Il presidio ospedaliero di Borgo San Lorenzo è stato riconfermato dall’Oms e dall’Unicef “Ospedale amico dei bambini”. La cerimonia di consegna della pergamena di conferma del riconoscimento si è svolta oggi alla presenza di Stefano Bocci, referente sanitario dell’Ospedale, Marco Pezzati, direttore del Dipartimento materno-infantile, Arianna Maggiali, direttore dell’ostetricia aziendale, Paolo Zoppi, direttore dell’assistenza infermieristica del Mugello, Cristina Braschi, responsabile dell’assistenza infermieristica dell’ospedale, Giacomo Guerrera, presidente dell’Unicef Italia, Tiziana Faraoni, responsabile del progetto BHF, Massimo Fabbiani, direttore di ostetricia e ginecologia, Massimo Strano, direttore di pediatria e neonatologia, Maria Rosa Mascia, ostetrica coordinatore, Serena Scheggi, infermiere referente di pediatria e Alessandra Buyet Piombini, presidente del Comitato Unicef di Firenze.L’iniziativa internazionale “Baby Friendly Hospital - Ospedale amico dei bambini” è stata lanciata nel 1992 dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef) per assicurare che tutti gli ospedali accolgano nel miglior modo possibile i bambini neonati e che divengano centri di sostegno per l’allattamento materno.
Dal lancio dell’iniziativa ad oggi, l’Unicef stima che gli ospedali riconosciuti nel mondo siano più di ventimila sparsi in oltre 140 paesi. In Italia sono stati riconosciuti 23 ospedali, di cui 7 nella Regione Toscana. Di questi 2 sono ospedali dell’Azienda sanitaria di Firenze e si sta lavorando perché il loro numero presto salga a 3. L’ospedale del Mugello è stato il primo ad avere il riconoscimento già nel 2007. L’anno dopo, poi, è stata la volta dell’ospedale di S. Maria Annunziata. Il Nuovo S. Giovanni di Dio, infine, sta ultimando la prima delle tre fasi previste per il riconoscimento.
Promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento materno è un obiettivo di salute che deve impegnare le strutture e gli operatori sanitari, ma sempre di più coinvolgere l’intero tessuto sociale, famiglie, gruppi di volontariato, il mondo dell’istruzione e dell’ informazione, i soggetti politici e l’intera comunità per realizzare le condizioni perché le madri possano allattare in maniera ottimale.