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Yuri e Paolo, coppia che ha trascritto in Comune le nozze all'estero: "Saremo lo stesso una famiglia"

Yuri Fallani e Paolo Peschisolido

Si è aperta lo scorso 16 settembre la possibilità per le coppie gay sposate all'estero di trascrivere il matrimonio nel registro dello stato civile del Comune di Empoli. E sono già due le coppie che hanno usufruito di questa possibilità: si tratta di due uomini e due donne.

L'apertura dei registi, fortemente voluta dal sindaco Barnini che lo ha definito un 'diritto civile', ha aperto notevoli discussioni e l'ammonimento del prefetto Varratta che ha invitato il sindaco "ad attenersi alla normativa vigente" è solo l'eco di un dibattito che investe l'intero paese.

Proprio in questi giorni, infatti, il tema dell'unioni gay rimbalza dalle camere del Governo agli studi televisivi, fino ai salotti degli italiani. Ma mentre 'sentinelle in piedi', conservatori e progressisti, politici e politicanti dibattono su un tema ormai vecchio di almeno 40 anni, l'esperienza di Paolo e Yuri, una delle coppie appena trascritta nel registro empolese, mostra come dietro presunte scelte di carattere etico ci siano comunque due persone che si amano e che vogliono vedersi riconosciuto il diritto di non essere guardati con occhio diverso, almeno dalle istituzioni. Punto.

Paolo è stato contattato da gonews.it e ha raccontato la sua esperienza con il compagno Yuri.

Un rapporto lungo 13 anni. I due, entrambi del '76, si sono conosciuti a Firenze e convivono insieme da circa 13 anni. Paolo è di Empoli, mentre Yuri è origianario del capoluogo regionale, ma si sono trasferiti a Empoli per motivi lavorativi. Una lunga convivenza che non poteva non concludersi con un matrimonio. "Per me - spiega Paolo - non era importante, ma Yuri ha preso l'iniziativa e mi ha fatto la proposta ufficialmente. Io ho detto sì".

Così in poco tempo hanno scelto il Portogallo: con una trentina di amici e parenti più stretti hanno preso un volo e lo scorso aprile si sono sposati, a maggio hanno invece festeggiato in Italia.

"Era difficile rganizzare tutto - spiega Paolo - sia per i voli che per il tempo a disposizione. Ma è andata bene".

A metà luglio sono arrivati i documenti che attestavano il matrimonio, poi i due sono andati dritti dal sindaco.

Siamo una famiglia con o senza registro. Paolo tiene a precisare più volte che "il sindaco non ha celebrato niente".

"Il matrimonio - continua - c'è stato e abbiamo i documenti legali per dimostrarlo. Viviamo insieme da 13 anni come se fossimo già sposati. Non capisco perchè a noi non venga riconosciuto quello che normalmente viene riconosciuto ad altri"

Da questo punto di vista esiste in realtà un vuoto normativo. La possibilità di trascrivere i matrimoni celebrati all'estero non è infatti vietato dalla legislazione, ma neanche obbligatorio. Sta quindi all'Amministrazione decidere in materia. E proprio su questa scelta che si apre l'enorme dibattito di questi giorni. Ma a Paolo non interessa discutere di cavilli legislativi: "Si tratta solo di un atto giuridico con cui il mio Comune riconosce che sto con una persona. Che io sia registrato o meno operativamente non mi cambia nulla: siamo una famiglia, ci amiamo e nessuno può toglierci questo".

Non facciamo male a nessuno. A Paolo non interessa fare nessuna polemica e accenna appena a tutto il polverono sollevato dalla vicenda: "A chi non vuole riconoscersi quello che noi chiamiamo un 'diritto' non so cosa dirgli" - chiosa.

E le sue parole "non capisco che gli abbiamo fatto di male per non avere i soliti diritti di tutti" sono obiettivamente sconfortanti.

"Pago le tasse come tutti - spiega - e voglio che mi siano riconosciuti quei diritti che vengono dati a tutti i cittadini".

A chi avvalora la motivazione religiosa, Paolo risponde con estrema sintesi: "Io non chiedo che il Papa mi sposi, o che un cristiano accetti un'unione gay, non mi interessa questo. Ma non voglio che me lo neghi lo Stato: sono un cittadino come tutti, anche se appartengo ad una minoranza".

E lo ripete fino allo sfinimento "si tratta di un nostro diritto, noi non vogliamo altro".

Poi continua ribadendo che si tratta di una 'battaglia di civiltà': "Io non sono un politico - spiega -  ma credo che una legge seria vada fatta". Poi scherza: "Potrei usare uno slogan tanto in voga in questi tempi: ce lo chiede l'Europa".

Paolo, però, non è tanto fiducioso: "Noi - spiega- siamo andati in Portogallo perchè pensavamo che in Italia ci sarebbe voluto molto tempo perchè le cose cambiassero. Siamo indietro a molti paesi, anche ad alcuni di quelli che definiamo del terzo mondo. È triste, ma conosco molti miei amici che non si sposano solo perché vogliono farlo quando gli sarà riconosciuto nel proprio paese".

Barnini contro tutti, o quasi. Appena ottenuti i documenti in luglio, Paolo e Yuri si sono presentati dal sindaco per ottenere quello che consideravano il riconoscimento formale di un atto già avvenuto: la trascrizione del matrimonio. Da parte del sindaco c'è stata subito la massima disponibilità.

"Noi speravamo che ci fosse il buon senso per prendere atto di una cosa già avvenuta e ci siamo accorti che il sindaco già aveva in mente una sua idea sull'argomento. Si è mostrata disponibile e ha preso atto che la legislazione portoghese prevedeva il nostro matrimonio e questo bastava perchè fosse legale e riconosciuto."

"Passata l'estate il sindaco ha aperto i registri e noi ci siamo iscritti a metà settembre. Speriamo - conclude - che questa sia la direzione che questo paese ha intenzione di prendere. Questa è l'Italia che vogliamo".

Il sindaco Barnini ha battuto i pugni sul tavolo e in cima a tutti i comuni dell'Empolese-Valdelsa, ha affermato per prima che "la trascrizione sul registro delle unioni civili è un diritto". E nonostante la decisione si sia tirata addosso le tante critiche da parte di una parte dell'opposizione, del Prefetto Varratta e indirettamente del Ministro Alfano che ha ordinato di 'fermare la trascrizione", il sindaco ha invece auspicato al più presto una riflessione normativa sull'argomento. Intanto sono anche altri i sindaci che in Italia premono in questa direzione e proprio oggi è arrivato il sostegno del presidente della Regione Toscana Rossi: "Resistete".

Sembrano quindi essere i Comuni, almeno per il momento, le 'sentinelle' per il riconoscimento delle nozze gay.

Giovanni Mennillo

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