«Eccola lì, l’indole da ‘comunista democratico di stampo berlingueriano’ che Enrico Rossi sostiene di possedere: miseramente infranta, quanto a democraticità e modi che in Berlinguer ricordavamo più miti, contro le proteste che gli arrivano dai medici del Meyer per una programmazione che tarpa le ali a un’azienda d’eccellenza, che potrebbe volare ma a cui la Regione impedisce di spiccare il grande salto. E guai a dirlo, ovviamente. Guai a chi se ne va, il direttore Tommaso Langiano, e guai a chi esprime il proprio disagio. Chi parla si brucia, per Rossi, così come già accaduto a Massa per gli attori – tutte persone scelte in quei ruoli apicali dall’allora assessore alla sanità – del crac della Asl 1 su cui l’attuale governatore ha scaricato, o quanto meno ci ha provato visto che via via sono stati assolti, l’intero barile delle responsabilità. Come nulla fosse, come se quelle persone non fossero mai state suoi uomini e donne di fiducia. Ora lo stesso trattamento tocca a Langiano che per Rossi “deve tacere”. Eppure lo scelse lui, nel 2009, per guidare il pediatrico fiorentino. Lui ne prorogò l’incarico scaduto, fino a rinnovarlo nel giugno 2012. E ora? Chissà che magari per il comunista democratico berlingueriano Rossi quella di pagar con moneta rovente non sia una forma di buonuscita… come escluderlo, a questo punto?»
«La prodezza verbale del governatore una cosa comunque la rende plastica: si vede chi realmente guida la sanità in Toscana, con lui in prima linea a fare il bello e il cattivo tempo, e l’assessore Luigi Marroni relegato a mettere le pezze ed esternare ad effetto: ieri per lui Careggi era diventata la ‘portaerei’ della sanità, dopo che pochi giorni fa la ricerca dell’università Bicocca pubblicata dal Corsera aveva fatto a fette l’azienda ospedaliera per le spese record di gestione… sempre ieri, per la seconda volta, l’arte del rammendo interistituzionale tra Meyer e giunta lo portava a dare buca, per la seconda volta, ai sindaci dell’area volterrana che lo aspettavano per un consiglio comunale aperto sulla sanità».
«Al di là degli scambi verbali, per quanto acuminati, restano i problemi contingenti, aguzzi anche quelli, sedimentati negli anni forse in attesa – vana – di soluzione spontanea. La Commissione li ha dibattuti e valutati, e poi lì son rimasti. Tutti. Su tutti, c’è la questione di un polo pediatrico che senza la cardiochirurgia il balzo non lo fa. La staffetta con l’Opa di Massa, eccellente struttura anche quella, pare non risolvere. Ma se da un lato Rossi da Massa quella struttura non la sfila giacché a quella Asl la sanità regionale ha già tolto abbastanza, e tra un po’ lui ha da chieder voti anche lì, dall’altro c’è da registrare anche una rigidità proprio politica nel non consentire al Meyer uno sviluppo nel senso della cardiochirurgia pediatrica. Quello sì, che gli consentirebbe di spiegare le ali verso il riconoscimento ministeriale quale Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico. Eh guai! Con ciò il Meyer passerebbe sotto il controllo di Roma, e invece la Regione lo vuole per sé. Logiche medico-scientifiche? Manco per niente. E allora il problema qui si pone, e torna ad essere politico: quali sono i veri motivi, apparentemente extrasanitari, che spingono la Regione a trattenere il Meyer, con viva forza date le sue potenzialità dirompenti, nella propria orbita fino al punto da bloccarne uno sviluppo strategico?»
Stefano Mugnai
Fonte: Ufficio Stampa
