Hanno preso il via i lavori del Consiglio regionale sulle proposte di legge elettorale regionale. All’ordine del giorno, dieci pdl, quella approvata a maggioranza dalla commissione Affari istituzionali – firmata dai capigruppo Ivan Ferrucci (Pd), Giovanni Santini (Forza Italia), Marta Gazzarri (Toscana civica riformista) e dal consigliere Rudi Russo (Centro democratico) – e altre nove proposte di legge uscite con il voto negativo dalla stessa commissione.
L’esame degli atti è iniziato con la relazione della consigliera dell’Ufficio di Presidenza Daniela Lastri (Pd) che ha coordinato il gruppo di lavoro sulla riforma elettorale. Seguirà la relazione del presidente della commissione Affari istituzionali Marco Manneschi, quindi il dibattito.
Consiglio: un minuto di silenzio per morti sul lavoro
Con un minuto di silenzio il Consiglio regionale ha commemorato i due caduti sul lavoro negli ultimi giorni. Il ricordo dell’aula agli operai Maurizio Bessi deceduto mentre stava lavorando al cantiere della terza corsia dell’A1 vicino Firenze e a Yuri Lanai rimasto ucciso mentre guidava il suo camion in una cava sulle apuane.
“Le istituzioni – ha detto il vicepresidente Giuliano Fedeli che presiedeva i lavori d’aula - non dimenticano queste tragedie. La sicurezza sul lavoro è un aspetto integrante della cultura del lavoro in un paese civile”.
Legge elettorale: l’intervento di Daniela Lastri
Il lavoro condotto tra e con i componenti del gruppo sulla legge elettorale, le discussioni e gli approfondimenti anche grazie al supporto tecnico e giuridico delle strutture regionali, fino alla relazione consegnata lo scorso 8 agosto alla presidenza del Consiglio regionale. Daniela Lastri apre il confronto sulla legge elettorale toscana puntualizzando che la proposta più recente, a firma dei consiglieri Ferrucci, Gazzarri, Russo e Santini e che ha ricevuto il voto favorevole della commissione Affari istituzionali non è sottoscritta dalla maggioranza dei componenti del gruppo di lavoro eppure accoglie “alcune importanti indicazioni e approdi emersi negli anni di discussione e approfondimento”.
Lastri elenca gli “aspetti condivisi”: parità di genere, il voto di preferenza agevolato donna-uomo, le liste plurinominali in circoscrizioni piccole, il premio di governabilità collegato al doppio turno per l’elezione del Presidente della Giunta regionale in caso di mancata elezione con più del 40%. “Un patrimonio da non disperdere”, dice, rivendicando il metodo di lavoro prescelto, puntato a evitare “pronunciamenti a colpi di maggioranza”, e un obiettivo perseguito: “Una buona legge, nella quale, al di là degli interessi particolari, si costruissero le condizioni per una competizione vera, trasparente, efficace”.
Lastri si dice convinta: “Il gruppo di lavoro era ormai in grado di pervenire a un testo base largamente condiviso che, per come era stato costruito, avrebbe consentito a tutti di riconoscere, nel voto finale del Consiglio, il contributo dato da ciascuno”.
L’attività condotta è stata “inevitabilmente lunga”, soggetta “a frequenti cambi di velocità” e anche complessa. Il costante sviluppo di relazioni politiche istituzionali ed extraistituzionali con le organizzazioni politiche esterne, dice Lastri, ha sempre trovato nel gruppo di lavoro il “naturale centro di gravità” e il necessario “contesto di rappresentazione formale”.
Tra gli elementi richiamati dalla consigliera la ricognizione conclusiva del 21 luglio nella quale si individuava la persistenza solo di poche questioni ancora divisive, “mentre l’impianto generale del testo risultava, a mio avviso, sufficientemente condiviso”. Poi le ulteriori proposte formulate nel corso dell’ultima seduta del 23 luglio dal presidente del gruppo del Pd, “derivanti da una mediazione, condotta al di fuori del gruppo, e finalizzata ad acquisire il pieno sostegno di Forza Italia alla riforma della legge elettorale”. Si determina “una oggettiva separazione delle posizioni”, resa infine esplicita con l’approvazione di un documento di sostegno all’articolato base - cioè il testo Pd del 13 giugno - privato della norma sul listino regionale e modificato nella indicazione della soglia di sbarramento al 3%. All’approvazione di questo documento non parteciparono i rappresentanti del Pd, di Forza Italia e di Toscana civica riformista e Lastri, “in considerazione della frattura del gruppo di lavoro e dell’impossibilità di pervenire a una sintesi efficace”, si astenne sul documento votato.
