“Non vedo niente di scandaloso nel fatto che alcune decisioni di modifica statutaria siano maturate al di fuori del gruppo di lavoro”. Questo il giudizio di Alessandro Antichi (Forza Italia), che ha aperto il dibattito. Riguardo alla proposta di modifica dell’articolo 10, quello sul Portavoce dell’opposizione, Antichi ha spiegato “oggi la politica vive un momento diverso da quando questa figura fu istituita. La prospettiva bipolare e bipartitica sembra sparita. Per questo è utile non eliminare la figura del Portavoce, ma renderla facoltativa”.
Alberto Magnolfi (capogruppo Nuovo Centrodestra), firmatario con Monica Sgherri (Rc-Ci) di una diversa proposta di legge statutaria, ha affermato: “A noi è sembrato pacifico prevedere l’abolizione della figura del Portavoce dell’opposizione, perché questa era maturata in un’epoca politica distante anni luce da quella attuale. Inoltre, l’abolizione risponde anche alla razionalizzazione delle esigenze di bilancio”.
Secondo Giovanni Donzelli (capogruppo Fratelli d’Italia), “rendere facoltativa la figura del Portavoce significa affidare nelle mani della maggioranza l’esistenza o meno di questa figura istituzionale che dovrebbe svolgere un ruolo di controllo e di stimolo. È uno svuotamento di ruolo che apre la strada all’inesistenza dell’opposizione. Perciò voteremo convintamente contro, perché non vogliamo ridimensionare l’opposizione, da chiunque essa sia rappresentata”.
Per Marco Manneschi (Toscana civica riformista), “l’esercizio della funzione del Portavoce dell’opposizione, pur senza oneri per il bilancio e lasciandone la facoltà di istituzione alle opposizioni che verranno, va mantenuta perché fare opposizione è un compito nobile e necessario”.
Monica Sgherri (capogruppo Rc-Ci) ha sostenuto “convitamente” la proposta che prevede “l’abrogazione del Portavoce dell’opposizione, perché ormai superata dal mutato clima politico”. Sgherri ha sottolineato “per me l’istituzione di questa figura era stata una forzatura. Nel gruppo di lavoro, secondo me, si doveva discutere non del Portavoce ma degli strumenti a disposizione dell’opposizione, nel gruppo di lavoro però non c’è stata disponibilità a confrontarsi su questo argomento”.
“Non vedo niente di scandaloso nel fatto che alcune decisioni di modifica statutaria siano maturate al di fuori del gruppo di lavoro”. Questo il giudizio di Alessandro Antichi (Forza Italia), che ha aperto il dibattito. Riguardo alla proposta di modifica dell’articolo 10, quello sul Portavoce dell’opposizione, Antichi ha spiegato “oggi la politica vive un momento diverso da quando questa figura fu istituita. La prospettiva bipolare e bipartitica sembra sparita. Per questo è utile non eliminare la figura del Portavoce, ma renderla facoltativa”.
Alberto Magnolfi (capogruppo Nuovo Centrodestra), firmatario con Monica Sgherri (Rc-Ci) di una diversa proposta di legge statutaria, ha affermato: “A noi è sembrato pacifico prevedere l’abolizione della figura del Portavoce dell’opposizione, perché questa era maturata in un’epoca politica distante anni luce da quella attuale. Inoltre, l’abolizione risponde anche alla razionalizzazione delle esigenze di bilancio”.
Secondo Giovanni Donzelli (capogruppo Fratelli d’Italia), “rendere facoltativa la figura del Portavoce significa affidare nelle mani della maggioranza l’esistenza o meno di questa figura istituzionale che dovrebbe svolgere un ruolo di controllo e di stimolo. È uno svuotamento di ruolo che apre la strada all’inesistenza dell’opposizione. Perciò voteremo convintamente contro, perché non vogliamo ridimensionare l’opposizione, da chiunque essa sia rappresentata”.
Per Marco Manneschi (Toscana civica riformista), “l’esercizio della funzione del Portavoce dell’opposizione, pur senza oneri per il bilancio e lasciandone la facoltà di istituzione alle opposizioni che verranno, va mantenuta perché fare opposizione è un compito nobile e necessario”.
Monica Sgherri (capogruppo Rc-Ci) ha sostenuto “convitamente” la proposta che prevede “l’abrogazione del Portavoce dell’opposizione, perché ormai superata dal mutato clima politico”. Sgherri ha sottolineato “per me l’istituzione di questa figura era stata una forzatura. Nel gruppo di lavoro, secondo me, si doveva discutere non del Portavoce ma degli strumenti a disposizione dell’opposizione, nel gruppo di lavoro però non c’è stata disponibilità a confrontarsi su questo argomento”.
Siamo di fronte a “un’evoluzione di sistema”, non si sta parlando dell’attività svolta dalla portavoce in questa legislatura e comunque, se si trattasse di difendere la democrazia “il tono sarebbe più agitato”. Secondo Marco Taradash, Ncd, la cancellazione dell’istituto del portavoce “non cancella né poco né punto l’opposizione”. Di fatto le cose nell’assemblea toscana si sono modificate e, rispetto all’inizio, il portavoce “ha portato la voce solo di una parte dell’opposizione”. Per il consigliere “una foto dell’oggi” proiettata a domani, rende evidente che una gran parte delle opposizioni “non potrà avere un unico portavoce”. Va bene quindi prevedere che questa figura sia “volontaria”, anche se si è capito “che questa cosa può funzionare solo con determinate condizioni politiche. Comunque, l’opposizione avrà una sua forza del tutto indipendente dal portavoce”.
