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Don Amati si rivolge ai fedeli e annuncia nuovi pellegrinaggi: "La strada può cambiare ma la meta ultima resta identica"

Don Pierfrancesco Amati, parroco di Certaldo (foto gonews.it)

A Certaldo il parroco Don Amati ha scritto nel foglio informativo della propositura 'La Goccia' un messaggio rivolto alla comunità. Grande spazio al tema del pellegrinaggio.

Carissimi, di cosa abbiamo bisogno per vivere? Questa è la domanda che ci ha guidato durante il pellegrinaggio a piedi da Macerata a Loreto. Ma questo è stato un periodo durante il quale la nostra parrocchia i pellegrinaggi si sono succeduti. Il 1 maggio ci siamo recati a piedi al santuario di Pancole, ha proseguito Don Cristian con i chierichetti a Roma dal 2 al 4 maggio, poi per l'udienza del mercoledì con il Papa il 7 maggio dove eravamo presenti con 4 pullman, a Macerata per giungere a piedi fino a Loreto con un pullman nella notte tra il 7 e l'8 giugno, ricorderei anche quello della Misericordia per partecipare all'udienza particolare riservata del Papa per le Misericordie d'Italia il 14 giugno ed infine quello a Fatima dal 26 al 30 sempre di giugno.

Come vedete le proposte sono state tante e varie, segno dell'importanza data a questo tipo di gesti nella nostra pastorale parrocchiale, ma sempre mi sembra che sia risuonata la stessa domanda: di cosa abbiamo bisogno per vivere? Infatti per tutti sembra evidente che "uno più vive, più appare davanti gli occhi qual è la natura del nostro bisogno.

E più scopriamo le nostre esigenze, più ci accorgiamo che non le possiamo risolvere da noi, nè lo possono gli altri, uomini come noi, poveracci come noi" come ebbe a dire Don Carròn agli esercizi spirituali della Fraternità di Comunione e Liberazione lo scorso aprile. Abbiamo proposto e continueremo a farlo, vari pellegrinaggi per visitare luoghi particolari o incontrare persone speciali, come Papa Francesco, per vivere la stessa esperienza che facevano i pubblicani al tempo di Gesù: "Andavano da Gesù perchè solo con Lui potevano essere loro stessi senza dover negare niente di loro stessi, per questo lo cercavano, per questo avevano bisogno di tornare da Lui, per poter essere finalmente se stessi”, sono ancora parole di Don Carròn.

In ogni pellegrinaggio la strada può cambiare ma la meta ultima resta identica: giungere a Gesù per trovare se stessi  e scoprire di cosa abbiamo bisogno per vivere. Il pellegrinaggio ha poi anche un’altra caratteristica fondamentale: in qualche modo è sempre un cammino, certo quello che si compie di notte da Macerata a Loreto è un cammino in tutti i sensi, ma anche quelli fatti in pullman o in aereo implicano questo muoversi con una certa fatica e sacrificio e l’attesa di giungere alla meta dopo del tempo.

Questo aspetto mi suggerisce un’altra riflessione, ancora una volta non mia ma ripresa da un testo dell’allora cardinal Ratzinger del 1990 quando parlando della conversione di Sant’Agostino, teniamo conto del nostro legame con questo grande santo tramite Beata Giulia, ebbe a scrivere che egli “pensava che il suo cammino successivo sarebbe consistito in una continua salita verso le altezze sempre più pure della vicinanza di Dio”. Invece “dovette imparare che essere cristiani significa piuttosto percorrere un cammino sempre più faticoso, con tutti i suoi alti e bassi”.

E’ quindi un cammino quello che viene proposto in ogni pellegrinaggio, un cammino che non si fa da soli ma sostenuti da una compagnia lungo una strada certa e verso una meta che ci richiama alla meta ultima di tutta la nostra vita. E’ quindi in un cammino che scopriamo continuamente il valore di quella domanda “di cosa abbiamo bisogno per vivere?”

Che non possiamo mai dimenticare, neppure in questo periodo estivo che tanti vorrebbero proporci solo come tempo di svago quasi fosse questa la nostra necessità e non piuttosto cercare e trovare cosa realmente è in grado di riempire le nostre giornate, fatiche e difficoltà comprese, senza fuggire dalla realtà.

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