Ilenia Bellucci, 24 enne empolese studentessa universitaria a Copenaghen, è ancora una studentessa. In questo senso è una Toscana in giro un po’ anomala, perché le sue esperienze professionali sono limitate. Tuttavia, nonostante la propria giovane età, ha già deciso che non tornerà in Italia e per questo il suo racconto è ugualmente interessante.
LA SCHEDA
Nome: Ilenia Bellucci
Anni: 24
Cresciuta a: Empoli
Studi: diploma al liceo linguistico Virgilio (2009), laurea di primo livello in letterature europee per l’editoria e la produzione culturale all’università di Pisa (2013).
Residenza e professione: vive a Copenaghen dove sta studiando linguistica e letteratura inglese.
Prima esperienza all’estero: ad Aarhus (Danimarca) nel 2012 per un progetto Erasmus.
Lavoro in Italia: nessuna esperienza
Frase: In Danimarca il rapporto studente-docente è completamente ribaltato: il professore è sempre disponibile, anche ad aiutare e ti saluta quando ti incontra.
L’INTERVISTA
Perché sta studiando linguistica e letteratura inglese in Danimarca e non Inghilterra, se c’è un motivo?
Due anni fa ho fatto un progetto Erasmus ad Aarhus, la seconda città della Danimarca. Scelta un po’ a caso e un po’ per consiglio, ma sono stata fortunata perché mi sono trovata benissimo. Per questo dopo la laurea ho deciso che studiare lingue facendo i corsi e gli esami in italiano non dà una preparazione adeguata, anche se studi su libri in inglese (o spagnolo come nel mio caso). Dunque ho deciso di tornare in Danimarca.
Perché ha deciso di andare all’estero?
Ho sempre avuto una passione per le lingue straniere e quando sentii parlare per la prima volta di un progetto Erasmus (avrò avuto 14/15 anni) capii che era un’esperienza che volevo fare a tutti i costi. Aggiungo che viaggiare mi è sempre piaciuto, ero entusiasta già della vacanza studio estiva di due settimane che facevo negli anni del liceo. Fin da allora capii che vivere in un altro Paese, esprimermi e farmi capire, entrare nella cultura degli altri, è da allora un mio desiderio. Empoli mi piace ma mi stava un po’ stretta, e avevo bisogno di un ambiente più internazionale e stimolante.
Nella tua esperienza, quali sono le principali differenze fra l’università italiana e quella estera?
La principale differenza è nel rapporto fra studenti e professori. In Italia un professore può non rispondere alle email, non presentarsi al ricevimento o trattare male agli esami, e tutto questo è perfettamente normale. In Danimarca il rapporto è completamente ribaltato: il professore è sempre disponibile, anche ad aiutare, e ti saluta quando ti incontra. All’inizio per me era imbarazzante perché in inglese non c’è il lei, si dà sempre del tu. Quindi per me era difficile dire “ciao” a un professore che incontravo in corridoio. Al di là di questo la qualità degli studi è molto più alta: studio linguistica inglese e le lezioni sono in inglese. Aggiungiamo che l’università è gratuita, perché qua il governo investe nella formazione accademica massicciamente, molto più che in Italia.
Ha fatto qualche lavoro in Danimarca?
A metà febbraio di quest’anno un amico danese mi ha segnalato l’annuncio di una compagnia locale che cercava traduttori, invitandomi a fare domanda. Ho inviato il mio curriculum e il giorno dopo mi hanno risposto chiedendomi di fare una prova di traduzione. È andata bene e a marzo ho iniziato come giornalista free lance. Fino a fine giugno l’impegno è stato circa di otto ore la settimana. Negli ultimi due mesi mi hanno preso anche per l’assistenza clienti del mercato inglese e americano. Al momento è un lavoro part time di due giorni la settimana, che mi chiede anche di scrivere in inglese, quindi mi permette di mettere a frutto in pieno quello per cui ho studiato.
Programmi dopo la laurea specialistica?
Ci sarebbe l’idea di un dottorato di ricerca, che va e viene, oppure quella di cercare un lavoro a tempo pieno nel mio settore che mi consenta di rimanere a Copenaghen. L’Italia insomma non è certo la prima scelta, se potessi eviterei proprio di ritornarci.
Dell’Italia cosa le manca?
Famiglia, amici, cibo, gli affetti. Certo, ci sono Skype e il cellulare ma non è la stessa cosa che uscire tutti i giorni con gli amici con cui sei cresciuta.
Il voto che dà alla sua vita adesso rispetto a quello quando era in Italia.
Diciamo 6,5/7 in Italia, perché non mi sentivo perfettamente realizzata. Qua adesso, un 8/8,5.
