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Servizi socio-sanitari: il sistema toscano per l’integrazione

Il consiglio regionale (foto gonews.it)

Il Consiglio regionale approva a maggioranza due leggi per far nascere in Toscana un nuovo sistema d’integrazione socio-sanitaria, che superi l’esperienza delle società della salute ed introduca una governance articolata su più livelli. Lo scopo delle due proposte di legge, primo firmatario Simone Naldoni (Pd) è di giungere ad una gestione associata del settore sociale a livello di zona-distretto, sia che i Comuni siano obbligati a farlo per legge, sia che non lo siano. In pratica ci saranno due opzioni: agire in convenzione, oppure gestire attraverso la Società della salute (Sds), dove l’esperienza sia stata positiva e sia stato deciso di non scioglierla con un nuovo passaggio in Consiglio comunale, con una nuova assemblea Sds e dopo che la Regione abbia sentito la Conferenza dei sindaci.

Inoltre viene disciplinata la partecipazione degli utenti, del volontariato e del terzo settore, per creare un sistema omogeneo in tutta la Toscana. La pianificazione è valida a livello aziendale.

È stata invece respinta dall’aula la proposta di legge che chiedeva l’abolizione delle Società della salute, primo firmatario il vicepresidente della commissione regionale sanità Stefano Mugnai (Forza Italia). Simone Naldoni, illustrando le due proposte all’aula, ha sottolineato i profondi cambiamenti che hanno interessato il settore negli ultimi anni, sotto il profilo istituzionale, come la riforma del Titolo V della Costituzione, economico, sociale e politico, relativamente alle società della salute. A suo parere Regioni e Comuni si sono trovati in difficoltà per la diversa ripartizione delle competenze, la mancata definizione dei livelli essenziali di assistenza sociale, i tagli lineari che hanno impedito una riqualificazione della spesa. Naldoni ha precisato che il nuovo sistema di integrazione socio-sanitaria, che salvaguarda il ruolo fondamentale degli enti locali, si basa sulla gestione associata a livello di ambito, che coincide con la zona distretto. “Non prevediamo automatismi per le società della salute – ha precisato – Rimarranno quelle che dimostreranno di convergere verso gli obbiettivi del sistema”.

Secondo Stefano Mugnai (FI) non si vuole superare un’esperienza negativa, nonostante il voto espresso dal Consiglio regionale. Si continua, infatti, a salvaguardare una struttura che non ha trovato consenso nei territori, all’interno di un “sistema normativo raffinato, ma barocco”. A suo parere la posizione di debolezza dei sindaci nei confronti dei direttori generali rimane tale.

Lucia Matergi (Pd) ha sottolineato che la proposta della maggioranza vuole dare un risposta proprio alla risoluzione unanime del Consiglio regionale, che chiedeva di superare le società della salute, salvaguardando l’integrazione socio-sanitaria e valorizzando il ruolo degli enti locali. “La proposta di Mugnai non indica una strada – ha dichiarato – Le nostre proposte colmano un vuoto”. A suo giudizio le previsioni dettagliate permetteranno una più agevole applicazione.

Non completamente soddisfatta Monica Sgherri (Rc/Ci), che avrebbe preferito un modello unico, cioè la convenzione. A suo parere, comunque, è stato salvaguardato il ruolo centrale dei Comuni, non solo dei sindaci, ma anche delle assemblee elettive. Sgherri ha poi sottolineato la necessità di evitare la separazione tra ospedale e territorio, di salvaguardare la qualità dei servizi e delle prestazioni, in un rapporto nuovo con i medici di base, e di promuovere la partecipazione dei cittadini. In questa prospettiva ha annunciato voto favorevole.

“Dibattito surreale” in aula sulle Sds. Questo il giudizio di Giovanni Donzelli (FdI), che ha parlato di una maggioranza che, non avendo il coraggio di ammettere i propri sbagli, finisce per usare una formula particolare: “si superano ma si tengono, le Sds che ci sono possono continuare ad andare avanti”. Da qui l’annuncio del voto contrario, “perché i cittadini non possono essere presi in giro, hanno diritto a veder risolti i loro veri problemi”.