Stefania Fuscagni, attuale portavoce dell’opposizione, ha chiesto “a tutti i partiti se vogliono una democrazia dell’alternanza”, ricordando “il dovere” e anche “il diritto” di “configurare figure istituzionali”, perché “venga fatta una controdeduzione a quel che la maggioranza propone”.
Il 96 per cento degli atti dell’opposizione, ha detto, sono stati costruiti in una ragionevole concordia, ma con un dibattito interno e con una visione: “fare una opposizione né barricadera, né impotente, ma che si costruisce in modo tale da essere un’alternanza comprensibile”. Quando nel 2004 la Toscana prese per prima questa decisione fu un’intuizione e fu la maggioranza a dire in maniera molto lungimirante che questa figura rendeva possibile il passaggio verso un’alternanza. La consigliera ha invocato una “democrazia alternante” come in tutti i paesi europei. “Dobbiamo innescare meccanismi che ci rendono leggibili e l’unificazione delle minoranze è un elemento di pulizia argomentativa politica, per convincere gli elettori in modo consapevole e non in modo rissoso o inconcludente”. Fuscagni ha definito il voto di oggi un voto “di alta politica, non di bassa contrattazione. Un voto di alta politica per chiarire chi vuole una democrazia normale o vuole continuare in una modalità per cui chi sta all’opposizione per farsi riconoscere o deve esagerare o deve smentire quel che fa la maggioranza”.
Mauro Romanelli (gruppo Misto) ha ricordato di avere a suo tempo “molto creduto nell’alternanza”, e ha confermato la scelta per “un sistema politico che rappresenti la società” e non il contrario. Ma la democrazia, oggi, ha portato a un sistema “non bipolare” nel quale dire, come fa Fuscagni, che l’unificazione delle opposizioni è un elemento di pulizia “mette i brividi”; la prossima legislatura, anzi, non ci sarebbe una “unificazione” e quindi il portavoce rischierebbe di divenire un “elemento autoritario”. Romanelli ha affermato di aver “sempre visto il portavoce come un elemento consociativo, con l’intenzione di attribuire un ruolo preminente all’opposizione più consistente, tagliando fuori le opposizioni più piccole”. Il consigliere si è detto d’accordo con la proposta di Sgherri e Magnolfi, per tagliare la figura del portavoce.
Pieraldo Ciucchi (gruppo Misto) è convinto di “non scrivere una pagina di alta politica”; in questo atto, ha detto, si vede “l’ennesimo compromesso”. Il dato storico nel Consiglio regionale è che non si erano mai viste “posizioni tanto divergenti se non conflittuali, né a destra né a sinistra”. Riferendosi all’alternanza e alla democrazia alternante citate da Fuscagni, Ciucchi ha ricordato che “per venti anni in questo Consiglio la Democrazia Cristiana, con figure come Butini e Pezzati, ha cercato l’alternanza, senza portavoce dell’opposizione”. Venendo anche alla legge elettorale, il consigliere ha espresso il timore che “questa legislatura si caratterizzi per le decisioni in modo facoltativo”.
Gabriele Chiurli, gruppo Misto, si è “scusato con i cittadini” perché da ore “siamo a qui a parlare di un atto che spetterà alla prossima legislatura decidere”. Riferendosi ai passaggi politici anche nazionali – come la riforma del Senato – Chiurli ha parlato di “prosieguo del tentativo di totalitarismo che percorre tutte le istituzioni”. Ivan Ferrucci, capogruppo Pd, ha ringraziato per il lavoro svolto dal gruppo guidato da Benedetti e ha ricordato i molti versanti sui quali il Pd sarebbe disposto ad intervenire, oltre a quelli necessitati sulla scorta delle riforme avviate a livello nazionale: “Avremo di fronte la discussione sul regolamento, le funzioni, le competenze”. Ma è chiaro, secondo il capogruppo Pd, che nel caso del portavoce e alla facoltatività di questo, “si rimanda alla capacità delle opposizioni di ritrovarsi tutte o in parte in questa figura; è un’espressione politica”. Parlando di legge elettorale regionale, il consigliere si è agganciato alla riforma del Senato in discussione per dire che “forse non sarebbe male se lo strumento della legge elettorale tornasse in mano allo Stato”.
Giuseppe Del Carlo (Udc), nel fare la sua dichiarazione di voto (si è astenuto sulla legge che prevede l’eventualità del portavoce), ha constatato che “oggi i meccanismi elettorali sono cambiati”, e il quadro nazionale “è quanto meno tripolare”: il portavoce “è tale se rappresenta in modo compatto tutte le opposizioni, se ne rappresenta solo una parte perde significato; in quel caso ci sono i presidenti dei gruppi”. Il consigliere ha anche affermato che “non è giusto un impegno finanziario così forte, di fronte ai tagli che ci sono stati su consiglieri, altri apparati e rappresentanze dei gruppi”. Per Gian Luca Lazzeri (Più Toscana-Ncd) il voto di oggi non è una valutazione sull’operato di Fuscagni, alla quale anzi ha riconosciuto “in questi anni di essere stata un momento di raccordo, in difesa della rappresentanza delle istanze e delle valutazioni del gruppo più piccolo”, rispetto ai comportamenti “talvolta muscolosi” del gruppo più grande, Forza Italia. Però, in un momento di tagli al Consiglio e ai consiglieri, “la riflessione su come rendere il portavoce più coerente dal punto di vista finanziario – chiude Lazzeri – comunque assicurandone la funzionalità, è una sfida”. Il consigliere ha votato a favore della legge che salva la possibilità di procedere all’indicazione del portavoce.
Fonte: Consiglio Regionale Toscana - Ufficio Stampa
