
I sindacati toscani Cgil-Cisl-Uil hanno proclamato lo sciopero del commercio per il giorno di Ferragosto. Queste le motivazioni: “le liberalizzazioni degli orari e delle aperture domenicali e festive attuate dal decreto Salva Italia non hanno portato alcun aumento dell'occupazione o dei consumi, ma hanno peggiorato le condizioni di lavoro, aumentato la precarietà e l'assenza di ogni regola minima di concertazione sulla programmazione delle aperture e degli orari di lavoro”.
I sindacati si fanno forza anche in virtù del fatto che, al momento, la commissione attività produttive della Camera, ha approvato un progetto di legge che manda all'aria la liberalizzazione vigente. Visto il contesto pratico, ed economico, sostenere che i sindacati toscani siano come marziani è il minimo.
Contesto pratico. Le grandi catene di distribuzione al dettaglio (che vengono invocate come i mostri che mangiano i piccoli esercizi costringendoli a stare aperti come loro, ma che -guarda un po'- sono le preferite dai consumatori per prezzi, qualità e disponibilità di orari) sono chiuse nel giorno di Ferragosto, tranne qualche esercizio in località balneare.
Contesto economico. Come si fa ad ostacolare la liberalizzazione in un periodo in cui gli esercizi commerciali chiudono a grappoli, in un ambito in cui le esperienze di molti Paesi ad economia capitalista (Usa e Uk in primis) ci indicano che sono tre le strade da seguire in questo ambito per cercare di superare le crisi: meno fiscalità, semplificazione burocratica, liberalizzazione orari.
Inoltre, i dati della grande distribuzione, dove si concentrano la maggior parte delle vendite, sono in aumento molto più consistente rispetto alla media e piccola: indicatore di un commercio che è cambiato, in cui gli addetti del settore non possono far riferimento alle vecchie rendite di posizione per essere attivi, ma devono reinventarsi nuove forme, specializzazioni e qualità.
I nostri sindacati, assertori e tenaci sostenitori dello status quo, sono marziani perchè sembra che non si rendano conto che il loro attacco costante a metodi e tempi che hanno dato utili e occupazione nella grande distribuzione (nonostante la diffusa crisi generale e di consumi), tende ad indebolire proprio ciò che ha salvato il commercio, rendendolo più economico e più pratico. E marziana è anche quella piccola e media distribuzione che ancora persiste nei vecchi metodi e luoghi, e che per questo si fa paladina delle motivazioni dei sindacati, invocando un commercio che non esiste più e che non può tornare.
Infine, è evidente che i nostri sindacati, vedono nella liberalizzazione degli orari il disfacimento del loro ruolo di mediatori (quella che chiamano concertazione) tra commercianti e PA, per cui difendono la propria posizione di rendita spacciandola per benessere comune.
Fonte: Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori
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