il recupero del patrimonio edilizio esistente e della semplificazione”. Poi la demarcazione del territorio regionale tra territorio urbanizzato e territorio rurale è una “forzatura” che non tiene conto delle “molteplici peculiarità del teritorio toscano”. Oggetto dell’emendamento presentato dall’Udc, poi, l’inserimento dell’alloggio sociale come standard aggiuntivo, e quindi “un costo in più rispetto agli oneri previsti”: noi, ha detto Del Carlo, “ribaltiamo il principio ossia che l’alloggio sociale può essere previsto nel recupero del patrimonio edilizio”.

“Abbiamo migliorato molti aspetti, ma rimane e resiste la visione burocratica e centralista del governo del territorio”. Il portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni ha sintetizzato così il suo giudizio sulla proposta di legge, ricordando che in un testo di 226 articoli, sono stati presentati 121 emendamenti, di cui 38 accolti. “Abbiamo riscritto e/o fortemente modificato nella sostanza quasi il 20 per cento del testo” ha affermato, sottolineando una serie di interventi: la dimensione economica dell’attività agricola; una maggiore autonomia per la programmazione comunale nel definire i confini tra territorio urbanno e terreno agricolo; la semplificazione delle procedure, in particolare nel miglioramento dell’esistente, limitando al massimo l’oggetto della conferenza di copianificazione; l’introduzione del verde urbano come elemento qualificante degli insediamenti abitativi. Secondo Fuscagni, però, alcuni punti negativi “segnano il volto” della norma, come il “divorzio” tra la pianificazione territoriale e la capacità di governare il territorio: “La Regione sembra più intenta a determinare un piano regolatore regionale che non a redigere linee guida vere e proprie – ha dichiarato – C’è un’idea malinconicamente bucolica della campagna, intesa come elemento compensativo della crescita delle città, senza il riconoscimento del suo valore economico e produttivo”. Tutto questo senza alcun rilievo per la riqualificazione dei piccoli comuni montani, nessuna innovazione per l’edilizia residenziale pubblica, nessuna ottimizzazione delle nuove tecnologie. “C’è una visione sempre sospetta nei confronti del privato, sia esso imprenditore, professionista, cittadino – ha aggiunto – C’è un approccio assemblearista, che culmina nella centralità della conferenza di copianificazione, cha siamo riusciti a limitare fortemente”. A giudizio del portavoce dell’opposizione, il testo che esce dalla commissione è significativamente migliorato rispetto a quello proposto dalla Giunta. “Questa legge poteva essere un volano di sviluppo, una leva di crescita, un’occasione per la Toscana – ha concluso – Così non è ed in fondo crediamo sia un’occasione persa, ma certo non è quel testo ostile che, senza il nostro lavoro, sarebbe stato il braccio armato del centralismo regionale”.

“La proposta di legge trova un punto di equilibrio avanzato tra la tutela del paesaggio e dell’ambiente e lo sviluppo armonicoo del territorio e della sua economia” ha affermato Lucia De Robertis (Pd), sottolineando la priorità assegnata al riuso ed al contrasto del consumo di suolo, come pure alla semplificazione dei procedimenti e alla riduzione dei tempi. “Si fissa un principio importante per il social housing – ha rilevato – La pianificazione territoriale ed urbanistica concorre alla formazione delle politiche per la casa, riconoscendo gli alloggi sociali come standard urbanistico, da assicurare mediante cessione di aree, di unità immobiliari o di oneri aggiuntivi a destinazione vincolata”. De Robertis ha poi sottolineato le novità sulla perequazione e compensazione urbanistica e sulla perequazione territoriale. “Nel caso di previsioni riguardanti le grandi e medie strutture di vendita – ha osservato - almeno il 10% degli oneri di urbanizzazione è destinato alla rivitalizzazione di aree commerciali (centri commerciali naturali, centri storici, mercatali)”. A suo giudizio, infine, sono molte le semplificazioni edilizie utili per i cittadini, con interventi soggetti alla sola comunicazione, anche per via telematica, dell’inizio dei lavori: apertura di porte e modifica di pareti interne, gli interventi per realizzare o integrare i servizi igienico-sanitari, il frazionamento di unità immobiliari senza toccare le parti strutturali dell’edificio.

