Approvato il progetto di recupero dell’area VITRUM e mostrato con molta enfasi ai cittadini. Speriamo davvero sia la volta buona, ma alcuni presupposti ci preoccupano. Su quel progetto c’è una osservazione della provincia (unione di comuni) che contesta diverse cose. In particolare si sottolinea la povertà di spazi pubblici e verde oltre ad alcuni parametri non rispettati di superficie permeabile e di impatto ambientale. C’è quindi un conflitto tra enti di cui si è scelto di non tener conto. Evidentemente per spinger sui tempi di un recupero comunque sia.
Certo 30 anni di attesa predispongono chiunque a far buon viso a cattivo gioco e salutare come ben venuto qualsiasi intervento che tolga comunque il rudere dal centro della città. E già questo non è un gran risultato per chi ha governato in questi anni. Ma siamo sicuri che accadrà davvero? Abbiamo chiesto all’amministrazione di darci altri 9 giorni (nove giorni contro 30 anni) di tempo per chiarire alcuni dei dubbi posti dalla provincia, magari ascoltando in commissione anche i tecnici dell’unione che avevano redatto le osservazioni e mettere il consiglio, tra l’altro neoeletto, in grado di giudicare con serenità anche circa la reale fattibilità dell’intervento, gli eventuali accordi stipulati che rassicurino in questo senso, le valutazioni dell’ufficio tecnico. Perché il progetto è davvero povero di valenze pubbliche.
Non c’è verde pubblico, che si è scelto di far monetizzare, non c’è traccia di memoria della storia produttiva del luogo così importante per la città, gli spazi pubblici di relazione sono confinati al perimetro dell’isolato, dove marciapiedi un po’ più ampi del normale, vengono chiamati piazze.
Chiunque guardando il progetto, potrà rendersi conto. Si poteva scegliere di aprire lo spazio interno al pubblico, modello Murate per intenderci, introdurre verde pubblico che mitigasse l’impatto ambientale. L’unica vera utilità pubblica sarebbe data dal fatto che comunque si recupera l’area e quindi almeno di quello volevamo esser certi. Perché altrimenti si otterrà un’altra cosa, che è soltanto l’aumento di valore di quell’area, per più favorevoli condizioni di costruzione fissate, ma niente altro. Un vantaggio solo per la proprietà. Questi erano i dubbi che avevamo chiesto di fugare con un supplemento di esame di – ripetiamo – 9 giorni, perché tutto poteva essere ugualmente approvato nel consiglio del 30 luglio. La risposta è stata no e le risposte alle nostre domande non ci sono proprio state, col solito atteggiamento di arroganza.
Allora adesso attendiamo l’avvio dei lavori nel frattempo ripetiamo qui a futura memoria le nostre domande:
Perché al primo consiglio in dispregio da qualunque corretto rapporto fra minoranza e maggioranza si rifiuta un rinvio per approfondimento di poco più di una settimana? Oltretutto rendendo subito conflittuali i rapporti consiliari
Perché non si risponde ai problemi sollevati che non sono solo politici?
Perché si rischia un contenzioso con l’unione dei comuni?
Quali interessi giustificano tutto questo?
Oltretutto siamo sicuri di fare l’interesse dei privati, visto che ci sono state osservazioni sulla regolarità dell’intervento e che i rinvii e le contestazioni potrebbero anche costringere a tempi più lunghi?
Si è fatta una valutazione della fattibilità reale dell’intervento, perché tutto non si concluda in un semplice aumento di valore dell’area senza che, per l’ennesima volta, si intervenga davvero?
Attendiamo fiduciosi.
Fabricacomune per la Sinistra