I firmatari dell’intesa raggiunta fuori dal Gruppo di lavoro hanno poi trasfuso il testo nella pdl 348, oggi all’esame del Consiglio, ricorda la consigliera.
Le considerazioni finali sono consegnate all’aula sulla scorta dei fatti narrati: “Speravo che le diversità, quando sarebbero giunte a manifestarsi, avrebbero testimoniato il reciproco riconoscimento di una tensione unitaria. Questo significa per me cercare di interpretare al meglio un ruolo dal carattere prettamente istituzionale. Perciò, il sostanziale venir meno del progetto originario che diede vita al gruppo di lavoro, è per me motivo di preoccupazione”, afferma la consigliera. Che comunque auspica “un dibattito franco, fatto anche di espressioni di voto diverse, ma attento all’obiettivo comune di dare alla Toscana una buona legge elettorale”.
Legge elettorale: la relazione di Marco Manneschi
Non è vero che “questa riforma arriva solo per effetto di valutazioni interne al corpo legislativo”; non è vero che ci sono state decisioni prese in assenza di confronto con le forze politiche e con i corpi intermedi; non è vero, infine, che i percorsi non sono stati ovattati o coperti, perché anzi “tutto si è svolto alla luce del sole” a cominciare dalla prima proposta di legge in materia elettorale, la n. 1 (a firma di Carraresi e Del Carlo, Udc). Marco Manneschi, Tcr, presidente della commissioni Affari istituzionali, avvia l’intervento chiarendo alcuni “no” e alcuni aspetti intervenuti nel corso del lavoro portato avanti dal Consiglio nella scelta delle “regole del gioco politico”.
“Ci sono stati anche momenti di confronto pubblico molto importanti”, precisa il consigliere, dibattiti aperti, dove si discutevano alcune delle proposte presentate coinvolgendo tutti e “non pochi intimi” o il solo “gruppo proponente”. “Ad alcuni dibattiti cui ho partecipato – ricorda Manneschi - ho visto esponenti di tutte forze politiche e anche di realtà associative”.
Il processo di formazione “della volontà pubblica”, dunque, si è “arricchito anche di una serie di spunti”, ma davvero non si è svolto “fuori del Consiglio regionale: lo testimonia la relazione di Lastri e ‘approfondimento condotto nel gruppo di lavoro”. Anzi, dice Manneschi, “tutto si è svolto alla luce del sole” a cominciare da quella prima proposta di modifica della legge elettorale, la n.1, la proposta di Carraresi e Del Carlo (Udc).
Così, nell’aula che “è sovranna e non controllata da alcuna volontà esterna”, continua il presidente, si sono susseguite le proposte di legge elettorale, che Manneschi elenca una per una: numero, nome di proponenti, tratti salienti.
Fino alle ultime scelte, quelle della sua commissione: “La richiesta sostanziale di rinvio da parte di alcuni colleghi che chiedevano più tempo per poter trovare possibili auspicabili convergenze”, richieste non accolte per la prossimità delle elezioni e perché “in effetti la partita sulle regole del gioco si è potuta giocare a lungo (oltre un anno dice rivolto a Lastri). La commissione, continua Manneschi, si è trovata a concentrare il lavoro avendo “qualcosa come 1070 emendamenti; ha compresso il dibattito su questioni di merito ma consentito di illustrare pdl ed emendamenti sostanziali” fino a compiere “una scelta di merito sbrigativa: la proposta n. 348 come testo base da portare in aula”.