Secondo Rosanna Pugnalini (Pd), presidente della commissione Sviluppo economico, c’è uno spirito innovativo nel testo, che si coglie ad esempio nella possibilità di ampliamento di strutture produttive esistenti e nell’attenzione per le attivià commerciali di vicinato e nei centri storici, con la destinazione del 10% degli oneri di urbanizzazione nei casi di insediamento di grandi o medie strutture di vendita.

“Abbiamo messo qualche tampone al piano del paesaggio. Le attività legate alle imprese agricole sono state sostanzialmente liberalizzate – ha affermato Nicola Nascosti (Forza Italia) – Ed abbiamo dato sul serio una mano ai centri storici”. A suo parere, però, ci sono aspetti molto critici, quali la Conferenza di copianificazione, che interviene pesantemente sull’autonomia dei singoli comuni, come pure l’interferenza sui piani per le attività estrattive. Secondo Nascosti il recepimento dello “Sblocca Italia” ha finito con il normare ulteriormente il permesso a costruire, con una sorta di regolamento sovracomunale, mentre resta troppo netta la distinzione tra territorio urbanizzato e non urbanizzato, con le relative possibilità d’intervento.

“Per riparare i danni causati dalla precedente normativa, si riportano tutte le competenze a livello regionale, in barba ad ogni forma di sussidiarietà, sia orizzontale che verticale” ha rilevato Paolo Marcheschi (Fratelli d’Italia), sottolineando l’assenza di una vera semplificazione e di una visione chiara per lo sviluppo, come forme di incentivo all’incontro tra pubblico e privato. “E’ un piano regolatore generale, con linee troppo strette – ha concluso – E’ il braccio armato del Piano del paesaggio. Si divide la Toscana in zone urbane e zone agricole, ma è un’idea arcaica. Questa Toscana non esiste più. La semplificazione c’è solo nelle parole, che avranno difficoltà a trovare applicazione”.

”La proposta di legge era partita male – ha dichiarato Andrea Agresti (Nuovo centrodestra) - Nel lavoro consiliare ha trovato una sua dimensione”. A suo parere sono stati superati alcuni limiti della precedente normativa, soprattutto in termini di chiarezza, trasparenza e partecipazione, ma anche di certezza nella programmazione per tempi ed efficacia del quadro conoscitivo. “Ne emerge una Toscana – ha concluso Agresti – un po’ meno chiusa rispetto alle scelte urbanistiche.

“Paesaggio ed ambiente sono temi che si sottraggono alla settorialità e fanno parte della complessità dell’uomo moderno. Occorre un approccio laico, moderno” ha affermato Severino Saccardi (Pd), che ha sottolineato tre aspetti della proposta di legge da leggere in questa chiave. In primo luogo la distinzione tra territorio antropizzato e non antropizzato, che prende atto di come il paesaggio sia frutto del lavoro dell’uomo. Quindi le invarianti strutturali, che tengono conto dei fattori generativi. Infine, la conferenza di copianificazione, che inquadra in una prospettiva più generale le previsioni dei comuni, più soggetti a spinte localistiche. “C’è la ricerca di un equilibrio – ha concluso – a difesa di un patrimonio di cui non siamo padroni, ma eredi curatori”.

“Nelle aree rurali aperte c’è un salto di qualità non solo nella tutela del territorio, ma anche nel rapporto tra le varie istituzioni. Nelle aree urbane si rafforza la contemporaneità, dando spazio alla fantasia progettuale nella rigenerazione urbana”. Sono queste le linee strategiche della proposta di legge indicate da Matteo Tortolini (Pd), secondo il quale la Regione ha diritto ad avere l’ultima parola sulle previsioni urbanistiche comunali e le modalità del loro adeguamento. A suo giudizio ci sono anche “aspetti liberali, non anarchici” che devono essere sottolineati, come la possibilità data ai comuni di cambiare la destinazione, ad esempio da artigianale a commerciale, di un capannone in un’area produttiva. Tortolini ha infine sottolineato l’importanza dei piani di area, ricordando l’esperienza dell’area siderurgica di Piombino, che dal 1975 ha introdotto una programmazione sovracomunale.