Marco Carraresi (Udc), ripercorrendo la storia delle Sds, “vicenda che rischia di essere esempio non certo virtuoso”, si è soffermato sulla necessità di un ulteriore “esame istruttorio”, per poter arrivare davvero a mettere a sistema l’ordinamento socio-sanitario nella nostra Regione. Per il consigliere così non è stato, come dimostrano la sperequazione di accesso ai servizi, il ruolo degli enti locali affievolito, le Asl che hanno fatto il bello e cattivo tempo. Annuncio di voto negativo, perché non viene raggiunto l’obiettivo di dare organicità al sistema socio-sanitario.

“Sulle Sds abbiamo sbagliato perché non abbiamo investito abbastanza, lasciando che quella felice intuizione si depauperasse da sola”. Così Aldo Morelli (Pd), che si è soffermato in particolare sul tentativo di consolidare il ruolo dei sindaci, che hanno un rapporto privilegiato con i cittadini, per realizzare al meglio l’integrazione socio-sanitaria sul territorio. Da qui l’invito ad approvare una legge che salvaguarda le buone pratiche che ci sono state e l’impegno dei primi cittadini, per andare incontro ai bisogni e dare quindi organicità all’integrazione.

“Ci sono Sds che hanno già deciso di chiudere e non ci sono stati stravolgimenti sul territorio”, così ha esordito Nicola Nascosti (Forza Italia), secondo il quale l’errore delle Sds era che le competenze dei Comuni venivano di fatto trasferite alle Asl, finendo per esautorare gli enti locali. Da qui il voto negativo sulla proposta di legge, primo firmatario Naldoni, “che rischia di fare ulteriore confusione nell’integrazione socio-sanitaria”.

Il presidente della commissione Sanità Marco Remaschi (Pd), ringraziando tutti coloro che hanno lavorato agli atti all’esame dell’aula, nonché gli intervenuti nel dibattito, ha parlato di proposte di legge che, all’interno di paletti imposti dalla normativa nazionale, “danno organicità al sistema socio-sanitario in Toscana”. “Laddove le Sds hanno funzionato, pur a macchia di leopardo, i Sindaci hanno avuto un ruolo importante e non possiamo tornare indietro”. Remaschi ha quindi chiuso il proprio intervento richiamando “la necessità di un attento monitoraggio sulle leggi, per una gestione corretta dei servizi socio-sanitari nella nostra Regione”.

Prendendo spunto anche dalla Corte dei Conti, che ha espresso dubbi sulla reale utilità delle Sds in realazione ai costi, Maria Luisa Chincarini (Cd) ha ribadito la propria impressione non positiva sulle Sds. “In Toscana le prestazioni devono essere omogenee e non a macchia di leopardo – ha affermato – Da anni chiedo quali siano esattamente le prestazioni fornite dalle Sds e quanto costano e non ho ancora avuto risposta. Se non sappiamo questo come possiamo dire che funzionano?”.

Se la Toscana è stata “l’unica regione ad aver creduto alle Sds e non è stata imitata da nessuno una ragione dovrà pur esserci”. Da tale concetto è partito Marco Taradash (Ncd), secondo il quale “non si può superare le Sds finendo per creare qualcosa di ulteriore e di più macchinoso”; “è un errore grave che ricadrà sulla società toscana e noi non ci stiamo”, ha concluso.

Di ben altro avviso Marco Manneschi (Toscana civica regionale): “la legge è punto di equilibrio avanzato, tutt’altro che un arretramento, rispetto ad un modello concettualmente valido come quello delle Sds, che si muove nel settore delle competenze condivise degli enti locali”. Da qui il pieno sostegno ad una legge che va davvero incontro ad un sistema integrato sul territorio, in materia socio-sanitaria.

Nelle dichiarazioni di voto, il presidente del gruppo Pd, Ivan Ferrucci, dopo aver dichiarato di condividere gli interventi dei colleghi Naldoni e Remaschi, ha parlato di “leggi punto di riferimento per affrontare in tematiche così importanti per i cittadini le funzioni di Regione, Stato ed enti locali”. “Ancora una volta la Toscana dà un contributo virtuoso – ha concluso – denotando la ricchezza del tessuto sociale del territorio”.

Fonte: Toscana Consiglio Regionale

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