Legge elettorale: il dibattito
“Questa è una legge che funzionerà. Saprà fare quello che serve: selezionare la classe politica migliore”. Così Alessandro Antichi (Forza Italia) ha aperto il dibattito sulla legge elettorale regionale dopo le relazioni di Daniela Lastri (Pd) e Marco Manneschi (Toscana civica regionale). Per Antichi il testo in discussione “rappresenta il tentativo per dare alla Toscana uno strumento utile ad affrontare un futuro difficile”. “Non scegliamo per noi”, ha rilevato con forza il consigliere, “piuttosto diamo ai cittadini lo strumento per decidere”. Su questioni ancora spinose quali preferenze e listino sulle quali si articolerà il lungo dibattito, Antichi ha osservato come siano stati “sdoganati istituti e trovato soluzioni innovative come la preferenza agevolata”. E ancora i collegi piccoli, ma “non piccoli abbastanza”, che a detta del consigliere “aiutano il contatto con i cittadini” o il listino facoltativo e corto che “agevola l’offerta politica” e che “non è un escamotage per sfuggire al confronto”. “Stiamo parlando di cose importanti”, ha concluso Antichi ricordando che ciò che “conta, e che vogliono i toscani, è avere una buona politica e selezionare un’altrettanto buona classe politica”.
Di proposta “necessaria, voluta dai cittadini e di cui il Consiglio si fa portavoce”, ha parlato Lucia Matergi (Pd) secondo la quale il testo è una “occasione per dotare la Toscana di uno strumento di sicura valenza democratica”. La legge aggiunge “innovazioni coerenti con una società volta alla rappresentanza e alla parità”, ha ricordato la consigliera pur evidenziando “elementi in cui sembrano appannarsi alcuni dei presupposti dai quali l’iter legislativo aveva preso le sue mosse”. Il riferimento era al listino regionale bloccato che con “spirito costruttivo e con l’intento di migliorare il testo di legge” la consigliera ha auspicato possa essere “un tema da superare per dare alla Toscana una riforma elettorale coerente al suo interno e soprattutto rispondente alla domanda di politica buona che ci viene dai cittadini”.
“C’eravamo assunti un compito importante e più che condivisibile: modificare una legge che aveva tolto ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”. Così Vanessa Boretti (Pd) ricordando anche la seconda questione di fondo che ha sempre condiviso e cioè “porre rimedio al problema della disparità di genere”, ma anche punti sui quali ha detto di “non aver mai cambiato idea: niente più liste bloccate, niente più listini, niente più nominati”. Da qui il rilievo che “l’impalcatura della legge è buona e soprattutto migliora la situazione attuale”, ma ci sono “almeno due aspetti, non banali ed emersi all’improvviso”, sui quali ha espresso “forti perplessità: soglie di sbarramento eccessivamente penalizzanti e per certi versi anche poco comprensibili e listino regionale bloccato facoltativo”. Boretti ha concluso dicendo di “volere una nuova legge elettorale toscana, volere una legge migliore” e soprattutto evidenziando che “quando si modificano le regole del gioco occorre puntare sempre alla mediazione più alta nell’interesse della democrazia, delle istituzioni, dei cittadini e rispettosa della Costituzione”.
“Non mi pare che ci sia stata tutta quella partecipazione popolare richiamata dal presidente Manneschi nella sua relazione. Noi consiglieri, per primi, siamo rimasti sorpresi dalla scomparsa della legge perché era arrivato un ordine di servizio. Il testo in discussione non è quello arrivato dal percorso costruttivo svolto”. Così Marco Taradash (Ncd) che su listino e preferenze ha dichiarato quanto non siano “sbagliati o giusti in sé”. “I cittadini vogliono una buona politica non questo o quel sistema elettorale”. “E non si può avere tutto” ha osservato muovendo un’obiezione di fondo: “Preferenze e listino non possono stare insieme, anche per ragioni costituzionali. Ci vuole chiarezza e trasparenza”. “Preferirei – ha continuato – un sistema tutto a listini corti e partiti che siano strumenti di partecipazione democratica”. “Non inganniamo gli elettori”, ha concluso.
“Per il cittadino comune questa legge arriva con un ritardo enorme” ha esordito Severino Saccardi (Pd). “Oggi – ha detto – siamo a fare una grossa autocritica. Fino ad ora sono stati eletti consiglieri senza primarie o con primarie in cui la partecipazione era molto scarsa”. Per il consigliere “l’impianto complessivo della legge è buono anche se presenta elementi discutibili quali il listino”. Pratica che secondo Saccardi è stata fatta per “garantire e non per assicurare qualità nella politica”. “È comunque un passo avanti che però lascia un retrogusto non buono” ha concluso.