“La legge urbanistica ed il piano del paesaggio sono due strumenti determinanti per il governo del territorio” ha detto il capogruppo Pd Ivan Ferrucci, che ha sottolineato l’importanza della proposta di legge alla luce delle nuove competenze degli enti locali. “E’ una sfida nuova per tutti, specie sugli aspetti della semplificazione e del rapporto con gli enti locali, su cui tutti siamo chiamati ad impegnarsi nel prossimo futuro.

Il capogruppo di Ncd, Alberto Magnolfi, ha definito la legge “un caposaldo dell’azione di governo”, sul quale il Consiglio ha svolto “un buon lavoro per apportare modifiche e miglioramenti” anche se “restano alcuni elementi di criticità”. Magnolfi ha riconosciuto la bontà del principio della tutela del territorio “ma questa”, ha spiegato, “andava fatta in ottica di dinamismo e non di cristallizzazione dell’esistente”. La legge, ha concluso, “ci consegna una scommessa e per questo esprimeremo un voto di serietà astenendoci”.

Secondo Marta Gazzarri, capogruppo di Tcr, la legge “migliora la governance istituzionale e garantisce maggiori certezze dell’applicazione della norma” introducendo elementi di semplificazione e snellimento delle tempi e delle procedure e “puntando con decisione, e questo è l’aspetto più importante, sulla tutela del territorio per favorirne lo sviluppo”. Positiva, secondo Gazzarri, anche l’introduzione della pianificazione strutturale a livello intercomunale.

Anche Monica Sgherri, capogruppo di Rc-Ci, ha parlato di “un buon lavoro” che fa fare “un passo in avanti e sostanziale al governo del territorio” grazie alla definizione di “un testo organico e coerente”. Sgherri ha aggiunto: “Spero che questa legge, che ora propone una regolamentazione più forte, riesca ad evitare il consumo di suolo, e lo dico perché questo principio era già contenuto nelle vecchie leggi urbanistiche ma non ha prodotto i risultati sperati”. Ed è positivo, ha concluso, che si parli “di riorganizzazione del territorio urbanizzato, intendendo così tutelare le aree agricole”.

Secondo Marco Manneschi (Tcr), “è positivo che una legge che tocca molteplici interessi abbia affrontato e definito le cose con prudenza”. La legge, ha aggiunto, “è coraggiosa, perché afferma che fuori dalle aree urbane si è chiusa l’epoca dello sviluppo facile” e perché “incentiva e agevola la trasformazione del patrimonio immobiliare esistente”. Manneschi ha consluso notando che “l’Anci ha chiesto di mantenere dentro la legge le norme edilizie, ma io resto convinto che era giusto non inserirle”.

Il presidente della Giunta, Enrico Rossi, ha parlato di “una legge di svolta nel governo del territorio” perché “noi tuteliamo e valorizziamo la campagna e le attività agricole, velocizzando anche una serie di autorizzazioni”. Rossi ha anche sottolineato che “i Comuni non potranno e non dovranno più richiedere la licenza edilizia agli imprenditori agricoli che intendano cambiare la tipologia delle loro colture”. Nel complesso, ha aggiunto, “è una legge lungimirante che contrasta gli interessi forti e garantisce lo sviluppo sostenibile” anche grazie alla previsione di “deroghe per la trasformazione di aree industriali esistenti e all’introduzione della pianificazione sulla base della programmazione di area vasta”. Rossi ha concluso dicendo che “la Toscana può guardare a testa alta al dibattito nazionale sul governo del territorio e se le nuove norme nazionali dovessero contrastare con il nostro rigore, la Giunta è disposta a resistere facendo ricorso”.

In conclusione di dibattito, l’assessore all’urbanistica Anna Marson ha espresso “apprezzamento per l’esito del percorso fin qui fatto” e ha definito la legge “un’importante ridefinizione delle regole del governo del territorio” perseguendo l’equilibrio tra tutela e sviluppo e tra regole e semplificazione”. Marson ha affermato che sull’urbanistica “la Toscana è innovativa rispetto al dibattito nazionale” e ha sottolineato l’importanza “di aver tutelato con forza i suoli agricoli”. Ha poi concluso dicendo che “si arriva a questo risultato dopo un iter lungo, contraddistinto da una dialettica appassionata che ha consetito di apportare modifiche importanti riconfermando un ruolo centrale del Consiglio regionale”.

Fonte: Toscana Consiglio Regionale

Exit mobile version