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Notte si San Bartolomeo, a Trespiano si ricorda il sacrificio di Gaetano Pilati, Giovanni Bocciolini e Gustavo Consolo

A Firenze, il fascismo si impose allo stesso modo che si imposero i Guelfi, con l’eliminazione fisica dell’avversario, con il terrore… così descriveva in Cronache Fiorentine Vasco Pratolini.
Il bersaglio degli squadristi fascisti, in senso più lato, era l’antifascismo borghese e laico, quello degli intellettuali e dei professionisti, che proprio a Firenze aveva uno dei suoi centri più vitali. Era qui, non a caso, che nei mesi precedenti si era pubblicato il giornale clandestino «Non mollare», fra i cui redattori vi erano Ernesto Rossi e i fratelli Rosselli.

Nella notte di San Bartolomeo fra il 3 e 4 ottobre, raccontata anche da Vasco Pratolini in “Cornache di poveri amanti”, vennero assalite le abitazioni di molti antifascisti alcuni si salvarono scappando o perché non erano in casa, altri come:
-Dopo la morte di Giovanni Luporini, rimasto ucciso probabilmente da «fuoco amico», mentre capeggiava una spedizione contro il massone Napoleone Bandinelli perse la vita Giovanni Bocciolini accorso in sua difesa.
-Poi fu la volta dell’avvocato Gustavo Consolo raggiunto a casa e freddato davanti alla famiglia.
-Infine toccò all’ex deputato del Regno Gaetano Pilati, figura di spicco del socialismo fiorentino, anche lui impegnatosi con entusiasmo nella diffusione del periodico antifascista. Imprenditore edile, Pilati dal 1913 era presidente della Sms «Andrea Del Sarto» e dal 1921 Segretario provinciale del Psi. Non valse a garantirgli il rispetto degli squadristi neppure il fatto di essere un mutilato di guerra. Ferito gravemente, morì il 7 ottobre dopo tre giorni di agonia all’Ospedale di S. Maria Nuova. A nulla servì la coraggiosa testimonianza della vedova di Pilati, Amedea Landi, che nonostante le intimidazioni si era presentata in tribunale e aveva riconosciuto gli assassini. Alla sua memoria nel 1992 è stata assegnata una medaglia d’oro al valor civile.(Mussolini si adirò dicendo che si rischiava di fare un nuovo martire come Matteotti ucciso nel 1924).

Questo episodio segna l’avvento dell ventennio fascista o semplicemente ventennio) comprende quel periodo storico italiano che va dalla presa del potere di Benito Mussolini, datata 30 ottobre 1922, sino alla fine della sua dittatura, avvenuta il 25 luglio 1943.
In alcuni casi, con questa espressione si fa riferimento al cosiddetto ventennio fascista (1925-1945), delimitato da due data significative: il 1925, anno in cui furono dichiarati illegali tutti i partiti con esclusione del Partito Nazionale Fascista (PNF), e il 1945, che segnò la dissoluzione della Repubblica Sociale Italiana.

Siamo al preludio della dittatura fascista, nel biennio 1925-1926 vennero emanati una serie di provvedimenti liberticidi: vennero sciolti tutti i partiti e le associazioni sindacali non fasciste, venne soppressa ogni libertà di stampa, di riunione o di parola, venne ripristinata la pena di morte e venne creato un Tribunale speciale con amplissimi poteri, in grado di mandare al confino con un semplice provvedimento amministrativo le persone sgradite al regime.
Il 24 dicembre 1925 una legge cambia le caratteristiche dello stato liberale: Benito Mussolini cessa di essere presidente del Consiglio, cioè primus inter pares tra i ministri e diventa primo ministro segretario di Stato, nominato dal re e responsabile di fronte a lui e non più al Parlamento; a loro volta i vari ministri sono nominati dal re su proposta del primo ministro e responsabili sia di fronte al re sia di fronte al primo ministro. Inoltre la legge stabilisce che nessun progetto potrà essere discusso dal Parlamento senza l’approvazione del primo ministro.

Fonte: Comune di Firenze - Ufficio Stampa

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