Fdi, presentati ottomila emendamenti
"Abbiamo presentato oltre ottomila emendamenti" collegati alla proposta di riforma elettorale toscana frutto dell'accordo tra Pd, Fi e parte della maggioranza e siamo "pronti a ritirarli tutti se fanno una legge decente o se finalmente si occupano dei toscani e votano la nostra legge per dare la priorità agli italiani per le case popolari". Lo annuncia via Facebook, spiega una nota, il capogruppo Fdi Giovanni Donzelli dopo aver consegnato l'ultimo pacchetto di emendamenti in occasione della seduta del Consiglio regionale sulla nuova legge elettorale, al via oggi.
"In Regione - sottolinea - si vota la nuova legge elettorale. Una legge elettorale, in cui chi vince a preferenze resta fuori e chi perde entra, non è una buona legge. Una legge che tiene fuori dalla Regione chi prende il 9% (200 mila voti) non è una buona legge. Una legge che può dare 15 eletti ad una listarella del 3% non è una buona legge".
TOCCAFONDI: "OK DA NCD MA CON SOGLIA 3% E NO LISTINO BLOCCATO"
"La posizione del Nuovo Centrodestra toscano è da sempre chiara e non abbiamo cambiato idea: vogliamo una legge elettorale regionale che dia una vera possibilità di scelta ai toscani, che sia realmente rappresentativa e che non nasca con rilevanti profili d’incostituzionalità. Per questo siamo anche disposti a votarla, purché dall'attuale proposta venga abolita la possibilità per i partiti di adottare il listino bloccato, e che la soglia di accesso sia unica, al 3%. Così facendo, oltre ad avere una legge elettorale realmente rappresentativa del volere degli elettori, si scongiurerebbe quel rischio di incostituzionalità paventato da insigni costituzionalisti". Così Gabriele Toccafondi, coordinatore regionale del Nuovo Centrodestra, espone la posizione del partito toscano rispetto alla legge elettorale in discussione a Palazzo Panciatichi.
"Il Nuovo Centrodestra ha tenuto questa linea fin dal tempo della commissione Lastri, nella quale - ricorda Toccafondi - abbiamo proposto una legge elettorale senza listino bloccato e con soglie al 3%. Questi punti sono per noi imprescindibili ed irrinunciabili,come è stato dichiarato nella lettera congiunta inviata ieri ai firmatari della legge. La lettera è stata sottoscritta anche da altri capigruppo del Consiglio regionale: Magnolfi, Del Carlo, Donzelli, Sgherri, Romanelli e Chincarini. Per questo confidiamo che si possa raggiungere la più ampia condivisione all'interno dell'aula".
I consiglieri regionali Gambetta Vianna e Lazzeri annunciano il proprio Sì alla nuova legge elettorale: “È un voto in linea con la nostra proposta presentata il 5 aprile 2013”
I consiglieri regionali di Più Toscana Antonio Gambetta Vianna e Gian Luca Lazzeri annunciano il proprio voto favorevole alla proposta di legge 348 relativa alle nuove norme per l'elezione del Consiglio regionale e del presidente della Giunta regionale.
«Il nostro – sottolineano – sarà un voto favorevole alla nuova legge elettorale. La proposta di riforma del sistema elettorale infatti recepisce in parte la proposta avanzata dal nostro gruppo il 5 aprile 2013 che prevedeva ugualmente un mix fra listino bloccato e introduzione delle preferenze oltre ad una richiesta di abbassamento della soglia di accesso ai seggi.
La proposta su cui siamo chiamati a esprimerci – continuano – prevede infatti un mini-listino bloccato facoltativo (con al massimo 3 nomi rispetto ai 5 della legge vigente), garantendo così che la maggioranza del Consiglio Regionale sia eletta attraverso le preferenze espresse dall’elettorato.
