Fra i toscani che hanno raccontato la propria esperienza a questo blog, Andrea Lunardi è uno di quelli che meglio conosce il mondo del lavoro italiano per averlo frequentato a lungo. Prima di decidere di andare all'estero ha lavorato nel settore del turismo. Tuttavia è stato proprio quel contatto a fargli decidere di lasciare l'Italia. Adesso è a Londra, dove pur mantenendosi equilibrato (“non sono di quelli che sputano sempre sull'Italia e dicono che fuori è tutto bello e facile”) non risparmia critiche a “un sistema troppo clientelare e influenzato troppo dalla politica”.
LA SCHEDA
Nome: Andrea
Cognome: Lunardi
Anni: 38
Cresciuto a: Empoli
Studi: Istituto Fermi di Empoli (1995). Laurea di primo livello in Economia aziendale all'università di Firenze (2001), master in economia e gestione del turismo a Venezia.
Residenza e professione: Vive a Londra, dove lavora come international credit controller.
La frase: Ho deciso di andare all'estero perché ero schifato dal sistema, in particolare dal clientelismo.
L'INTERVISTA
Perché sei andato all'estero?
Perché ero schifato dal sistema, in particolare dal clientelismo e dall'immobilità. Pensavo che dopo il mazzo che mi ero fatto fra studio e lavoro, valeva la pena provare. In Italia passava il tempo e non si risolveva niente, quindi ho deciso di lasciare l'Italia e vedere come andava. Ho visto che le cose andavano meglio che in Italia e sono rimasto.
È a Londra come ti sei trovato?
All'inizio è stata dura. Io venivo dal turismo ma qua il sistema è molto diverso. Il turismo fa i numeri italiani sono a Londra. Per il resto ci sono le grandi agenzie che gestiscono le prenotazioni ma giustamente vogliono un inglese perfetto e io all'inizio non lo avevo. Avevo fatto domanda anche nelle agenzie di viaggio e ho atto anche un paio di colloqui ma quello era il periodo della moria delle agenzie di viaggio per il passaggio all'online. Quindi per alcuni mesi ho fatto il cameriere-barista, quindi ho lavorato fuori Londra in un vice-consolato, pagato da fame. A quel punto sono passato a un lavoro più vicino a quello per cui avevo studiato, sempre fuori Londra: ho fatto il credit controller. Quella è stata la svolta perché dopo due anni sono potuto tornare a Londra, dove ho un lavoro ben pagato e con dei benefit delle prospettive. Sono ancora un international credit controller.
Secondo la tua esperienza, quali sono le differenze principali fra il mondo del lavoro inglese e quello italiano?
Io non sono di quelli secondo i quali l'erba più verde è sempre quella del vicino. Ci sono differenze sia in positivo che in negativo. Io lavoro con tutto il mondo e ti dico che noi italiani siamo i più lungimiranti e i più furbi, sia in senso positivo che negativo. Il problema italiano è che c'è troppo clientelismo, quindi non c'è meritocrazia. La classe imprenditoriale è fatta di persone vecchia che non capisce il mondo moderno. Inoltre nell'imprenditoria c'è troppa politica, quindi le decisioni non vengono prese in base a criteri spesso distorti. Tutto questo c'è anche nel mondo inglese , ma molto meno, tipo da 0 a 10 se in Italia è 9 qui è 3. infine, in Italia si guadagna poco e non si capiscono le voci della busta paga. Qui c'è anche più flessibilità, sia per avere lavori part time (orizzontali e verticali) ma anche per trovare lavoro se lo si perde.
Pensi di tornare a lavorare in Italia?
Sicuramente, per più motivi. Innanzitutto la lingua, voglio tornare a parlare la mia lingua. Inoltre mi manca il mare, che qua è un'altra cosa. Dal punto di vista lavorativo però c'è il grosso problema degli stipendi: che sono spesso troppo bassi per garantire una vita decente. Credo dunque che tornerò se potrò avere un lavoro in proprio, per tutti i motivi che ti ho spiegato.
Il voto alla tua vita adesso e uno alla tua vita in Italia prima di partire.
In Italia diciamo un 6,5/7 perché non avevo i problemi di tante persone. Alla mia vita qui dò un 8,5/9.
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