Chi rappresenta politicamente il milione di lavoratori e di cittadini che il 25 ottobre sono scesi in Piazza a Roma? Chi gli altri milioni che in tutta Italia, tramite l’adesione a scioperi, manifestazioni o semplicemente parlando con i compagni di lavoro e di vita, vogliono opporsi alla riduzione del lavoro dipendente ad una servitù senza diritti e licenziabile in qualsiasi momento e per qualunque motivo? Questa è il senso della domanda che giustamente, sulla stampa locale, il compagno Rossano Rossi, segretario della CGIL Empolese-Valdelsa, rivolge alla sinistra nazionale e locale.
Dobbiamo amaramente registrare la solitudine istituzionale e politica nella quale viene lasciato il più grande sindacato italiano, la CGIL: Dov’è l’opposizione in Parlamento? C’è un bisogno non più rinviabile di un fronte ampio della Sinistra (e che quindi non comprenda il PD di Matteo Renzi) che, fuori e dentro le istituzioni, rappresenti le istanze del mondo del lavoro e di chi un lavoro lo vorrebbe.
Se la minoranza democratica terrà finalmente un atteggiamento conseguente con le sue posizioni su articolo 18 e Jobs Act, votando contro anche se l’esecutivo imporrà la fiducia, la successiva probabile caduta del Governo e il ricorso alle Elezioni anticipate rappresenterebbe una dura sconfitta per il renzismo e la sua politica di attacco ai diritti sociali e costituzionali dei lavoratori e dei cittadini.
Infatti, se ciò accadesse, si voterebbe con ogni probabilità con il sistema proporzionale, senza premi di maggioranza e con una soglia di sbarramento più bassa dell’attuale (il “consultellum” imposto dalla Corte Costituzionale). Ciò renderebbe possibile alla Sinistra, ai comunisti e anche ad una ex sinistra PD che si staccasse dal Partito di Renzi, di entrare in Parlamento con un notevole numero di deputati e senatori. Sarebbe un passo fondamentale verso la ricostruzione di una sinistra plurale non residuale e di una rappresentanza politica del mondo del lavoro.
Ma se la minoranza del PD si ostinerà a “difendere la ditta”, questo Governo arriverà al 2018, continuerà a portare avanti la sua politica antioperaia e varerà una riforma della legge elettorale indirizzata a eliminare le minoranze e favorire il bipartitismo. Quando sarà il momento di formare le nuove liste elettorali, Bersani e compagnia pensano forse che Matteo premierà la loro correttezza e attaccamento al Partito facendoli rieleggere?
Noi Comunisti Italiani siamo impegnati nella ricostruzione di un Partito Comunista più grande e di un Fronte della Sinistra del Lavoro che comprenda tutti i Partiti, i movimenti, i singoli che riterranno di impegnarsi, a partire dalla lotta operaia e di massa di queste settimane in difesa dell’articolo 18 e contro il Jobs Act, per la ricostruzione di una rappresentanza politica del mondo del lavoro e dei cittadini di sinistra.
La difesa dei principi di cittadinanza sociale e politica dei lavoratori consacrati nella Costituzione Italiana, la lotta per il mantenimento e l’estensione dei diritti dei lavoratori dipendenti, precari e disoccupati, l’opposizione alle politiche della Troika europea, la lotta per i diritti civili coniugata a quella per i diritti del lavoro, l’opposizione alla guerra, possono essere il terreno comune per la rinascita di una Sinistra unitaria e plurale, che abbia nei 5 milioni e 700 mila iscritti della CGIL le sue solide fondamenta.
Sandro Scardigli (Segretario della Sezione di Empoli “Abdon Mori” del PdCI)