Bene anche l’abbassamento al 3 percento della soglia di sbarramento per le liste facenti parte di coalizioni e la riduzione delle firme necessarie alla presentazione delle liste che garantirà l’accesso ad una pluralità di soggetti. Quello di oggi dunque appare come un voto in linea con l’intenso lavoro svolto dal nostro gruppo: lo dimostra il fatto che, messa da parte ogni polemica politica, la proposta toscana sia guardata con interesse da Roma, candidandosi ad essere la base per la legge con cui il Paese andrà a votare alle prossime elezioni politiche. La proposta disegna una legge elettorale sicuramente migliore dell’attuale ma soprattutto coinvolge le due maggiori forze politiche in Consiglio, sia di maggioranza che di opposizione, ma anche altre formazioni come Più Toscana e Toscana Civica Riformista. Se non passasse – concludono Gambetta Vianna e Lazzeri – il rischio è quello di tornare al voto con la legge attuale cioè senza dare la possibilità all’elettorato di esprimersi sui nomi dei candidati».
Ci troviamo a cambiare la legge elettorale agli sgoccioli della legislatura, eppure avevamo enunciato questa necessità già appena eletti”. Lo ha detto Mauro Romanelli (gruppo Misto) che ha aggiunto di essere amareggiato “per il patto d’acciao tra Pd e FI che ha mandato a monte i risultati del gruppo di lavoro coordinato dalla consigliera Lastri”. Romanelli ha espresso amarezza anche per l’esito dell’accordo “che cancella di fatto i due punti che tutti, mesi fa, consideravamo imprescindibili: ripristinare il voto di preferenza e abolire il listino. Le prime si reintroducono rendendole però vane, il secondo si cancella rendendolo però facoltativo”. Il patto tra Pd e FI, secondo Romanelli, “riguarda cose rilevanti e chieste solo e soltanto da Forza Italia. Allora perché questo accordo? Cos’altro nasconde? C’è un legame con il patto nazionale del Nazareno tra Renzi e Berlusconi?” Romanelli ha concluso: “Se la proposta di legge resterà così come presentata, non la voterò. Rivendicherò gli aspetti positivi, come il ritorno delle preferenze, anche se parziali, ma voterò contro e la contrasterò anche fuori dall’aula”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche la consigliera Monica Sgherri (Rc-Ci) che si è detta dispiaciuta del “fallimento del metodo di condivisione con cui aveva lavorato il gruppo di lavoro” e che ha criticato il comportamento del presidente della commissione Affari istituzionali, Marco Manneschi, “che ha usato un metodo sbrigativo, garantendo solo i gruppi politici più forti”. Sgherri ha aggiunto che “le leggi elettorali andrebbero fatte per durare nel tempo e con il sostegno di tutti, invece qui si procede per leggi che durano l’arco di una legislatura e che sono sostenute solo da alcuni gruppi”. La soluzione prospettata, ha aggiunto, non risponde “né alla crisi della politica né al bisogno di restituire credibilità e forza alle istituzioni” e nel merito introduce “troppe distorsioni, vedi le soglie di sbarramento e il premio di maggioranza, e troppe complicazioni”. Dichiarando che “è inaccettabile prendere in giro gli elettori”, Sgherri ha annunciato che “la battaglia contro questa legge non si fermerà in quest’aula”.
Paolo Marcheschi (FdI) ha criticato la scelta di “rendere inutile il positivo lavoro di sintesi del gruppo di lavoro coordinato dalla consigliera Lastri” nel nome di un “improvviso e misterioso accordo tra Pd e FI”. Anche perché, ha aggiunto, “le regole non possono essere scritte in due”. A proposito di questo accordo, Marcheschi ha parlato di “affronto che lascerà in Consiglio e nella società ferite insanabili” e nel merito ha dichiarato che “i promotori della legge hanno pensato più agli eletti che agli elettori”. Marcheschi ha criticato la presenza del listino facoltativo, “l’uso distorto” del voto di preferenza e la mancata rappresentatività territoriale e dei partiti più piccoli.
