Anche l’Unione dei Comuni dell’Empolese Valdelsa vuol dire la propria sul Pit. Il piano paesaggistico toscano, in fase di realizzazione in Regione e osteggiato da più parti, riguarda infatti da vicino la vita dei Comuni e del loro assetto. Per questo l’Unione, compatta, ha presentato una vasta serie di osservazioni.
Alle osservazioni (circa dieci per Comune, alcune generali, altre più puntuali) che l’Unione ha inviato all’attenzione della giunta regionale, dovrà rispondere la stessa amministrazione prima delle prossime elezioni, che si terranno nel mese di marzo.
Il contenuto delle molte osservazioni si potrebbe riassumere con ‘al centro il lavoro’.
“In questo piano – ha spiegato Giulio Mangani, sindaco di Montespertoli e delegato alla pianificazione urbanistica ed edilizia per l’Unione - non si tiene abbastanza in considerazione l’elemento sviluppo e, di conseguenza, il lavoro. L’agricoltura e tutto quello che da essa deriva è fondamentale per il nostro territorio, (si parla di 20mila persone impegnate nel settore, a vari livelli, nell’empolese valdelsa, ndr) per questo gli agricoltori devono essere messi nelle condizioni di fare il proprio lavoro, senza essere imbrigliati”.
“C’è bisogno – ha proseguito Mangani – di tenere più conto delle necessità delle varie comunità. Ad oggi, noi non siamo stati ancora interpellati, nonostante il piano vada ad incidere, e forse in qualche caso a configgere, con i piani urbanistici dei comuni”.
Il sindaco Mangani e il primo cittadino di Castelfiorentino Alessio Falorni non hanno risparmiato, quindi, nella conferenza stampa di presentazione delle osservazioni, ‘critiche costruttive’ al piano.
“Quello che abbiamo fatto – ha concluso Falorni – è stato fornire un contributo di alto livello alla discussione. Capiamo l’esigenza, per esempio, di limitare l’utilizzo di suolo ma non si può penalizzare con troppi vincoli quei territori che, come il nostro, sono stati virtuosi. Crediamo che sia possibile nel piano arrivare ad una buona sintesi tra sostenibilità e crescita economica”.
Due esempi su tutti quelli di Castelfalfi e delle grandi cantine, che, secondo l’osservazione proposta “non possono essere considerati alla stregua di pericoli da evitare, ma come grandi opportunità da cogliere e da indirizzare”.
