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Detenuta 36enne muore a Sollicciano, un'altra salvata in tempo per sospetta overdose: casi da accertare

Donato Capece

Una detenuta 36enne di Firenze, ristretta per spaccio di sostanza stupefacenti, è stata rinvenuta morta nella sua cella del carcere di Sollicciano questa mattina. A dare la ferale notizia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

Le cause della morte sono ancora da accertare, anche se il decesso sarebbe avvenuto per un arresto cardiocircolatorio”, spiega il segretario generale del SAPPE Donato Capece. “La detenuta, una giovane fiorentina di 36 anni, stava scontando una pena per spaccio di droga, pena per la quale le era stata inflitta un fine pena a dicembre 2015. L’ha trovata morta nel letto la poliziotta di servizio questa mattina, durante il giro con l’infermiere per la distribuzione della terapia. Sembrava dormisse....”.

Ma questa tragedia segue un altro drammatico evento critico accaduto in carcere, sempre a Firenze Sollicciano. Una detenuta è stata salvata in tempo in ospedale dalla morte a seguito di un grave malore occorsole, pare, per una sospetta overdose di stupefacenti.

Un episodio sul quale sono in corso indagini e accertamenti di polizia”, spiega Capece. “Quel che mi preme mettere in luce è la professionalità, la competenza e l'umanità che ogni giorno contraddistingue l'operato delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria di Firenze Sollicciano con tutti i detenuti  per garantire una carcerazione umana ed attenta pur in presenza ormai da anni di oggettive difficoltà operative come il sovraffollamento, le gravi carenze di organico di poliziotti, le strutture spesso inadeguate. Siamo attenti e sensibili, noi poliziotti penitenziari, alle difficoltà di tutti i detenuti, indipendentemente dalle condizioni sociali o dalla gravità del reato commesso", aggiunge ancora il leader dei poliziotti penitenziari.

Negli ultimi vent'anni anni, dal 1992 al 2012, abbiamo salvato la vita ad oltre 17.000 detenuti che hanno tentato il suicidio ed ai quasi 119mila che hanno posto in essere atti di autolesionismo, molti deturpandosi anche violentemente il proprio corpo.

Numeri su numeri che raccontano un'emergenza purtroppo ancora sottovalutata, anche dall’Amministrazione penitenziaria che pensa alla vigilanza dinamica come unica soluzione all’invivibilità della vita nelle celle senza però far lavorare i detenuti o impiegarli in attività socialmente utili”.

Fonte: SAPPE Polizia penitenziaria

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