Per Marco Carraresi (Udc), “finalmente torna il voto di preferenza. Lo si chiedeva da tempo, da tante parti, ma qualcuno pensava, e ancora pensa, che sia qualcosa di diabolico, utile per infiltrazioni di interessi mafiosi o comunque poco chiari e non onesti”. Ma “le liste bloccate - ha aggiunto - non hanno evitato problemi similari”. Carraresi ha ricordato che da quando è stato cancellato il voto di preferenza, la partecipazione degli elettori è via via diminuita, “aumentando la distanza tra i cittadini e i palazzi del potere”. Carraresi ha rivendicato di aver sempre sostenuto la necessità delle preferenze e di aver votato contro, nel 2004, alla legge elettorale toscana che le cancellava. “La loro reintroduzione – ha concluso – è il coronamento di una battaglia lunga e combattuta, con il mio partito, in maniera solitaria”.
Secondo Eugenio Giani (Pd), “l’adozione della nuova legge è un atto di straordinaria importanza” e alle tante critiche ha risposto dicendo che “su atti simili è difficile trovare la sintesi che accontenti tutti”. Per Giani i punti positivi sono la reintroduzione delle preferenze, la cancellazione del listino, anche se resta la possibilità di ricorrervi in via facoltativa, e un disegno di un sistema elettorale che si avvicina a quello dei Comuni. “Gli sbarramenti, ha concluso, sono utili perché spingono a creare coalizioni”.
Roberto Benedetti (Ncd) ha illustrato la proposta di legge di cui è primo firmatario. “Insieme al collega Taradash - ha spiegato - abbiamo voluto proporre un sistema che valorizzasse i tanti e diversi territori della Toscana e le tante idee di dibattito che essi sanno produrre” e che per questo “si è commesso un errore decidendo di ridurre a 40 il numero dei consiglieri regionali. Ricordando che la legge elettorale deve essere “uno strumento per garantire la rappresentanza del territorio e delle forze politiche”, Benedetti ha parlato “di confusione istituzionale” in merito al premio di maggioranza, che “non deve avere soglie alte per non polverizzare i partiti minori”, e alle soglie di sbarramento. Benedetti, aggiungendo di “non aver mai avuto una predilezione per le preferenze”, ha spiegato che la sua proposta di legge è “modellata su quella che è stata sempre usata per le Province” prevedendo perciò i collegi uninominali sulla base di 90 mila elettori, l’elezione diretta del presidente della Regione, il premio di maggioranza, lo sbarramento al 3%, l’attribuzione dei seggi su base regionale col sistema Dont.
Il dibattito è proseguito con l’intervento di Gianfranco Venturi, Pd, il quale ha affermato che “sarebbe opportuno provare a migliorare questa legge”. Venturi, pur dichiarando di essere a favore della proposta, ha fatto alcuni rilievi critici riguardo al “listino” e ha affermato che “il Pd comunque non lo userà”. Con tutto ciò, secondo Venturi, questa legge si pone l’obiettivo di dare ai cittadini la possibilità di scegliere il governo che vogliono ed i loro rappresentanti in Consiglio regionale.
Anche Paolo Bambagioni, Pd, si è detto critico sul “listino”. Ha affermato: “Avrei preferito non inserire i listini regionali, ma nel complesso è una legge positiva e rappresenta un buon punto d’incontro fra esigenze diverse”. Il nuovo testo, per Bambagioni, ha il merito di “superare la vecchia legge figlia di un cattivo accordo fra maggioranza e minoranze” ed è in grado di garantire governabilità a chi vince e rappresentanza a chi perde le elezioni”.
Pier Paolo Tognocchi, Pd, ha affermato che “noi non votiamo la legge elettorale perfetta e lo sappiamo”. Ma nel dichiararsi a favore della proposta ha tuttavia aggiunto che “è auspicabile migliorare il testo” nel corso dell’esame dell’Aula. Secondo Tognocchi bisogna fare in modo di “non eliminare le forze politiche di minoranza, che rappresentano comunque decine
e decine di migliaia di elettori”. I cittadini, secondo Tognocchi, “hanno diritto di scegliere e di essere rappresentati” e la legge deve “garantire la rappresentanza del territorio nella sua interezza e complessità”. Tognocchi ha ricordato che demograficamente, la popolazione toscana è pari a quella di una grande città europea.
Marina Staccioli, FdI, ha affermato che “con questa legge la Toscana fa non uno ma dieci passi indietro”, che “la nuova legge è solo il frutto di un accordo fra Renzi e Verdini” e “viola tutto quello che il buonsenso politico imporrebbe”. La legge, secondo la Staccioli, non ha cuore la reale rappresentanza dei toscani ma “tende a preservare il risultato elettorale del Pd e dei verdiniani di Forza Italia senza preoccuparsi degli interessi degli elettori”. Per questi motivi la consigliera Staccioli si è espressa in modo netto contro questa proposta di legge.
