Via libera all’unanimità, da parte della commissione Agricoltura, alla legge sulle attività di pesca marittima che modifica la disciplina del 2005 sulla pesca e sugli interventi a sostegno delle attività professionali e di acquacoltura. Il testo è stato approvato, senza dibattito, in apertura della seduta presieduta, questa mattina, dal vicepresidente Claudio Marignani di Forza Italia.
La nuova normativa nasce dall’esigenza di adeguare la legge regionale alle disposizioni europee e nazionali. In particolare, il decreto legislativo del gennaio 2012 sul riassetto in materia di pesca ed acquacoltura, recependo la normativa europea, ha inciso sulla definizione di pesca professionale, sulla definizione di acquacoltura e su quella di imprenditore ittico nonché sul sistema sanzionatorio.
La disciplina del pescaturismo e dell’ittiturismo è stata adeguata alle disposizioni del decreto legislativo del 2012 nella parte in cui stabiliscono che esse rientrano nelle attività di pesca professionale se effettuate dall’imprenditore ittico. Inoltre è stata prevista, per l’attività di pescaturismo, una comunicazione da parte dell’imprenditore alla Provincia avente valore informativo in luogo della segnalazione certificata d’inizio attività, tenendo conto del fatto che l’abilitazione all’attività è data, all’imprenditore ittico munito di licenza di pesca, dall’autorizzazione all’imbarco di persone diverse dall’equipaggio rilasciata dall’autorità marittima. Riguardo al sistema sanzionatorio, invece, è stata ritenuta prevalente la competenza dello Stato e pertanto nella legge regionale si è fatto esplicito rinvio alle sanzioni statali, salvo che per quelle relative al pescaturismo e all’ittiturismo.
Nella stessa seduta è stato espresso parere favorevole, anch’esso all’unanimità, sul regolamento di funzionamento della Banca della Terra prevista dalla legge del dicembre 2012 che ha trasformato l’azienda agricola di Alberese in ente Terre regionali toscane.
Il regolamento detta la disciplina delle norme tecniche per il censimento dei terreni abbandonati od incolti, il procedimento per il censimento e l’inserimento nella Banca, nonché le procedure per la richiesta di assegnazione e di rimessa a coltura. Grazie a questo regolamento i comuni toscani, secondo quanto sottolineato quest’oggi in commissione dai funzionari e dai dirigenti della Giunta che lo hanno illustrato, potranno verificare la presenza sul proprio territorio di terreni non più utilizzati che potranno tornare ad essere produttivi.
La Banca della Terra è nata per mettere a disposizione di chi vuole lavorare, ma non ha la disponibilità della terra, i terreni delle aziende agricole di proprietà pubblica, ma anche privata, che possono essere dati in affitto o in concessione ad imprenditori agricoli, e in particolare a giovani. In tale Banca possono rientrare anche i terreni resi temporaneamente disponibili che saranno così messi nuovamente a coltura favorendo la sicurezza idraulica e idrogeologica dei territori.
Il regolamento, che prevede anche l’avvio di una campagna di comunicazione rivolta ai proprietari terrieri, disciplina il funzionamento della Banca, definita dalla legge come un inventario completo ed aggiornato dell’offerta dei terreni e delle aziende agricole di proprietà pubblica e privata che sono disponibili, tenendo conto anche dell’eterogeneo regime giuridico dei beni coinvolti, che possono avere natura sia pubblica che privata. L’accesso dei giovani ai terreni sarà favorito considerando l’obiettivo del ricambio generazionale.
Sul regolamento della Banca si è sviluppato un breve dibattito che ha visto la partecipazione, fra gli altri, del consigliere Aldo Morelli del Pd, che ha sottolineato l’importanza della campagna di comunicazione ed informazione sulle finalità della Bamca della Terra.
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