Pieraldo Ciucchi, gruppo Misto, ha detto invece che voterà a favore della legge, ma ha aggiunto che essa dovrebbe essere modificata a garanzia della “rappresentanza della pluralità politica”. Ciucchi ha evidenziato come il Pd, in Toscana, si è espresso a favore di una legge di questo genere, mentre in Emilia Romagna ha mostrato più attenzione per le minoranze e le opposizioni. Pur esprimendo un giudizio favorevole nel complesso, dunque, Ciucchi ha invitato i sostenitori della legge a considerare che “fra qualche mese, sotto la spinta delle contestazioni sociali, chi oggi crede di essere garantito potrebbe essere condannato proprio da questo testo”. E ha affermato: “Fermatevi a riflettere. Non deve prevalere l’idea dell’autosufficienza”.
Ultimo intervento della giornata quello del consigliere Gabriele Chiurli (Gruppo misto): “Non ci apprestiamo alla nascita di una nuova legge elettorale, bensì al funerale della democrazia. Il gruppo di lavoro aveva trovato un accordo unitario, ma quello che avevamo deciso non conta. La mia domanda è cosa ci stiamo a fare qui? Come consiglieri non contiamo assolutamente niente”. Chiurli ha definito l’approvazione di questa legge come l’insediamento di una “dittatura fascio-comunista”. E rivolto ai consiglieri del Partito democratico: “Vi chiedo come potete votare questa legge così com’è?”.
L'intervento della consigliera Sgherri: "Con la proposta PD FI si sacrificano principi democratici fondamentali come l’uguaglianza del voto e il pluralismo per fare meramente l’interesse dei due"
Firenze, 9 settembre. Legge elettorale regionale. La proposta PD Forza Italia è una svolta autoritaria che sacrifica principi fondamentali della democrazia, in primis l’uguaglianza del voto dei cittadini e il pluralismo, per essere funzionale unicamente ai meri interessi immediati dei due partiti che vogliono farsi “padroni”. Qui non c’entra nulla la governabilità – che già era assicurata – ma si punta unicamente a colpire la rappresentatività.E il tentativo di rispondere alla crisi della rappresentatività della politica e delle istituzioni calando ancora di più decisioni (ed eletti) dall’alto e cercando di portare a casa (in Consiglio) più eletti possibile per i due, comunque riducendo fortemente e ulteriormente gli spazi democratici.
Insomma il “pateracchio” Renzi Berlusconi in salsa toscana.
Che acuirà quindi la crisi della credibilità della politica e l’astensionismo. E’ una proposta di legge inaccettabile che, se approvata, vedrà la nostra opposizione e contrasto in ogni sede.
Così Monica Sgherri – esponente di Rifondazione Comunista e capogruppo in Consiglio Regionale oggi in aula.
Una legge - prosegue Sgherri - che se ne frega dei richiami della Corte Costituzionale sull’uguaglianza del voto e che spinge a non andare a votare: il combinato disposto dell’applicazione variabile di due soglie di sbarramento potrà avere effetti devastanti come coalizioni che non eleggono pur avendo superato il 10% dei voti perché nessuna lista supera il 3%, oppure lo supera una sola lista e si prende tutti gli eletti di quella coalizione!
Se così non bastasse, mentre si osanna la reintroduzione (giusta) delle preferenze, la differenziazione la si ha anche con la previsione del listino che eleggerà i “privilegiati” (e per liste più piccole rischiano di essere gli unici di quella lista) ed inoltre la previsione così fatta del ballottaggio, che permetterà di avere una salda maggioranza a chi magari prende il 20 – 25 % dei voti!
Insomma grave attacco alla democrazia, all’uguaglianza del voto e alla rappresentatività e tutto questo per rispondere ai desiderata di due partiti “padroni della coalizione”.
Insomma tutto l’opposto di quello che si doveva fare per rispondere alla crisi della politica e direi anche della società: allargare gli spazi democratici e riportare alla cittadinanza attiva cittadini rifugiati nell’astensionismo.
Si poteva fare molto meglio e più velocemente, come bastava sanare la legge attuale abolendo listini e introducendo (doppie di genere) le preferenze; oppure fare come in Emilia Romagna, dove si è approvata – praticamente all’unanimità – una legge elettorale che coniuga rappresentatività con la governabilità (proposta che, insieme al collega Romanelli, abbiamo presentato per la Toscana ed è in discussione in aula).
Ma qui si voleva raggiungere altro, cioè far fare per legge la parte del “padrone delle coalizioni” a due partiti. Una strada autoritaria che, se approvata , ci vedrà in ogni sede per contrastarla e cancellarla!
Romanelli (Sel): "Per il Pd i desideri di Forza Italia e di Verdini diventano Legge".
"Arriviamo oggi a votare la nuova legge elettorale toscana ormai a fine Legislatura, anche se come Consiglio Regionale ne discutiamo fin dall’inizio del mandato, quando era chiaro a tutti come l’ultimo sistema, predecessore e artefice del Porcellum nazionale, fosse inviso ai cittadini, poco democratico e quindi da cambiare” - dichiara il Consigliere Regionale di Sinistra Ecologia e Libertà Mauro Romanelli.
“Fin dall'inizio del mandato tutto il centrosinistra, il Presidente Rossi, l’allora capogruppo del Pd Bugli, poi i capigruppo Ruggeri e Ferrucci, tutti erano convinti della necessità di apporre sostanziali cambiamenti, ripristinando le preferenze, o comunque almeno un sistema di collegi uninominali come per le provinciali, e abolendo ogni tipo di listino bloccato”.
“Con Renzi nuovo segretario dei Democratici è però cambiato tutto: all’improvviso in Regione sono finite le riunioni di maggioranza, è avvenuta l’esclusione di una forza di sinistra dalla coalizione defenestrandone l’Assessore, e si è creata un’asse molto forte del Partito Democratico con Forza Italia”.
“E dal giorno alla mattina il lavoro egregio del gruppo di lavoro istituzionale, coordinato dalla Consigliera Lastri, è stato mandato alle ortiche in ossequio ai nuovi equilibri politici, con un PD che decide di accettare tutte e sole le richieste del partito di Berlusconi, ovvero soglie di sbarramento alte e differenziate, listino bloccato senza parità di genere e candidature multiple, premio di maggioranza spropositato”.
“Tutti aspetti richiesti solo ed esclusivamente da Forza Italia, i cui desideri per il Pd diventano evidentemente Legge, decidendo di assumersi così una responsabilità politica gravissima, e dimenticandosi delle richieste di tanti cittadini, dell’opinione di autorevoli costituzionalisti e persino del parere dei nostri Uffici legislativi che hanno ben spiegato i pesanti rischi d’incostituzionalità legati a tutti questi aspetti pretesi e imposti dal Partito di Berlusconi e Verdini”.
"Mi sembra davvero gravissimo e irresponsabile votare una Legge che poi rischia di essere bocciata dalla Corte Costituzionale. Cosa succederebbe allora? Non ci si rende conto del discredito ulteriore che si rischia di gettare sulla politica e sulle Istituzioni?"
“Oggi in questo lungo dibattito, insieme ad alcuni colleghi, Sgherri e Chiurli, ci apprestiamo a presentare alcuni emendamenti di merito per modificare in senso più equo gli sbarramenti, per eliminare il listino bloccato, e per garantire un premio di maggioranza che, nell'assicurare la governabilità, sia di proporzioni ragionevoli”.
“Io voglio augurarmi che alla fine prevalga la libertà di pensiero di ogni singolo Consigliere, in particolare mi rivolgo ai Consiglieri del Pd, ma se altresì fosse invece confermato il prodotto del patto d’acciaio con Forza Italia, noi come Sinistra Ecologia e Libertà insieme a tutte le altre forze politiche e sociali disponibili continueremo nella nostra battaglia, facendo ricorso e continuando a opporci ad un gravissimo errore istituzionale e politico, che rischia di approfondire il già enorme solco di incomunicabilità con i cittadini” - conclude Romanelli.
Fonte: Toscana Consiglio Regionale
